Il riscatto della fotografia in ambito artistico

Il rapporto travagliato tra fotografia e pittura ha una lunga storia. Ma come alla fine il mezzo fotografico ha trovato la sua indipendenza e quali sono le sue caratteristiche imprescindibili?

La storia della fotografia è sempre stata alquanto animata, fin dalla sua data di nascita ufficiale, il 7 gennaio del 1839. Molte peripezie e false storie sono presenti sul suo inventore ufficiale, ma una cosa è certa: nonostante l’uso improprio tipico dell’800 che portò a sottomettere la fotografia alla pittura, quest’ultima ha sempre mantenuto il suo carattere indipendente e concettuale.

…quelle componenti mentali che la rendono fin da allora qualcosa di diverso rispetto alla pittura: l’essere il doppio della realtà. L’idea di trasmettere una presenza in assenza, la forza del mantenimento nel tempo, il potere evocativo della memoria.

Una delle prime fotografie scattate nella storia. “La scopa”
La fotografia nell’800 si trova a dover combattere contro la tradizione classica di arte intesa esclusivamente come quadro, la concezione artistica basata solo sulle attività manuali, l’arte della téchne, il saper fare con le proprie mani. La concezione di arte viene completamente spiazzata dalla rivoluzionaria capacità della fotografia di riprodurre e riportare tali e quali in pochi secondi vedute di paesaggi, ritratti di persone nobili e qualsiasi altro soggetto caro ai temi della pittura ottocentesca. Uno dei primi usi più comuni che gli artisti dell’Ottocento fecero di questo mezzo fu di metterlo al servizio della pittura. Gli artisti, stanchi di fissare per ore ed ore paesaggi, o gli stessi soggetti che volevano un ritratto, stanchi di posare, ricorrevano al veloce trucco della fotografia esclusivamente per fini pittorici.
Solo con le avanguardie dei primi anni del ‘900 il mezzo fotografico comincia a riscattare la sua natura, per poi arrivare alla sua totale indipendenza con i movimenti di arte concettuale. Si parla in particolare di Dadaismo, ed è ancora una volta con Marcel Duchamp che l’idea di arte viene scardinata. Dadaismo e fotografia presentano nella loro natura concettuale lo stesso modo di agire, la stessa logica, basti pensare ai ready made: oggetti prelevati dalla realtà tali e quali, ai quali viene attribuita un’aura, un valore speciale. Elementi prelevati, rubati dalla realtà del mondo, astratti e fatti diventare altro solamente grazie al potere della decontestualizzazione.

Queste due correnti, Concettualismo e Dadaismo, sono in grado di puntare non alla classica figura del fotografo che tende all’arte, ma piuttosto a quella dell’artista che usa la fotografia.

Il potere più grande della fotografia è quello di riuscire a mostrare il mondo sotto una luce diversa, far comprendere attraverso oggetti banali dei concetti speciali, un’operazione di epifania.
Un altro dei valori che stanno all’interno della natura del mezzo fotografico è il concetto di memoria.
In riferimento all’analisi che Bergson opera sul concetto di memoria questa viene divisa in due parti: memoria meccanica e memoria profonda. Quella che ci interessa qui è la memoria profonda.Questa memoria viene risvegliata attraverso la fotografia, grazie al suo potere di mostrare qualcosa in più della realtà stessa. Il mezzo dotografico è un linguaggio artistico che nella storia ha lottato per guadagnarsi la sua autonomia ed è arrivata oggi ad essere uno dei più straordinari mezzi d’espressione artistica.

Fonte per citazioni
Fotografia e pittura nel 900 di Antonio Marra

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