Musica “classica” e “moderna” a confronto: due mondi diversi ma vicini

Musica classica e musica moderna. Apparentemente due mondi inconciliabili, con un pubblico diverso, diverse regole, diverse idee. In realtà, la distanza non è poi così tanta.

Musica classica o musica moderna? Tra questi due mondi corre un abisso, ma dopo un rapido confronto si può scoprire che non sono poi così lontani.
Premettendo che la divisione in “classica” e “moderna” per come si intende in questo articolo non ha valore critico ma solo simbolico, con lo scopo di etichettare con maggior facilità e rendere il concetto con immediatezza, e che le tesi qui esposta non ha alcuna pretesa critica, si deve tenere conto che questo articolo, per non risultare eccessivamente lungo e noioso è una semplificazione, perché la questione presa in essme riguarda un campo vastissimo di conoscenze e precisazioni. Ciò detto, in seguito sono presentati una serie di ambiti in cui si può toccare con mano la differenza tra questi due mondi, ma anche la loro vicinanza.
Non è solo il genere, ma proprio tutto il mondo che gira attorno a questo che comporta grandi differenze. Partendo dalle considerazioni più banali si può pensare che la musica classica costituisca il canone, la norma, la regola, si può ritenere il “grande esempio” a cui attenersi, mentre la musica moderna, dal jazz e dal blues fino al rock progressivo e alla musica elettronica, con tutti i rami più recenti, sia di stampo antitradizionalista e non conformato ai canoni “classici”, bensì musica all’avanguardia che rifiuta gli schemi troppo complessi e cerebrali dei colleghi classici.
La composizione è un altro ambito in cui questi due mondi si trovano agli antipodi.
La musica contemporanea, in particolare il pop, viene spesso tacciata di ripetitività e di scarsa fantasia; non a caso, infatti, la conoscenza di “quattro accordi” fondamentali consente di suonare una buona parte delle canzoni pop, che si basano appunto sullo stesso giro armonico. In termini più corretti, la successione di questi quattro accordi risulta particolarmente orecchiabile e gradevole, fattore che spinge la musica moderna a riutilizzarli accompagnati da melodie sempre diverse, che però non eliminano la somiglianza tra i diversi brani.
Altro ambiente che si sviluppa in modo completamente differente è la performance. Escludendo le evidenti differenze che ci possono essere tra un concerto di musica classica e uno di musica rock nel modo di fruizione, nell’ascolto e chiaramente nel genere, cambia soprattutto come viene intesa la musica suonata dagli interpreti stessi.

Il musicista classico, anche quando non si sta parlando necessariamente di musicisti che hanno fatto carriera, ha un curriculum di studi che farebbe drizzare tutti i capelli alla maggior parte dei musicisti del genere moderno; armonia, teoria, solfeggio e ore di pratica giornaliere sullo strumento sono solo alcuni ingredienti a cui si devono aggiungere i concorsi e le scuole di perfezionamento. Il repertorio classico inoltre è fisso ed immutabile. Finita l’epoca dei grandi compositori che hanno regalato perpetuo successo al genere, il musicista che si accosta ai classici cerca sempre di ricreare nella sua esecuzione le emozioni originali di chi ha composto e questo comporta tanto studio, tanta ricerca e dedizione oltre che talento. Ed inoltre implica il confronto diretto con la critica musicale, sempre molto attiva.

Mentre il musicista moderno affronta un genere che si sta formando, che ogni anno produce tonnellate di nuovo materiale, ma anche e soprattutto, attraverso svariati talent televisivi, ingenti quantità di artisti. L’idea che passa è quella che chiunque ha almeno una possibilità di diventare famoso a patto di mostrarsi come una novità, diversa da ciò che esiste già; questo è un principio “democratico” ma crea una fortissima competitività anche in questo settore (si può dire quindi che la competitività sia un tratto costante che si sviluppa però per fattori opposti). Cosa comporta questa grande offerta? La necessità di essere diversi, si cerca quindi di elidere le regole, di trovare nuovi modi per colpire, di cercare un timbro unico, di stupire con reinterpretazioni completamente diverse dall’originale.

Questo conforto sembrerebbe risolversi con una banale contrapposizione tradizione ed innovazione, ma in realtà c’è molto di più.
Per quanto diversi questi due modi di fare musica sono dipesi l’uno dall’altro, il primo ha avuto la capacità di comunicare emozioni a milioni di persone e la mantiene tutt’ora, supportato dal secondo, che gli si è affiancato senza cancellarlo in questo compito importante che è la comunicazione.
Pensandoci con attenzione la musica classica ha avuto correnti innovative, cosi come la musica moderna ha correnti più tradizionali; la musica classica in alcuni casi veniva creata in poco tempo seguendo sempre lo stesso canone (ad esempio la musica delle opere liriche), come alcuni casi di musica moderna nascondono strutture molto cerebrali e complesse; ma soprattutto la musica di allora come quella di oggi è sottoposta sia a critica, sia ad atti di adorazione.
Non è solo la musica ad essere diversa, è il mondo che è cambiato con essa, il modo di ascoltare, di suonare di viverla, ma il potere di fondo rimane lo stesso: in ogni luogo ed in ogni tempo la forza della musica è quella di unire persone e di comunicare sentimenti universali, è questo che la rende unica e che, nonostante le milioni di trasformazioni che la musica ha subito e subirà, non cambierà mai.

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