Pizzagate, Gender, Illuminati & co: perchè crediamo alle teorie del complotto?

Pare proprio che l’avvento dei social media abbia favorito la proliferazione di moltissime teorie del complotto di credibilità e fondatezza variabile. Dalle rane gay di Infowars al sosia di Michael Jackson ce ne sono per tutti i gusti, ma qual’è la loro attrattiva?

Il complottismo non è certamente un modo nuovo di pensare, per la nostra società; le conspiracy theories sono frequenti in molti periodi della storia moderna, ma il world wide web è uno strumento particolarmente efficace per la loro viralità.
La stragrande maggioranza delle persone guarda sbigottita, interdetta o semplicemente divertita i cosiddetti gruppi di “complottari” della rete, ma sbaglia a considerarli qualcosa di alieno, estraneo e circostanziale. Tutti noi, infatti, possiamo essere disposti a credere ad una narrativa che si adatti adeguatamente alle nostre predisposizioni. Secondo alcuni sondaggi effettuati nel 2010 e 2011 dall’ente americano “Cooperative Congressional Election Studies”, il 55% degli americani credeva in almeno una teoria del complotto (tra quelle considerate dalla ricerca). I dati raccolti impediscono anche di approcciare il fenomeno come il risultato di una povera capacità intellettiva, una scarsa scolarizzazione o una mancanza di accesso all’informazione; al contrario, il complottismo pare essere diffuso in ampie fasce della società.

Il ristorante al centro del “Pizzagate”: la teoria secondo cui il partito democratico gestisse un circolo di pedofilia organizzato.

Alcuni studiosi suggeriscono che esistono due principali tendenze che predispongono la mente al credere alle cospirazioni. La prima riguarda la propensione ad attribuire la causa di eventi e situazioni ad agenti nascosti, invisibili o addirittura soprannaturali. È una dinamica tipica delle istituzioni religiose e dei vari tipi di esoterismo ma non solo, perchè essa prende origine dalla tendenza che ha il cervello umano a riconoscere a creare pattern e collegamenti tra oggetti altrimenti irrelati. Il nodo di questo network di connessioni può facilmente prendere la forma di un’ipotetica forza esterna che tutto muove e tutto vede.
La seconda tendenza è la predisposizione a vedere il mondo e la storia come una manichea lotta tra Bene e Male: questo dualismo presuppone l’unificazione di tutto il “male” in un’unica trama, un unico sotterfugio che le forze del bene sono chiamate a combattere in una visione quasi escatologica del confronto politica.

Questi due principi, tuttavia, non bastano. Ogni persona, infatti, è più o meno suscettibile a queste dinamiche, ma l’adesione o meno ad una vera e propria teoria del complotto pare dipenda dalla presa che la specifica teoria ha sulla specifica persona. Il complottismo offre una narrazione semplice e difficilmente falsificabile (basta infatti definire le prove contrarie come una macchinazione del potere) del mondo, ma il singolo deve prima di tutto sentire il bisogno di questa narrazione. È proprio per questo motivo che queste teorie nascono attorno a tematiche controverse e polarizzanti.

Alex Jones: conduttore del sito di controinformazione Infowars.

La bufala delle “rane gay” di Infowars (noto sito di controinformazione di estrema destra) attecchisce su un pubblico che sente il bisogno di elaborare la spinta progressista del movimento LGBT come un oscuro stratagemma eugenetico dei poteri forti (analogo è il “gender” nel contesto cattolico italiano). Allo stesso tempo, la teoria secondo cui le cosiddette “Big Pharma” abbiamo insabbiato la connessione (che si è rivelata falsa) tra vaccini ed autismo permette di credere ad una medicina alternativa (o una sua mancanza) che restituisca il campo d’azione nelle mani del singolo che così non deve più affidarsi ad un’istituzione che non comprende o non approva.
Ciò che pare succeda, infatti, è che una persona inizia a credere all’esistenza di un complotto solo dopo essere venuta a conoscenza di una particolare narrativa che fornisce sfogo alle sue personali predisposizioni, e non una generica teoria tra le molte esistenti.

Lo studio di questi fenomeni non ci fornisce solo informazioni riguardo a come si crea una credenza, ma anche la convinzione che ogni divisione tra “menti sane” e “complottisti” sia da rivedere, perchè forse non si è solo ancora incontrata la “propria” teoria del complotto.

 

Fonte: “Conspiracy Theories and the Paranoid Style(s) of Mass Opinion” da “American Journal of Political Science”.

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