Il popolo dei Fulbe del Sahel: un pezzo di storia del continente africano

 È affascinante come ogni cultura, nel suo piccolo, contribuisca a costituire l’insieme dei valori e delle caratteristiche tipici di un continente e di una circoscritta area geografica posta al suo interno. Cosa che è ancora più curiosa, nel caso del continente africano, nel quale moltissime culture che vivevano in stato primitivo si sono scontrate con l’occidente, perdendo per sempre gran parte della loro ricchezza culturale e religiosa. Ciononostante, quello che è sopravvissuto ed è stato tramandato fino a noi, in forma scritta od orale, è sufficiente per meravigliare e per riportare alla luce antichi fondamenti. In questi termini, risulta di estremo valore la testimanianza della vita dei Fulbe dell’Africa occidentale, la quale nonostante sia quasi del tutto sfumata, da sola costituisce un pezzo fondamentale della storia del continente africano.

I Fulbe sono una popolazione che risiede nelle regioni del Sahel, nell’area che si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso. Parlano il fulfulde (definito anche pular): una lingua del ceppo linguistico dell’altlantico occidentale della famiglia delle lingue del Niger-Congo. Vengono chiamati anche Fulani, Fellata e Peul.

I Fulbe sono dediti alla pastorizia ed all’agricoltura. Per tradizione sono prevalentemente nomadi. Questo popolo è considerato particolarmente importante per quanto riguarda la storia dell’Africa occidentale, pertanto ha catturato l’attenzione di numerosi studiosi del continente africano. In accordo con ricostruzioni storico-archeologiche, è possibile che molte delle incisioni rupestri raffiguranti bestiame e mandriani dell’area Sahariana, sono riconducibili proprio ai primi gruppi Fulbe. Inoltre, a partire dal XVIII secolo questo popolo è stato travolto da un’intensa Islamizzazione, la quale ha portato a diverse rivoluzioni di matrice islamica che hanno comportato la fondazione di un nuovo sistema dell’organizzazione dello stato e l’avvento di una nuova cultura.

 

Prove della civiltà Fulbe preislamica

Per questa ragione, la ricostruzione di una civiltà Fulbe preislamica risulta estremamente difficile.

Tuttavia, una preziosa fonte d’informazione sulla religione e sui valori sociali originali dei Fulbe viene fornita dall’opera “Koumen”, dell’intellettuale del Mali Amodou Hampaté Ba e dell’etnografa francese Germain Dieterlen. Koumen è la raccolta della testimonianza di un informatore senegalese riguardo un’omonimo rito d’iniziazione. In questo racconto iniziatico, il primo mandriano apprende le conoscenze fondamentali del mondo e del bestiame. A sua volta, egli istruisce il novizio Sile (variazione locale del nome Salomone) che diviene il primo silatigi, ovvero signore della boscaglia e della vita pastorale.

Attraverso dodici capitoli, questa narrazione straordinariamente ricca di simbolismo sottolinea gli stretti legami che intercorrono tra uomini, animali e vegetazione. Nel corso della storia viene messa in rilievo l’importanza del potere militare e viene descritta la struttura dell’ordinamento sociale. Emergono, inoltre, i nomi delle quattro linee di discendenza parentale originale Fulbe: Jal, Jalo, Ba, So e Bari. Fondamentale è la rivelazione del pulaaku, ovvero il codice di comportamento Fulbe che si sostanzia nei valori dell’onore, del senso di vergogna e di autocontrollo. Questa guida etica e morale definisce il comportamento tipico di ogni livello della stratificazione delle classi sociali: la condotta propria dei nobili e degli strati liberi della popolazione, il comportamento che è possibile tollerare dagli schiavi e dalle caste lavoratrici, come i fabbri e gli artigiani.

In senso più ampio, il pulaaku ed il rito iniziatico del Koumen racchiudono al loro interno le tradizionali usanze pastorali di cui si componeva la vita dei Fulbe, prima che venisse condizionata dalla concezione islamica.

 

Bibliografia:

Religioni dell’Africa (14º di 17 volumi dell’Enciclopedia delle religioni  diretta da Mircea Eliade), Milano: Jaca Book, 2009.

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