Ageism all’Università Bicocca: ricercatori, età e pregiudizi

L’Università Bicocca discrimina gli aspiranti ricercatori in base all’età. La dottoranda Annalisa spiega le conseguenze del regolamento sulla vita degli universitari.

1. Ciao Annalisa, puoi raccontare chi sei e la tua esperienza nel mondo universitario?

Sono una dottoranda dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, sono nata il 7 dicembre del 1981, sono cresciuta soltanto con mia madre. Ho sempre lavorato durante l’università per mantenermi, perché sono orfana dal 2003, quando purtroppo mia madre è morta di tumore. Essendo rimasta a vivere da sola a 22 anni e dovendo lavorare, ci ho messo molto a terminare l’università. Ho lasciato gli studi di Psicologia al secondo anno, alla morte mia madre, poi ho ripreso con Storia dopo qualche tempo. Inoltre, essendomi laureata con il cosiddetto 3+2 (laurea triennale + magistrale) ho fatto anche fatica ad iscrivermi alla magistrale: l’ho potuto fare solo quando ho trovato un lavoro part time a tempo indeterminato, che mi ha garantito quel minimo di sicurezza economica e di tranquillità psicologica tale da potermi dedicare, oltre al lavoro, anche allo studio e poi alla tesi. Finalmente, mi sono laureata 110 cum laude, con una tesi in Storia economica sul lavoro delle donne, nel maggio 2014 all’Università degli Studi di Milano. Pochi mesi dopo mi sono candidata al dottorato in Sociologia applicata e metodologia della ricerca sociale in Bicocca, ho superato la selezione e ho avuto la borsa di studio. Mi sono quindi licenziata dal lavoro part time che mi aveva permesso di proseguire gli studi. Da 3 anni mi occupo di sociologia economica e del lavoro e ho già pubblicato dei saggi sulla mia ricerca. Al 1 dicembre avrò terminato il dottorato e vorrei continuare a lavorare sugli stessi temi dato che, anche a detta di chi lavora con me, credo di essere molto brava nel mio lavoro. Non ho, dunque, perso tempo e anni per svogliatezza o per pigrizia.

2. Cosa prevede il Regolamento degli Assegni di Ricerca dell’Università Bicocca?

L’Università degli Studi di Milano-Bicocca è ormai quasi l’unica in Italia (anche poche altre non seguono infatti le normative) a discriminare per età anagrafica (quindi non per CV carriera o esperienza, ma proprio per anni di età) i candidati agli Assegni di ricerca.

Ho richiesto a CDA ,SA e Rettore di abrogare la discriminazione per età in questa parte:

“Per le tipologie A1 e A2, gli assegni si distinguono in ragione dei requisiti richiesti ai candidati, come segue:

-assegni di ricerca di tipo Junior: riservati a candidati che abbiano conseguito uno dei titoli indicati all’articolo 1 da non più di quattro anni e non abbiano compiuto il trentacinquesimo anno di età.

– assegni di ricerca di tipo Senior: riservati a candidati che, oltre ad aver conseguito il titolo di dottore di ricerca (o equipollente titolo straniero) o di specialità medica, abbiano svolto almeno due anni di attività scientifica pertinente alla tematica dell’assegno oppure, in mancanza del dottorato di ricerca, abbiano maturato almeno sei anni di esperienza di cui due di attività pertinente alla tematica dell’assegno.
L’esperienza dovrà essere comprovata da uno o più rapporti o contratti di collaborazione di ricerca, documentata anche da pubblicazioni scientifiche.”

Il Regolamento dunque penalizza chi ha superato i 35 anni e non ha alle spalle 2 anni di attività di ricerca, rendendogli impossibile candidarsi quindi sia per assegni Junior che per assegni Senior. Nel testo del Ministero, invece, non é presente alcuna discriminazione per età anagrafica (art. 22 – Assegni di ricerca) e inoltre i regolamenti delle università dovrebbero seguire tale legge e le norme europee.

