Ambiguità come sinonimo di creatività

Cos’hanno in comune ambiguità e creatività? È possibile che dalla prima derivi la seconda?
Ambiguità significa letteralmente qualcosa o qualcuno che comprende più di un significato e spesso si usa in senso dispregiativo verso le persone che possiedono questa caratteristica: ambiguità sessuale, confusione tra generi e quant’altro.

Ma è possibile, in realtà, che il senso di questo termine sia stato fino ad ora interpretato in malo modo?
partendo dalla mitologia e prendendo in esame il curioso mito di Ermafrodito nelle Metamorfosi di Ovidio, vediamo che questa figura dell’androgino e comunque dell’ambiguità sessuale, è presente nella nostra società da secoli: quando il giovane Ermafrodito si reca alla fonte Caria, la ninfa Salmacide se ne innamora e cerca di sedurlo, ma di fronte al rifiuto del ragazzo, essa lo attira nelle acque, lo abbraccia e chiede agli dei che la stretta non possa più essere sciolta; da quel momento, Ermafrodito, che racchiude nel suo corpo quello della ninfa, diventa androgino. Per non parlare poi dell’essere perfetto caratterizzato dall’unione dei due sessi descritto nel Simposio di Platone. Andando ancora più in dietro nel tempo troviamo il Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, terminato nel IV secolo; vediamo elencati e descritti ben sei generi diversi: femminile, maschile, tumtum, androgino, saris, ay’lonit. Questa antica verità ricorda che molto tempo fa, prima di essere femmine, maschi o altro, si era persone.

Tornando nella contemporaneità studi di psicologia dimostrano infatti che una mente androgina è più portata alla creatività e che possiede un grande animo artistico, come se l’unione di queste caratteristiche, femminile e maschile, possa aprire nuovi orizzonti verso una completezza e un fare creativo fuori dal comune.
Lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi, nato nel 1934, ha condotto importanti studi sulla creatività e sulla felicità affermando, nel suo scritto Creativity: The psychology of Discovery and Invention, che in tutte le culture, quella occidentale in primo luogo, gli uomini sono portati ad essere “mascolini” a ad ignorare e reprimere quegli aspetti del loro carattere considerati come “femminili”, e lo stesso vale per le donne. Ma ci sono persone, a detta dello stesso psicologo, individui creativi, che sono in grado di evadere questa rigida stereotipizzazione di genere.
Csikszentmihalyi racconta che quando vengono fatti fare test della personalità, più e più volte, le ragazze creative e talentuose sono più dominanti e dure rispetto ad altre ragazze, mentre i ragazzi più creativi sono quelli più sensibili e meno aggressivi rispetto ai loro compagni “virili”.
Quello che si vuole far comprendere è come una mente che presenti le caratteristiche di entrambi i sessi sia in qualche modo più completa, soprattutto per quanto riguarda la creatività.
Una persona arriva dunque al massimo delle sue capacità, anche secondo studi scientifici, se riesce ad ammettere dentro di sè sia una parte femminile che una maschile, lasciandosi guidare da entrambe.
Prendendo in esame la figura dell’artista si trovano nella storia diversi esempi di personalità androgine fuori dal comune, personalità ambigue, con un grande spirito creativo, capaci di creare straordinarie opere d’arte.
La parola ambiguità vista sotto questa accezione prende un significato diverso, positivo, fuori dal comune e fuori dagli stereotipi. Tutta la società contemporanea dovrebbe dirigersi verso questa crescita intellettuale, imparando a scardinare limiti, stereotipi e vecchie certezze in nome della tolleranza.

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