La concezione della vita Igbo – La sopravvivenza delle antiche credenze

Molto spesso, quando si tratta di fondamenti religiosi dei popoli africani, non si può non notare quanto le missioni cristiane abbiano inciso in una totale modifica dello stile di vita di intere etnie, non soltanto delle credenze spirituali. La “nuova fede” si è fatta strada tra le arcaiche credenze dando, come risultato più diffuso, un’ibridazione delle stesse. Dopo resistenze più o meno persistenti, il cristianesimo è stato maggiormente accolto come un nuovo punto di vista, una nuova chiave interpretativa dei fondamenti della religione tradizionale, comportando una mescolanza che vede la sopravvivenza del tradizionale adattato ad i nuovi concetti. Un caso particolarmente esplicativo è quello degli Igbo, il più grande gruppo etnico della Nigeria sudorientale, nelle cui credenze spirituali è possibile riconoscere i fondamenti tipici delle credenze popolari africane perfettamente fusi ed intrecciati con i principi della vita cristiana.

Organizzazione della vita Igbo

Per tradizione, gli Igbo erano un popolo di agricoltori, i quali hanno sempre basato la propria economia sulla coltivazione d’igname, alimento fondamentale anche per la loro sussistenza alimentare. Vivevano in villaggi circondati da fattorie, riconosciuti come il centro dell’autorità politica. Per quanto concerne l’organizzazione sociale, vigeva il sistema delle famiglie estese ed era di fondamentale importanza uno stretto legame tra i membri della comunità. Le occasioni di aggregazione sociale erano, principalmente, delle associazioni destinate a diverse fasce d’età e le organizzazioni religiose.

La cultura Igbo si scontra con la dottrina cristiana nel 1857, con la realizzazione di una missione a Onitsha, lungo il fiume Niger. Dal XX secolo il cristianesimo viene riconosciuto come religione ufficiale e, per quanto le arcaiche credenze non sono state del tutto eclissate, vengono introdotti nuovi concetti che modificano la realtà della concezione della vita Igbo.

Fondamenti religiosi e credenze spirituali

Questo popolo crede in un solo Essere Supremo, Chukwu, creatore e sovrano del mondo che dimora al di sopra di esso. Egli è una forza benefica ed è misericordioso verso i suoi fedeli. I nomi più scelti per i figli sono un tributo al potere di Dio, come ad esempio: Chukwuma “Dio sa”, Chukwusa “Dio è grande”, Kenechukwu “grazie a Dio” e Chuckwumailo “Dio conosce i miei nemici”. Seppur conoscibile, egli non lo è mai interamente. Non interviene nelle trame dell’esistenza umana; tale compito viene invece conferito agli spiriti e agli antenati, suoi messaggeri.

Gli spiriti, in lingua originale alusi, sono potenti entità che spesso vengono considerate personificazioni di elementi e fenomeni naturali, come colline, lampi e coltivazioni. Gli alusi sono benevoli e vantano un discreto numero di sacerdoti, luoghi di culto e feste e loro dedicate. Tuttavia, esistono anche spiriti malvagi che portano disagi e disordini nella comunità, ai quali gli uomini si rivolgono per implorare di essere risparmiati dai loro sinistri interventi.

Gli Igbo credono nel giudizio dopo la morte. Coloro i quali hanno vissuto degnamente sulla terra e per cui si sono svolti degli adeguati riti funerari, possono accedere ad un nuovo piano dell’esistenza in qualità di antenati. Questi ultimi mantengono degli stretti legami con i loro discendenti ancora in vita, che a loro volta li invocano nelle loro preghiere e svolgono una festa con cadenza annuale in loro onore. Inoltre, si crede che gli antenati abbiano il potere di incarnarsi nei figli dei loro discendenti. Gli antenati più importanti vengono intagliati in statuette di legno e posti nei santuari domestici per ricordare il loro potere.

La vita quotidiana degli Igbo è scandita da perpetui atti di culto. Ogni mattina il padre di famiglia si rivolge in preghiera verso Chukwu. I singoli individui si rivolgono a Chukwu oppure ad uno spirito per gioia, in un momento di sconforto, per fare richieste o per rendere grazie. Ogni fase dell’esistenza umana viene celebrata con un rito di passaggio, abbiamo dunque: riti di nascita, riti d’imposizione del nome, riti di pubertà, cerimonie matrimoniali e riti funerari, con lo scopo di assicurare un serena fase di transizione.

Sacrificio ed espiazione sono temi centrali nella fede religiosa Igbo. Di fatti, i sacrifici vengono offerti per espiare peccati, per protezione, per invocare soccorso e per rendere grazie. Le offerte sono generalmente uova, frutta, animali d’ allevamento e raramente è richiesto un sacrificio umano.

 

Etica morale e religione

L’etica morale che regola la concezione della vita Igbo è fortemente radicata nella loro religione. Esiste un termine, in lingua originale omenani “quel che accade sulla nostra terra”, che viene usato per indicare al contempo ciò che per gli occidentali è religione, legge ed etichetta.

Il furto è considerato una colpa particolarmente grave, soprattutto se commessa ai danni di un agricoltore. Gli spiriti e gli antenati sono i guardiani della moralità, pertanto, in prossimità di un torto, gli Igbo si rivolgono a loro implorando una punizione per il malfattore. I crimini più sconvolgenti sono quelli commessi direttamente contro Ani lo spirito della terra e sono: parricidio, suicidio, incesto, furto di raccolti o di bestiame, uccisione di animali sacri  e parti gemellari, atti per i quali è richiesta un particolare rituale d’espiazione.

Bibliografia:

Religioni dell’Africa (14º di 17 volumi dell’Enciclopedia delle religioni  diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2009.

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