Il laureato torna sul grande schermo restaurato

Al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna ritorna un grande classico, “Il laureato”, grande prova di Dustin Hoffmann

In occasione del Festival del Cinema Ritrovato, a Bologna, è stato riprodotto in Piazza Maggiore, su uno degli schermi più grandi d’Europa, Il Laureato. Il film che vede come protagonista l’esordiente Dustin Hoffmann nei panni del giovanissimo e confuso Benjamin Braddock.
È il 1967, Benjamin ha appena concluso il ciclo di studi e deve decidere il master. Torna a casa dalla sua opprimente famiglia che fa sfoggio del figlio come se fosse un trofeo e che poco si interessa delle preoccupazioni che attanagliano la sua mente.
Solo la Signora Robinson, madre di Elaine, sembra capire il tormento interiore che vive Benjamin e  vedendo in lui un ragazzo goffo, ma quasi uomo lo usa per soddisfare i suoi appetiti sessuali repressi. Come una bestia feroce studia la sua vittima e attende il momento in cui egli inevitabilmente cede alle lusinghe. Così lo fa cadere nella sua trappola erotica fatta di infilate e sfilate di calze (che tanto ricordano quelle della Loren in “Ieri, Oggi e Domani” del 1963) e contornata dall’infelicità di fondo che porta al declino dell’intrigante Signora Robinson e alla rinascita di Benjamin. Infatti quando Benjamin esce con Elaine, dopo tanto tempo che non si vedevano, sembra rinascere dalle proprie ceneri come una fenice: trovando la forza di lottare per la vita.


Come ha scritto Paola Cristalli sul catalogo del festival: “L’aprirsi dello spazio intorno al personaggio annuncia il progressivo sradicarsi familiare e sociale. I suoi passi, pesanti come in un incubo (camminare con le pinne dal soggiorno alla piscina), acquistano velocità passando da Los Angeles a Berkeley alla chiesa di Santa Barbara: Benjamin alla fine corre, sulla sua fiammante macchina rossa italiana o a piedi, sguscia e sfreccia come un pazzo verso un romantico last minute rescue (di cui si ricorderà Woody Allen ai tempi della corsa finale in Manhattan) verso il suo indecidibile lieto fine”.
Il giovane Benjamin statico inizialmente è poi in corsa verso un futuro e scappa dal borghesismo dei quartieri americani, di cui fanno parte la sua famiglia e quella di Elaine.  Persone che sembrano di plastica, attente solo ad un’estetica perbenista dove nulla è importante se non i titoli e i soldi. Così Benjamin e Elaine fuggono ridendo verso la vita, seguendo le loro emozioni, senza griglie o schemi, lasciandosi alle spalle il mondo dei consumi capitalisti dove, tra le righe, vige il motto: “il tempo è denaro”.

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