Lo spazio che ci unisce, l’adolescente marziano alla ricerca delle sue radici e dell’amore

“Lo spazio che ci unisce” narra la storia di un incidente di percorso che comporta la nascita “dell’unico vero abitante di Marte”.

La sua mamma era l’astronauta Sarah Elliot (Janet Montgomery) che, due mesi dopo la partenza per Marte, si accorge di essere incinta e muore di parto non appena mette piede su Marte.

Gardner (Asa Butterfield) è un genietto ed è nato nella prima colonia umana su Marte, East Texas, fondata dallo scenziato Nathaniel Shepherd (Gary Oldman) perché la Terra è sempre più a rischio a causa del surriscaldamento globale. Gardner sogna di poter vivere sulla Terra per riscoprire le sue radici e trovare suo padre.

Gli unici amici di Gardner sono un piccolo servizievole robot, che anche lui ha aiutato a costruire, e Tulsa (Britt Robertson) una ragazza americana che sente regolarmente, ma a cui lui fa credere di vivere segregato in un appartamento a causa di una rara malattia. Infatti nessuno ad eccezione della Nasa è a conoscenza della sua esistenza.

Così quando la Nasa, nonostante le opposizioni del Professor Shepherd, decide finalmente di dargli una possibilità e portarlo sulla Terra, il ragazzo viene sottoposto ad una serie di operazioni alle ossa e a della “fisioterapia” per rinforzare la muscolatura.

Da quando Gardner mette piede sulla Terra l’impronta narrativa del film cambia radicalmente. Mutando dal genere fortemente fantascientifico, con uno sguardo nuovo rispetto ai “soliti” film sui viaggi spaziali, in un genere caratterizzato da tematiche tipiche dei film adolescenziali. Gardner capisce infatti che gli scienziati non vogliono tenerlo sulla Terra e così scappa per andare da Tulsa. Lui vorrebbe sentirsi come gli altri e si rispecchia molto nella figura dell’angelo Damiel (innamorato di Marion) del film Il cielo sopra Berlino, che guardava spesso nella sua camera nella colonia su Marte.

Insieme partono per un frenetico – a tratti senza senso – viaggio in macchina alla ricerca del padre di Gardner. Viaggio in cui sono costantemente inseguiti da una scenziata e dal professor Shepherd, entrambi molto affezionati a Gardner. Loro infatti hanno scoperto che l’unica soluzione per tenerlo in vita è farlo tornare su Marte. Il cuore di Gardner è troppo grande e non riesce a sopportare la forza di gravità.

Lo spazio che ci unisce, diretto da Peter Chelsom, risulta narrativamente accattivante ed inizialmente si presenta come fantascientifico – e potrebbe avere le carte in regola per esserlo – ma col procedere della narrazione soccombe alla storia d’amore adolescenziale, da cui risulta indebolito nonostante l’eccellente cast di cui si compone. È un prodotto originale Netflix del 2017, presente dal 3 giugno nel catalogo italiano.

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