Sebastião Salgado e la sua lettura del mondo

La bellezza della natura e del nostro pianeta, la bellezza dell’uomo che vive in armonia con il proprio habitat, ma anche, e soprattutto, l’uomo nel suo rapporto controverso con l’ambiente che lo circonda.

Questa è l’arte di Sebastião Salgado che attraverso le sue fantastiche fotografie mette in discussione il limite tra opera d’arte e lavoro di documentazione.

I lavori di Sebastião Salgado non vanno interpretati come un’operazione di denuncia contro lo sfruttamento dell’ambiente, ma di ricerca, una ricerca di immagini, che tramite la loro spiazzante semplicità e bellezza spingono lo spettatore ad una consapevole presa di coscienza delle proprie azioni e delle loro conseguenze.
L’artista nasce nel 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile, studia economia lavorando all’inizio come economista sia a Parigi che a Londra. La passione per la fotografia poi inizia quasi per caso, ma lo porterà ad abbandonare l’economia per dedicarsi completamente alla sua passione. Lo stesso artista descrive dentro sé questo bisogno quasi irrefrenabile di fotografare, di documentare, di fissare la straordinarietà di certe immagini. Nel 1994 l’artista brasiliano, insieme a sua moglie Lélia Wanick Salgado, fonda Amazonas Images, un’azienda creata esclusivamente per il suo lavoro.
Salgado viaggia per tutto il mondo, oltre 120 paesi, ma la sua poetica lo spinge ad escludere dal suo lavoro i paesi “occidentalizzati” preferendo le terre incontaminate, le civiltà povere e sfruttate, il sud del mondo.

“Non sono un fotografo del nord del mondo, fotografo realtà povere come quella da cui provengo, non ho il senso di colpa dell’uomo occidentale. Ogni fotografia è una scelta, un impegno”fonte

Tra i lavori più importanti del fotografo troviamo La mano dell’uomo del 1993, un viaggio immersivo nelle comunità più antiche degli Indios per riscoprire la pesantezza dei lavori manuali, i lavori oramai dimenticati, lo straordinario processo di fabbricazione degli oggetti.
L’artista poi si sposta per sei anni nelle terre dell’India, dell’America Latina, dell’Iraq e dell’Africa Orientale fermandosi per la maggior parte del tempo in Mozambico e in Ruanda documentando il violento scontro tra Utu e Tutsi. Da questo viaggio nasce In Cammino. Salgado rimane sconvolto e profondamente turbato dall’atrocità di questi scontri e dai livelli di violenza a cui l’uomo può arrivare. Torna a Parigi e inizia un periodo di depressione che lo porta a riflettere su quanto possa essere giusto il suo lavoro di documentazione, arrivando a pensare anche di smettere di fotografare.

“Mi si chiederà che cosa sia la morale, che cosa sia l’etica in momenti così drammatici. È quando sono di fronte a qualcuno che sta morendo e devo decidere se scattare o no”
fonte
Dopo alcuni anni, uscito dal periodo di depressione, inizia un nuovo progetto, attraverso il quale riacquisterà la fiducia nel genere umano guidato sempre dall’impulso di voler fermare la caducità della vita in immagini da togliere il fiato.

“Dopo In cammino non avevo più speranze nella salvezza del genere umano. Con Genesi ho cambiato idea”fonte

Genesis è il risultato di un viaggio durato 8 anni dove ricostruisce i suoi viaggi in Madagascar, Sumatra, Nuova Guinea, Papuasia Occidentale, Galapagos, Canada, Alaska, Isole Falkland e Isole Sandwich, tramite 32 reportage. Questo viaggio è servito a Salgado per risanare il suo spirito e la conoscenza di alcune tribù indigene lo ha portato a pensare che per il mondo e per l’umanità esista ancora una speranza. Oltre che un viaggio interiore per l’artista, Genesis è un vero e proprio viaggio all’interno della storia del nostro pianeta, partendo dagli scatti dei frutti della natura, dai minerali ai vegetali e agli animali, fino alla vastità di paesaggi incontaminati, per arrivare all’umanità solo in un secondo momento.


L’approccio fotografico di Sebastião Salgado è sempre molto umile e mai di superiorità qualsiasi soggetto si trovi davanti. L’amore per la fotografia, la voglia di viaggiare e la curiosità di esplorare portano l’artista ad essere uno dei più grandi fotografi viventi anche grazie a uno stile inconfondibile fatto di perfezione tecnica, passione e la pazienza di saper aspettare lo scatto perfetto.

“…non siamo che un passaggio, te ne accorgi attraversando un deserto con pietre tagliate 16000 anni fa, scalando montagne in Venezuela di 6 miliardi di anni. Tornare al pianeta è l’unico modo per vivere meglio. La fotografia non è una forma di militanza, non è una professione. È la mia vita”

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