Le Dee indù: dolci madri o guerriere aggressive?

Nella tradizione dell’induismo esistono molte dee, la cui figura è riunita nella persona della dea assoluta: la Devi. La loro origine e dialettica è molto interessante.

 

I famosi Veda, ancora oggi testi sacri dell’induismo, nominano non poche divinità femminili, ma queste sono raramente di grande importanza. Questi antichi testi, infatti, parlano della civiltà degli Arii, che si trasferirono dell’India del nord a partire dal 1500 a.C. Gli Arii, da popolo indoeuropeo quale erano, prediligevano divinità maschili e fondavano la propria spiritualità sul sacrificio, officiato dai Brahmani, a queste ultime.
Il culto delle divinità femminili pare essere inglobato meglio nella tradizione indiana solo dopo la nascita dell’induismo classico (intorno al 500 a.C.), grazie al quale le strutture vediche vengono rielaborate e ri-significate in base alle necessità e suggestioni spirituali dell’epoca.
Molti studiosi, tuttavia, ritengono che la devozione alla Devi sia una realtà precedente alla civiltà vedica, che sopravvisse sotto di essa e riemerse solo con l’induismo e i testi vedici più recenti.

Divinità femminili sono infatti da sempre presenti dell’India, e coincidono spesso con personificazione di fiumi e virtù sociali. La tradizione hindu, inoltre, ci riferisce che ogni dea è in realtà da intendere come una diversa incarnazione della stessa grande divinità femminile, che è detta la Devi.
Non è chiaro se ogni persona devota ad una dea sottoscrive questa interpretazione, infatti sono moltissime le tradizioni e le credenze intorno alle divinità femminili, ma i maggiori testi epici e sacri dell’induismo sono relativamente chiari al riguardo.

Lakshmi, dea della prosperità, è rappresentata sul loto con una simbologia molto chiara

La Devi è la sintesi di divinità anche molto diverse fra loro, che possono rappresentare la prosperità e la fortuna (nel caso della dea Lakshmi), la forza (Durga) o il furore distruttivo verso il male (la famosa dea Kali). Molte di esse rappresentano la shakti (ovvero la potenza creatrice) dei loro corrispettivi maschili (Sarasvati: sposa di Brahma e Parvati: sposa di Shiva) e nei testi sacri la loro presenza è infatti invocata in primo luogo dagli dei maschili.

Uno dei testi di riferimento per questo culto è il Devi Mahatmya, la “gloria della Dea”, risalente intorno al quinto o sesto secolo dell’era comune. In questo testo diversi racconti parlano di come varie incarnazione della Devi vengano evocate per fronteggiare un nemico dagli Dei.
Nel testo si narra, per esempio, di come gli dei siano stati sconfitti dai demoni con a capo il potentissimo dio bufalo Mahisha. Essi chiedono aiuto a Shiva e Vishnu (gli altri due grandi dei assoluti, insieme alla Devi, dell’induismo), e l’ardore della loro rabbia si materializza in una delle più potenti e famose versioni della Devi: Durga. Durga riceve ogni arma da ciascun dio, e, montando una tigre, sconfigge Mahisha.

Durga, armata delle armi datele dagli altri dei, sconfigge il demone.

Ancora più significativo è l’ultimo mito del Devi Mahatmya, che inizia sempre nella stessa opposizione tra demoni e dei, i quali si mettono alla ricerca dell’aiuto della Dea.
Essa viene però trovata non dagli dei, ma dai servitori dei due demoni maggiori, che ne riportano la bellezza ai padroni. I demoni intendono quindi ottenerla in moglie e lei risponde che sposerà chi saprà batterla in combattimento. A questo punto inizia la battaglia e la Dea emana in propria difesa Kali, la Nera: una versione terribile della Devi, dal volto spietato e adornata di teste mozzate. L’esito è scontato e il potere della dea in ogni sua emanazione risulta schiacciante.

Kali, in tutto il suo terribile splendore

Il Devi Mahatma descrive una dea guerriera, in piena antitesi con le idee occidentali di femminilità, ma esistono anche moltissime dee “femminili” che rendono l’identificazione di tutte le dee nella stessa Devi abbastanza problematica per l’osservatore occidentale, ma che non pare ostacolare il fedele indù. Forse l’induismo scorge nella femminilità una capacità di sintesi tra aggressività, forza e dolcezza e maternità che tutto sommato non è così assurdo in una religione così vivace e densa di significati e ricostruzioni di altre tradizioni.

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