3. Perché é una forma di discriminazione particolarmente grave?

In tutta Europa e nel mondo non vi sono limiti di età perché, in primo luogo, la ricerca necessita di persone competenti, e inoltre si tratta di palese discriminazione. Se si vuole aiutare i giovani si possono attuare molte azioni economiche o mettere in campo politiche di altro tipo, di certo non si può “aiutare” una categoria discriminandone un’altra. Inoltre si tratta di ricerca in istituzioni pubbliche, per cui il primo principio da seguire dovrebbe essere il merito e non certo l’età anagrafica. Soprattutto nell’attuale contesto economico, di flessibilità del lavoro e precarietà, le fasi della vita non sono più lineari e continue ed è ingiusto che si venga penalizzati per questo poiché significa nei fatti penalizzare chi non ha condizioni economiche che permettono linearità e sicurezza. È un contesto e una condizione di precarietà che peraltro io studio, occupandomi di flessibilità e sociologia del lavoro, e che conosco bene anche da un punto di vista accademico e non solo, purtroppo, per esperienza personale. Le età della vita sono ormai discontinue e come dicono le norme europee, non si deve discriminare per questo ma solo valutare il merito e la professionalità. Per questo ho proposto che lasciassero i 4 anni dal titolo per assegni Junior e i 2 anni di attività di ricerca per i Senior, perché credo che dividere per esperienza possa essere utile, ma per età assolutamente no.

4. Si tratta di una discriminazione unica in Italia o esiste anche in altre università?

Esiste in pochissime università, mi pare L’Orientale a Napoli e forse poche altre. La maggior parte delle università rispettano la Carta Europea di Ricercatori e le Direttive Europee e lo indicano anche chiaramente nei bandi. Ad esempio, l’Università di Pisa nell’Art. 1 del Regolamento indica: “Articolo 1 – Ambito di applicazione, requisiti e finalità. 1. Il presente regolamento disciplina, ai sensi dell’art. 22 della legge n. 240 del 2010 e nel rispetto dei principi generali stabiliti dalla Carta europea dei ricercatori, il conferimento di assegni per lo svolgimento di attività di ricerca (di seguito “assegni”).”.
Lo fanno in molte, ma dovrebbero farlo tutte.

5. Cosa prevedono a riguardo le Direttive Europee e la Carta Europea del Ricercatore?

La Direttiva Europea definisce le parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, in generale e non solo nella ricerca. Anche qui si indica chiaramente che è vietato discriminare per età.

La Carta Europea del Ricercatore indica chiaramente che i ricercatori non devono essere discriminati per età anagrafica ma solo per carriera e CV.

Cito da “Definizioni”: “Viene fatta una distinzione tra ricercatori nella fase iniziale di carriera e ricercatori dalla comprovata esperienza: Il termine «ricercatore nella fase iniziale di carriera» si riferisce ai ricercatori nei primi quattro anni (equivalente a tempo pieno) di attività di ricerca, inclusi i periodi di formazione alla ricerca. I «ricercatori dalla comprovata esperienza» sono quelli che vantano almeno quattro anni di esperienza nel campo della ricerca (equivalente a tempo pieno) a decorrere dal momento in cui hanno ottenuto il diploma che dà accesso diretto agli studi di dottorato, nel paese in cui hanno ottenuto la laurea/il diploma, o che sono già titolari di un diploma di dottorato, indipendentemente dal tempo impiegato per ottenerlo.”

Cito ora da “Principi generali”: “Non discriminazione. I datori di lavoro e/o i finanziatori dei ricercatori non devono discriminare i ricercatori sulla base del genere, dell’età, dell’origine etnica, nazionale o sociale, della religione o delle convinzioni, dell’orientamento sessuale, della lingua, delle disabilità, delle opinioni politiche, e delle condizioni sociali o economiche.”

6. Che tipo di provvedimenti è possibile prendere contro questa violazione delle leggi europee?

Bisogna candidarsi lo stesso e, dopo che si viene eliminati (in questo caso per l’età anagrafica) fare ricorso al TAR per discriminazione. Il TAR annullerà l’eliminazione e obbligherà l’università a modificare il Regolamento e i bandi.

Personalmente, non volendo causare danni alla mia università e al mio Dipartimento, in cui mi trovo peraltro molto bene, ho segnalato per tempo questa discriminazione, allegando la relativa normativa, a CDA, SA, Rettore, Prorettore alla Didattica e Prorettore alla Ricerca, ma non mi hanno ascoltata. Mi hanno convocata per un incontro con i Prorettori, ma la segnalazione non ha avuto seguito. Mi spiace molto dover agire contro la mia università, ma posso dire di essere stata costretta, visto che avevano tutto il tempo di inserire la modifica che avevo richiesto nelle scorse sedute di CDA e SA, e approvarla, insieme ad altre modifiche al Regolamento degli Assegni di Ricerca che sono state approvate nel mese di luglio.

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