Tutto quello che vuoi, la calibrata leggerezza del riscoprirsi

Ben accolto, amato e sentito dal pubblico, “Tutto quello che vuoi” di Francesco bruni arriva al cuore senza perdere credibilità e autenticità.

Ancora confronti generazionali per Francesco Bruni, che torna alla regia con un nuovo film: “Tutto quello che vuoi”, che proprio come “Scialla”, non solo mette a confronto giovani e adulti, ma trae ispirazione dalle vicende personali del regista.

tutto-quello-che-vuoi-poster-BruniAlessandro è un ventenne sfaticato che passa il tempo bighellonando per Trastevere insieme alla sua piccola gang criminale di amici. Il padre del ragazzo, in seguito all’ennesima rissa conclusasi con l’intervento della polizia, trova un impiego per Alessandro, che dovrà prendersi cura di un anziano poeta affetto da Alzheimer che vive poco distante da loro. E così, tra ricordi offuscato e vuoti di memoria si gettano le basi di un rapporto che si rivelerà salvifico.

Giorgio, il poeta interpretato da un esilarante ed insolito Giuliano Montaldo, ha dovuto combattere per conquistare la felicità, ha imparato quanto la vita può essere crudele, quando era ancora un ragazzo e ha costruito su di essa una poetica – molto vicina a quella di Caproni. Alessandro, invece, della vita e della storia non conosce quasi nulla; non ha studiato, non parla forbito e la sua grande passione è la playstation. Cosa può avvicinare due individui tanto lontani? L’emotività, il bisogno di un contatto umano, di una mano tesa disposta ad accompagnare Giorgio in un percorso di riconquista del proprio passato, ed Alessandro sulla soglia di un futuro dinamico tutto da scoprire.

Bruni sorprende il suo pubblico con una sceneggiatura camaleontica e ingannevole che ingrana lentamente dimostrandosi volutamente scontata per poi esplodere in un florilegio di alternative e di percorsi sotterranei che spiazzando chi crede di aver capito sin dal primo dialogo quale sarò lo svolgimento della vicenda. Un inizio scontato, uno svolgimento tortuoso e un happy end classico sembrano garantire, a differenza di quanto si potrebbe pensare, un effetto di lenitiva freschezza, un benessere tipico delle favole più classiche e intramontabili. In effetti “Tutto quello che vuoi” è una favola realistica che combina con sapienza e omogeneità linearità non scontata, sani principi di amore, amicizia, cameratismo e solidarietà.

 Bruni Tuttoquellochevuoi

Consapevole della forte pregnanza simbolica del viaggio, in un film che emotivamente accompagna i protagonisti verso nuovi traguardi dell’esistenza, mette in scena, quasi per rimarcarlo, un viaggio vero e proprio alla ricerca di un tesoro materiale carico di valenza metaforica, un tesoro che appartiene al difficile passato di Giorgio e che si trasformerà nel simbolo del nuovo capitolo di esistenza di Alessandro. Tutto torna, ogni parola, ogni nome, ogni rimando a oggetto citato viene svecchiato e ripulito dalla patina polverosa di un tempo andato e ricollocato con una nuova veste nel presente. I pezzi dispersi e caoticamente raffazzonati di un puzzle ostico da ricomporre, trovano il loro posto nel momento in cui cessano gli affanni, si sanano i contrasti e i pregiudizi stabiliti da luoghi comuni che vedono una banda di ragazzini ribelli necessariamente riottosa e malfidente e un vecchio smemorato obbligatoriamente infermo e poco lucido.

Non manca il trasporto, non manca la passione, ma non manca neppure la consapevolezza della realtà: la capacità di non discostarsi mai dal giusto mezzo fa del terzo lungometraggio di Bruni una prova di regia matura e calibrata, dove le sbavature sono minime ed impercettibili, e non raramente mascherate da espedienti originali ideati da una mente maturamente giovane.

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