Lo Ius Soli è un pericolo per la tradizione italiana?

Proseguono le liti sullo  Ius Soli tra chi lo ritiene un passo avanti e chi lo ritiene un pericolo. Ma può davvero causare un danno alla civiltà italiana ed alla sua tradizione?

La discussione parlamentare in Italia sta vertendo ultimamente soprattutto sullo Ius Soli, il decreto legge che dovrebbe regolare la cittadinanza e che consente a chi nasce sul suolo italiano, ma ha genitori stranieri, di essere italiano, senza dover aspettare di aver raggiunto la maggior età per chiedere la cittadinanza.

Lo Ius Soli non prevederebbe però la cittadinanza automatica nel caso di nascita in Italia; infatti potranno richiederla soltanto coloro che hanno almeno un genitore in possesso del permesso di soggiorno o del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo.

Inevitabilmente questa proposta di legge ha provocato le ire della destra parlamentare e non solo. Contro lo Ius Soli ci sono, naturalmente, la Lega Nord, rappresentata dal leader Matteo Salvini, Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale e il Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo, che nel 2011 era a favore della legge, ritiene il decreto uno strumento di propaganda ed un “pastrocchio”. Secondo Salvini e la Meloni, invece, lo Ius Soli è un attacco alla civiltà ed è un errore culturale.

Renzi da parte sua si difende e chiede la fiducia, nonostante i sondaggi dimostrino che la maggior parte d’Italia è sfavorevole.

Questo è il punto più interessante su cui riflettere. Tralasciando infatti le questioni politiche, da un sondaggio fatto nel 2011 emergeva che i favorevoli allo Ius Soli fossero circa il 71%; mentre ora i favorevoli sono circa il 44%, il 27% in meno in soli 6 anni. Ma cosa è cambiato?

Indubbiamente l’avanzata dell’Isis e i continui attacchi terroristici alla civiltà, occidentale e non, ha fatto aumentare la xenofobia, come dimostra, ad esempio, la crescita del consenso riscossa da partiti come Lega Nord e CasaPound e ciò ha causato un aumento del sentimento di repulsione nei confronti degli stranieri. Tuttavia, come spesso accade, occorre non farsi trascinare da facili populismi, ma riflettere attentamente su quello che propone la legge.

Essa infatti non stabilisce che dalla nascita derivi automaticamente la cittadinanza, ma che chi, ad esempio, ha uno dei due genitori o entrambi i genitori in Italia da più di vent’anni possa, se si sente italiano, chiedere la cittadinanza prima dei diciott’anni.

Non è quindi un tentativo di minare la tradizione e la civiltà italiana, ma solo un tentativo di rendere meno complesso l’iter per permettere, a chi si sente italiano, di vedere riconosciuto questo suo sentimento.

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