Storia di uno strumento (non solo) folkloristico: la fisarmonica

Ad ognuno, sicuramente, sarà capitato di salire sulla metropolitana o sul tram e, assorti dai pensieri, ad un certo punto essere interrotti dal suono squillante di uno strumento musicale e volgersi per coglierne l’origine. Ed eccolo lì, un artista di strada, allegro, con la sua fisarmonica: si muove e tenta di intrattenere le persone intorno. La fisarmonica è sempre stata protagonista della musica popolare e da ballo. Ma in realtà, il suo repertorio contempla anche altri generi, tra cui la musica classica, jazz e contemporanea.

Fisarmonica “a tastiera”

La fisarmonica è caratterizzata dalla presenza di quattro elementi costanti: si tratta di uno strumento aerofono a mantice, portatile, a tastiera e ad ance libere. È dotata di due bottoniere”: la tastiera di sinistra, corrispondente con i bassi, è a bottoni ed è funzionale all’accompagnamento; quella di destra, a pianoforte o a bottoni, funge da “bottoniera cantabile” poiché fornice la melodia principale. Il cuore della fisarmonica è il mantice che viene azionato dall’esecutore per far vibrare le ance (piccole lame d’acciaio poste su supporti di legno, detti “somieri”, collegate ai tasti che, vibrando, producono il suono). I registri della fisarmonica (il cui numero varia a seconda del modello dello strumento, dell’epoca di costruzione e del numero delle ance presenti) sono posti in corrispondenza ad entrambe le tastiere e, quando inseriti, determinano la variazione della voce dello strumento. Le fisarmoniche possono essere classiche o tradizionali: le prime sono dotate sia di “bassi standard” (o bassi “Stradella”) ed a “bassi sciolti”; le seconde solamente di “bassi standard”. Quelli standard eseguono l’accompagnamento per bassi e accordi pre-composti; in quelli sciolti è presente un convertitore, che fa sì che ogni bottone fornisca una nota singola (sistema per “terze minori” o “quinte”).

La storia della fisarmonica copre un arco di tempo di poco meno di due secoli – dagli anni Venti dell’Ottocento ai nostri giorni – e si svolge soprattutto in territorio europeo e, in parte, in quello nordamericano. È possibile delineare la storia della fisarmonica in tre distinte fasi che corrispondono a tre momenti fondamentali della sua evoluzione:

  1. L’origine e la creazione della fisarmonica diatonica e bitonica
  2. La nascita e l’evoluzione della fisarmonica cromatica unitonica
  3. L’affermazione della fisarmonica classica

L’origine e la creazione della fisarmonica diatonica e bitonica

Esempio di concertina

Prima del 1822, molti furono gli strumenti che portarono all’evoluzione della fisarmonica, così come la conosciamo oggi, ma senza presentare in sé tutti e quattro i suddetti elementi: dal cinese Tcheng, alla Glassharmonica, Phys-harmonika, Aura e così via. Tuttavia, il primo modello rudimentale di fisarmonica è, probabilmente, la “Handäoline” di Christian Friedrich Ludwig Buschmann (1805-1864) nel 1822. La maggior parte degli studiosi di storia dello strumento, però, sostiene che il primo esempio di fisarmonica è l’Accordion, brevettato nel 1829 da Cyrill Demian e dai suoi figli Carl e Guido, a Vienna. Il mese successivo, sir Charles Wheaton brevettò a Londra la concertina, il primo strumento in grado di produrre suoni singoli.  Lo strumento ideato da Demian aveva dieci bottoni per eseguire le linee melodiche e due bottoni per i bassi. Negli anni Trenta dell’Ottocento, l’Accordion fu trasferito a Parigi e, qui, modificato e migliorato. Non è ancora chiaro il passaggio da Vienna a Parigi, ma probabilmente un musicista francese lo ha acquistato da Demian e lo ha portato nella propria patria. Parigi diventa il centro dell’Accordion e, qui, cambia nome in “Accordeon”. La sua caratteristica fondamentale è quella di essere bitonica: la tastiera destra è costituita da tasti, ognuno dei quali produce due suoni differenti, a seconda se si apre o si chiude il mantice.

