Tra riallestimento e Dialoghi, la rinnovata Pinacoteca di Brera

Sono trascorsi già due anni dalla discussa selezione internazionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – indetta dall’allora ministro Dario Franceschini – per la nomina dei nuovi direttori dei maggiori musei d’Italia. In quel luglio 2015 James Bradburne approda alla Pinacoteca di Brera a Milano lasciando il suo precedente incarico presso la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze. Subito dopo la nuova nomina la Pinacoteca si è vista letteralmente travolta da una serie di cambiamenti.

La prima esigenza, la più urgente da risolvere, è stata quella di svecchiare il prestigioso museo milanese, rimasto indietro a livello di servizi collaterali offerti al visitatore e per questo ritenuto poco accattivante, o forse troppo legato alla tradizione. In altre parole si è sentita l’urgenza di rendere meno “polveroso” un luogo che forse, in fondo, stava solo cercando di preservare la propria immagine istituzionale e storica di museo di arte medievale e moderna, con brevi incursioni nel Novecento (grazie alle collezioni Jesi e Vitali).

Pinacoteca di Brera, sala del Napoleone [fonte]
Nostalgie a parte, bisogna indubbiamente riconoscere che il riallestimento è stato condotto con grande intelligenza, attenzione per l’agio dello spettatore, oculatezza nella scelta di esporre un numero di opere minore ma con valorizzazione maggiore rispetto a prima. Dalle sale bianche si è passato a cromie differenti (bordeaux intenso, rosso, verde acqua, azzurro) e ad una illuminazione più efficace per creare un’atmosfera emotiva avvolgente, in cui di volta in volta le singole opere risaltano con evidente forza.

La visita della Pinacoteca diventa così a tratti un vero piacere, addirittura distensivo, un invito a (sof)fermarsi, a godere della bellezza di ciascun dipinto piuttosto che correre di sala in sala, scattate qualche rapida foto da postare sui social e poi via verso la prossima meta.

Giovanni Bellini, Pietà (1460) [fonte]
Decisamente utile l’inserimento di descrizioni differenziate per adulti e bambini, certo non esaustive ma adatte alla fruizione delle opere con quel minimo di informazioni in più da creare un interesse maggiore e magari far rimanere nella memoria questo o quel particolare.

In fin dei conti, nella Pinacoteca sono conservati alcuni dei capolavori dell’arte di tutti i tempi, a fianco a piccole opere meno conosciute ma di estremo fascino. Entrarci in contatto nel modo giusto può creare un corto circuito emotivo in ogni visitatore, anche il meno esperto.

La Pietà di Bellini dialoga con il Cristo Morto di Mantegna, ed in entrambi non c’è nessun Dio ma vediamo soltanto la sublime rappresentazione della morte di un figlio e del dolore di una madre; i teleri di Vittore Carpaccio (dove Santo Stefano rivolge il suo sguardo magnetico e interrogativo dritto negli occhi di ogni spettatore), i monumentali Tiziano e Tintoretto, il cui Ritrovamento del corpo di San Marco è un autentico capolavoro con un’atmosfera e uno stile fuori dal tempo, la nuova sala in cui fruire decisamente meglio la serie di ritratti di Lorenzo Lotto; e poi ancora le tavole e i polittici medievali (attenzione alle piccole perle dell’Adorazione dei Magi di Stefano da Verona e del Cristo Crocifisso di Cosmè Tura), Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la celebre Pala di Piero della Francesca e il Cristo alla Colonna del Bramante, insieme nella stessa sala.

Vittore Carpaccio, Disputa di Santo Stefano (1514) [fonte]
Capolavoro tra i capolavori, La cena in Emmaus di Caravaggio, vetta della produzione del pittore, che probabilmente abbandonerà di nuovo le sale di Brera a fine estate per essere inserita nella grande mostra su Caravaggio in programma a Palazzo Reale.

Infine le sale del Seicento e Settecento, il vedutismo di Canaletto, Bellotto, Francesco Guardi, Tiepolo e Hayez, con lo sguardo dolce del suo Alessandro Manzoni che ci segue mentre visitiamo l’ultima sala.

Il riallestimento è avvenuto in più fasi, scandite da piccole esposizioni temporanee che, sotto il nome di Dialoghi, sono state strumento per indurre il pubblico a tornare spesso alla Pinacoteca.

Nel primo dialogo, sicuramente il più riuscito, è stato possibile ammirare uno di fianco all’altro i due celebri Sposalizi della Vergine: quello del Maestro Perugino (proveniente dal Museo di Caen in Francia) e quello dell’allievo Raffaello.

Pompeo Batoni, Madonna col Bambino e i Santi Giuseppe e Zaccaria, Elisabetta e Giovannino (1738-1740) [fonte]
In seguito gli altri Dialoghi hanno visto protagonisti Il Cristo Morto di Mantegna confrontato con quello di Carracci, che ne riprende lo scorcio prospettico; Caravaggio con la Giuditta e Oloferne di recentissima attribuzione (il dialogo più discusso), i ritratti di Lorenzo Lotto.

Infine il dialogo inaugurato un mese fa, “Attorno al Settecento – Pompeo Batoni a Milano“, visitabile fino al 1 ottobre nelle sale del ‘700 appena riallestite. In pillole si traccia il profilo della Milano settecentesca, molto aperta alle novità e pronta ad intercettare nuovi talenti italiani e internazionali. Il romano Batoni giunge a Milano in questa temperie e viene celebrato negli ambienti accademici come il nuovo Raffaello. Il suo stile monumentale e classicista, testimoniato dalla pala Madonna, Bambino e Santi della Pinacoteca, cede però anche al gusto settecentesco maggiormente movimentato e carico di pathos come si vede nel Beato Bernardo Tolomei assiste le vittime della peste proveniente dalla Chiesa di San Vittore a Milano e per l’occasione esposto a Brera.

In conclusione il consiglio è quello di tornare presto in Pinacoteca, o visitarla per la prima volta se non lo si è mai fatto, e scoprire uno dei luoghi storici di Milano, vera culla che accoglie le radici della nostra cultura visuale e artistica, nel momento della sua attuale trasformazione.

 

(Per tutte le info e gli eventi speciali durante l’estate, come le aperture serali con ingresso ridottissimo, link al sito: pinacotecabrera.org )

 

Fonte fotografia in evidenza: artslife.com

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