La statua di Falcone: si può ripartire dalla decapitazione

La statua del giudice Giovanni Falcone  ha subito un oltraggioso atto di vandalismo da cui lo Stato deve ripartire per impartire ai giovani una nuova educazione. 

A 25 anni dalla strage di Capaci il ricordo di Giovanni Falcone è più che mai vivo sia in chi ammira il giudice per quello che ha fatto, sia in chi cova un aspro sentimento di vendetta.
La decapitazione della statua di Falcone davanti alla scuola a lui intitolata a Palermo è una dimostrazione di questa seconda corrente di pensiero.
È accaduto che un gruppo di vandali abbia staccato la testa dalla statua del giudice mentre qualcun altro, qualche giorno dopo, ha lasciato un uccello decapitato di fronte alla stessa scuola in segno di avvertimento.
La gravità di questo fatto si commenta da sola, soprattutto se si pensa alle azioni di riscatto  sociale compiute da una scuola che sorge nello Zen di Palermo, uno dei quartieri più pericolosi della città.


Bisogna domandarsi se quei vandali siano ragazzi che la scuola non è riuscita ad educare oppure se siano ragazzi esterni alla scuola, cresciuti con determinate idee a causa dei genitori.
In entrambi i casi è una sconfitta da cui, però, è necessario ripartire, da cui prendere forza. Non si deve e non si può fermare il tentativo di acculturare i ragazzi, dei toglierli dalla strada, facendo loro capire che è possibile un’altra via che non sia quella della delinquenza e della criminalità organizzata.


Occorre che ci sia un’informazione capillare per far capire ai ragazzi chi sono stati Falcone e Borsellino e perché la loro azione è stata tanto importante. Lo stato ha il dovere morale di intervenire in questa questione e prima ancora di far comprendere la grandezza dei due giudici convincere i ragazzi che non è con la sopraffazione che si va avanti.
La Mafia non deve averla vinta, bisogna continuare a lottare per togliere i ragazzini dalle strade e far prendere loro un’altra via.

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