Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar: nuovo episodio della saga, in cui “i morti non raccontano favole”

Il Capitan Jack Sparrow è tornato! Questa volta deve affrontare lo spietato e vendicativo Capitano Armando Salazar (Javier Bardem) che a causa dello scaltro giovane Jack è rimasto intrappolato per molto (troppo) tempo nel Triangolo del Diavolo insieme alla sua flotta fantasma.

Salazar quando trova la libertà, tanto agognata, dalle tenebrose rocce cerca subito la sua vendetta.

Jack sta affrontando un periodo di profonda crisi, questa volta più grave delle altre, e conosce il giovane Henry Turner: figlio di Will e Elizabeth, che saranno presenti non più solo nei ricordi.Henry (Brenton Thwaites) spera di ottenere l’aiuto del pirata per liberare il padre dalla maledizione che lo affligge. Così l’erede di Will è alla disperata ricerca del Tridente di Poseidone che, secondo le leggende, dovrebbe spezzare tutte le maledizioni del mare.

Oggetto mitico in cui nessuno crede ad eccezione di una ragazza, Carina Smyth (Kaya Scodelario), ossessionata dallo svelamento del mistero celato all’interno di un libro – donatogli dal padre che non ha conosciuto – e che per l’appunto dovrebbe portare al Tridente.

Un intreccio narrativo che riporta alla memoria il primo film della saga e che si caratterizza per una sceneggiatura ricca di umorismo ed alcuni picchi di dramma. In questo capitolo il personaggio di Jack Sparrow e tutti i suoi celebri comportamenti sono portati all’eccesso: è costantemente ubriaco ed eccessivamente menefreghista e donnaiolo. Un Jack che tende a dimenticarsi dei suoi grandi amori (a parte se stesso) il mare e la Perla Nera. Negli altri episodi non era mai stato così tanto al centro della narrazione. Vengono alla luce numerose questioni personali attraverso i ricordi di questo nuovo acerrimo nemico ed anche attraverso un flashback in cui il giovane Sparrow assume per la prima volta l’incarico di Capitano e il suo nome. In una sequenza in cui è stata usata la computer grafica per un’inquietante ringiovanimento del viso dell’attore Johnny Deep.

A fare solo da cornice è l’affrettato intreccio che vede coinvolto Capitan Barbossa. Egli rimane però fisso nella sua peculiare caratteristica: l’essere una colonna portante all’interno della narrazione. Capitan Barbossa è sempre in grado di suscitare emozioni forti e contrastanti che colpiscono, prima di tutti, gli altri personaggi della storia.

Va ricordata inoltre l’entusiasmante ma breve apparizione del burlone Zio Jack, impersonato da Paul McCartney, che con il doppiaggio perde molta della sua presenza. In generale il doppiaggio di questo film non riesce a tradurre bene alcune delle battute comiche tra i personaggi (specie quelle a sfondo sessuale di cui questo film è colmo) e certi accenti di cui i personaggi dovrebbero essere dotati.

I registi Joachim Rønning e Espen Sandberg lavorano spesso in coppia e sono conosciuti soprattutto per il film debutto Bandidas (2006) e per Kon-Tiki candidato agli Oscar nel 2013. In Pirati dei Caraibi hanno evidentemente deciso di seguire l’impronta strutturale del primo film della saga. Restituendo allo spettatore un prodotto leggermente nostalgico e vicino a La maledizione della prima luna soprattutto per la forte drammaticità insita nei personaggi, ma che rimane sempre celata dal mix eterogeneo di gag e slapstick comedy (con alcune sequenze di pura ispirazione keatoniana) di cui si compone questo episodio della saga.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *