L’eredità di Aaron Swartz: l’utopia della conoscenza condivisa

L’11 Gennaio 2013, Aaron Swartz si impicca all’età di ventisei anni nel suo appartamento a Brooklyn, vittima di un procedimento giudiziario che minacciava 35 anni di carcere ed una multa nell’ordine di milioni. L’ imputazione ufficiale era l’aver scaricato quasi cinque milioni di articoli da JSTOR (libreria virtuale fondata nel 1995), tramite i server del MIT (Massachussets Institute of technology) in cui studiava, violando, in nome della libera circolazione delle informazioni e della critica ad un sistema che monetizza la conoscenza, il “Computer Fraud and Abuse Act” del 1984, che rendeva perseguibile chiunque violasse informazioni privatizzate online. La motivazione reale di un accanimento legale così estensivo ed agguerrito (riferito anche ai genitori di Aaron dagli stessi agenti dell’FBI), era tuttavia il volerne fare un esempio deterrente in un momento di grande sovvertimento sul piano informatico e politico (si ricordi solo per citare un esempio l’esperienza di Anonymous). Ma come nel caso di Socrate o di Bruno, la morte delle grandi personalità non è che una fenice che risorge dalle proprie ceneri per rifulgere in tutta la maestosità dei suoi echi, passando il testimone ad altri, come nel caso del quindicenne Jack Andraka, che a pochi mesi dalla morte di Aaron gli ha dedicato la sua vittoria: la scoperta di una cura contro il tumore al pancreas, grazie alla sua pervicacia e alla condivisione dei saperi, quella che Aaron tanto aveva agognato.

Aaron credeva fosse preferibile produrre un mutamento piccolo ma tangibile piuttosto che impelagarsi in imprese titaniche, nel suo blog teneva un diario e su questo scriveva che un’azione non è degna di essere intrapresa se si è consci in partenza che non produrrà un cambiamento, anche minimo, e quando nella lotta contro la SOPA (Stop Online Piracy Act), legge statunitense che si riprometteva di punire in maniera severa chi violava il copyright, la risonanza fu enorme e bloccò la proposta di legge, egli ebbe la conferma che quel cambiamento che esigeva dal mondo e per il mondo era in atto, immanente alle sue azioni. Non erano i soldi o il prestigio il suo fine: quelli li ottenne fin da giovanissimo, fin da quando all’età di quattordici anni creò la componente RRS, oggi essenziale nei siti internet, e ne parlò in una conferenza internazionale tra esperti del settore. Era l’obiettivo politico della condivisione del sapere il suo ben più alto scopo, e lo esprime causticamente quanto magistralmente nel suo “Guerrilla Open Manifesto” di cui diamo un estratto:

<<L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se ne vogliono impadronire. […] Tutti voi, che avete accesso a queste risorse – studenti, bibliotecari o scienziati – avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi al banchetto della conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete – anzi, moralmente, non potete – conservare questo privilegio solo per voi. Avete il dovere di condividerlo con il mondo.>>

In questa direzione vanno tutti i suoi maggiori progetti: la creazione della startup Infogami, del sito internet Reddit (che fu poi ceduto a Condé Nast, editore della rivista Wired, azienda dove Aaron iniziò a lavorare prima di licenziarsi a pochi mesi dall’inizio), la nascita di Open Library (progetto di raccolta e catalogazione di ogni libro scritto al mondo che ognuno può contribuire a modificare ed ampliare e che dal 2010 offre un servizio di prestito come una vera e propria biblioteca fisica), la collaborazione con Wikipedia (di cui creò in giovanissima età una versione ante-litteram come testimonia il fratello nel documentario “The Internet’s Own Boy: The story of Aaron Swartz”, diretto da Brian Knappenberger, regista del documentario sul movimento Anonymous, “The Legion”), la progettazione e la diffusione delle Creative Commons, le quali garantiscono il riconoscimento dell’idea all’autore, ma massimizzano le operazioni dell’utilizzatore, ed infine il suo antecedente giuridiziario, quando nel 2009 scaricò e diffuse circa il 20 percento del database PACER (Public Access to Court Electronic Records) della Corte Federale degli Stati Uniti, il quale contiene documenti giuridici pubblici a cui tuttavia allora i cittadini potevano accedere soltanto a pagamento.

Aaron Swartz era diverso dai coevi che operavano nello stesso campo: l’ideale era il suo movente ed il successo un effetto collaterale, ben voluto certo, ma mai ostentato nel piccolo appartamento dove sempre rimase. I suoi miti personali erano programmatori che avevano condiviso le loro nozioni rinunciando a guadagnare enormi somme di denaro in pindariche carriere solipsistiche e rimasti per questo semi-sconosciuti. A sua volta le persone che egli influenzò furono molte, a partire dal suo avvocato Lawrence Lessing. Icona di quella che è una delle principali vene di coloro che vengono identificati come hacker, l’impegno politico, è anche figura del Desiderio, della propensione a sposare le idee senza che queste promettano un rendiconto certo o prossimo, con tutti i volteggiamenti, le ubbie, e le fragilità umane – troppo umane – che ciò comporta.

Valentina Nicole Savino

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