Vincenzo Agnetti e Giancarlo Vitali – due preziose retrospettive a Milano

Tra le tante stimolanti iniziative ed esposizioni che fanno parte dell’offerta culturale dell’estate milanese, merita sicuramente una visita Palazzo Reale, che presenta in questo momento due mostre di grande particolarità e qualità, visitabili peraltro gratuitamente ed anche nella giornata di Ferragosto.

Vincenzo Agnetti fotografato con la Macchina Drogata (fonte)

Agnetti – A cent’anni da adesso, e Giancarlo Vitali  Time Out  sono due progetti espositivi monografici che hanno in primo luogo il merito di portare l’attenzione su due artisti di cui si parla troppo poco delineandone il percorso creativo in maniera chiara, affascinante, alla portata di qualsiasi tipo di pubblico, e potendo contare sul supporto di un gran numero di opere esposte.

Il milanese Vincenzo Agnetti (1926 – 1981), è tra i più grandi artisti concettuali in Italia; formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera e poi alla Scuola del Piccolo Teatro, scrittore, pittore, scultore, poeta, è stato investigatore della lingua e sovvertitore dei meccanismi del potere e dell’arte, ribaltandone costantemente la funzione e la percezione, scardinando ogni ordine pre-concetto per accompagnarci sempre verso un significato ulteriore dell’opera come della parola stessa. I titoli delle sculture possono essere fotografie, e la lastra fotografica può non essere impressionata ma graffiata per far delineare su di essa le immagini (nella serie Photo-Graffie, del 1980-81).

Feltri: Autoritratto, 1971 (fonte) e Dimenticato a memoria, 1972 (fonte)

In mostra si ritrovano tutte le sue opere più celebri, dalle Bacheliti ai Feltri, dalla Macchina Drogata (dove qualcosa che è creato per fissare il linguaggio in realtà è alterato nelle sue funzioni tecniche) al Progetto per un Amleto politico. Ed ovviamente il suo Autoritratto, in una frase: “Quando mi vidi non c’ero”.

“La parola in tutte le sue opere non si limita dunque ai rapporti semiologici, come spesso accade nell’arte concettuale di quegli anni, piuttosto realizza immagini, suggerisce indagini, costruisce narrazioni. Agnetti utilizza il paradosso visivo e concettuale per creare cortocircuiti interpretativi pronti per essere elaborati e rivisitati dall’osservatore, affidando al pensiero di chi guarda lo sviluppo e il senso di quanto ha scritto e immaginato. Per lui è sempre stato importante che il visitatore continuasse a vedere la mostra, con gli occhi della mente, anche dopo essere uscito dalla galleria.” 1

Giancarlo Vitali nel suo studio a Bellano. Photo: © Carlo Borlenghi (fonte)

Giancarlo Vitali (nato a Bellano sul lago di Como nel 1929), ha quasi sempre vissuto e lavorato nel suo paese, mantenendo ostinatamente il suo posto fuori dalla Storia ufficiale. La mostra di Palazzo Reale, curata da suo figlio Velasco, è la prima grande antologica a lui dedicata a Milano, e permette di scoprire la sua vicenda biografica, curiosa, appassionante: mostra da subito spiccate doti pittoriche ma le coltiva da autodidatta, ed anche quando ottiene una borsa di studio per frequentare l’Accademia di Brera deve rinunciarvi perché la famiglia non può sostenere le spese di un suo trasferimento a Milano.

Il paese natale diventa pertanto il suo microcosmo narrativo, fonte di storie, personaggi, dettagli, emozioni, e lo rimarrà per tutta la vita. Vitali ammira la pittura dei suoi contemporanei, predilige il Carrà primitivo, il De Chirico metafisico, Sironi, Rosai, De Pisis, Fausto Pirandello. Dà vita ad uno stile personalissimo, evanescente e materico allo stesso tempo, che riesce ad infondere il senso di un legame affettivo anche nelle nature morte, ma che eccelle nei ritratti. I protagonisti dei suoi dipinti sono i familiari (la madre, la moglie) e gli abitanti del paese di Bellano, il farmacista, il sagrestano, il falegname, gli amici, ed altri caratteristici personaggi di paese, nei cui titoli rimangono i soprannomi (Pigazz, Mòc, Gingia…).

Giancarlo Vitali, una sala della mostra

Nel corso della sua vita ha ritratto anche più e più volte gli stessi personaggi, che vediamo pertanto invecchiare e trasformarsi insieme allo stile stesso di Vitali, in continua evoluzione. Sembra di essere di fronte ad una Spoon River che non è fatta di epitaffi come quella di Lee Masters, ma di dipinti che in sé conservano vividamente e raccontano lo spirito di chi vi è raffigurato.

La carriera di Giancarlo Vitali ha una svolta decisiva nel 1983, con la scoperta delle sue opere da parte di Giovanni Testori, che le porterà agli onori della critica. Tra i due nascerà anche una profonda amicizia, interrotta solo dalla morte di Testori del 1993. Lo scrittore è ritratto più volte da Giancarlo Vitali, in opere cariche di forza espressiva, tra le più intense dell’intera esposizione. Gli occhi azzurri di Testori sfondano la tela, e come in una sineddoche trasmettono tutta l’energia eversiva della sua persona come della sua stessa scrittura.

Giancarlo Vitali, nature morte, girasoli, allestimento della mostra

Grazie al percorso espositivo, diventa un piacere esplorare, opera dopo opera, l’evoluzione artistica e stilistica di Vitali, come anche osservarlo direttamente lavorare e dipingere nel suo studio, grazie ad un video documentario inserito nel percorso e girato in occasione della mostra.

La mostra non termina poi a Palazzo Reale ma spinge il visitatore ad esplorare altri luoghi di Milano: parte integrante del percorso sono infatti le sezioni allestite presso il Museo di Storia Naturale, il Castello Sforzesco (dove è possibile venire in contatto con l’attività grafica dell’artista) e Casa Manzoni.

Un modo per vivere la città, ed arricchire il proprio bagaglio visivo e culturale, anche negli assolati mesi estivi.

 

AGNETTI – A CENT’ANNI DA ADESSO

a cura di Marco Meneguzzo

dal 4 luglio al 24 settembre

 

GIANCARLO VITALI – TIME OUT

a cura di Velasco Vitali

dal 5 luglio al 24 settembre

Palazzo Reale Milano

 

1 – Citazione dal comunicato stampa della mostra, sul sito ufficiale (link sopra)

Foto in evidenza: Giancarlo Vitali, Ritratto di Giovanni Testori, particolare (fonte)

 

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