La fisarmonica nell’arte. “La fisarmonica” di Silvana Sottotetti (2009)

Tra gli anni Sessanta e Settanta, la fisarmonica arriva in Italia. La leggenda racconta che nel 1863, un pellegrino austriaco, di ritorno dal Santuario della Madonna di Loreto, una sera, fece una sosta presso un casolare di Castelfidardo chiedendo di dormire per una notte. Il padrone di casa, Paolo Soprani (1844-1918), un giovane contadino amante della musica, notò che lo straniero portava con sé un misterioso “pacco sonoro” e si incuriosì tanto da penetrare di nascosto nella stanza dell’ospite per osservarlo. Il giorno seguente, lo acquistò con poche monete. Successivamente, Soprani lo smontò e lo trasformò al tipo di fisarmonica che si avvicina di più ai nostri giorni. Da quel momento Castelfidardo (Ancona) è tutt’ora riconosciuta come la “patria della fisarmonica” (dove oggi si trova il Museo Internazionale della fisarmonica). L’altro polo italiano fondamentale fu Stradella (Pavia), città in cui nacque la fabbrica più rinomata del momento in cui erano costruite le fisarmoniche diatoniche moderne, grazie a Mariano Dallapé (1846-1928).

La nascita e l’evoluzione della fisarmonica cromatica unitonica

In Russia, come in Italia, la fisarmonica cromatica unitonica si sviluppò tra l’Ottocento ed il Novecento. Nel 1870, l’artigiano Nikolaj Ivanovic Beloborodov (1828-1912) costruisce la prima fisarmonica cromatica in Russia, ma occorre attendere ancora trent’anni – insieme a diverse modifiche e progressi – prima di parlare della fisarmonica “Bajan”. Il Bajan si differenzia dalle fisarmoniche discendenti dalla fabbricazione Stradella perché, innanzitutto, è a “bottoni”, ma ha anche una costruzione interna differente che conferisce un timbro distinto e “personale”. Nei primi anni del Novecento, inoltre, fu sviluppato in Russia anche il convertitore per i bassi sciolti, ideato per la prima volta da Petr Egorogic Sterlingov (1872-1959).

Fisarmonica “a bottoni”

L’affermazione della fisarmonica classica

Solo dagli anni Sessanta del Novecento, la fisarmonica, attraverso le sue evoluzioni costruttive, è sempre stata perfezionata, a livello tecnico e di timbro. Da strumento popolare, come status symbol delle classi povere, la fisarmonica si avvia a diventare uno strumento da concerto, destinatario di musica “colta”. Pierre Monichon (1925-2006) in Accordeon (1985) afferma che

Il destino della fisarmonica non è un caso unico nella storia degli strumenti musicali, è anche un fenomeno di grande interesse etnomusicologico e sociologico. Il ‘Nomadismo culturale’ del nostro strumento e la sua disinvoltura davanti alle barriere sociali, che, notoriamente, l’ha fatto passare dai salotti alla strada, poi riandare dai motivi di danza alle sale da concerto, ha il dono di tormentare alcuni”.

Attualmente, in mancanza di una precisa unificazione dello strumento, sono usati tutti i modelli della fisarmonica, ritenuti “classici”: bajan, modello a pianoforte con bassi sciolti cromatici, modello a pianoforte con bassetti, modello a pianoforte con bassi sciolti per quinte, modello cromatico con bassetti. La fisarmonica a bassi standard continua a coesistere accanto alla fisarmonica da concerto, ma non è utilizzata per l’esecuzione di musica colta, bensì per altri generi musicali meno impegnativi. Tra le evoluzioni tecniche che permettono alla fisarmonica di essere impiegata per un repertorio più “alto” sono:

  • Bellow shake e Ricochet (due differenti tipi di oscillazione del mantice)
  • Glissando
  • Vibrato e tremolo
La fisarmonica nell’arte. “Il suonatore di fisarmonica” di Matteo Cascetti (2014)

La fisarmonica, nata come uno strumento povero, diffuso maggiormente nelle classi popolari, costruito da gente umile in zone prevalentemente agricole, oggi ha raggiunto un alto grado di innovazione. Grazie all’approfondimento delle potenzialità dello strumento, oggi lo si può impiegare anche nella musica classica, jazz e contemporanea, cosa che, fino a qualche anno fa, era impensabile. Čajkovskij, ad esempio, ne comprese l’importanza tanto da comporre la Suite n. 2 in do maggiore, op. 53 (1883), in cui sono presenti ben quattro fisarmoniche.

In Italia, la fisarmonica entra nel conservatorio di Pesaro solo nel novembre del 1984 per la prima volta, inizialmente ad ausilio didattico; solo nel 1992, con il Riordino della cattedra, diventa ufficialmente uno strumento di studio in tutti i conservatori italiani.

Foto: pixabay.com; wikipedia.org; celesteprize.com; flickr.com; silvanasottotetti.it.

Fonti: Lettura di “La fisarmonica. Organologia e letteratura” di Aleksi Jercog (1997) e “Le fisarmoniche” di Fermo Galbiati e Nino Ciravegna (1987)

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