Fondazione “Pino Pascali”: in mostra Gilbert & George e Sarah Jérôme

Polignano a Mare è notoriamente una delle mete turistiche più frequentate di Puglia, le sue spiagge attirano visitatori da tutta Italia e dal mondo. Il consiglio è però quello di non lasciarsi sfuggire la possibilità di visitare le bellezze artistiche e architettoniche offerte dal paese, e, percorrendo il meraviglioso lungomare, raggiungere la Fondazione Museo “Pino Pascali”.

Una delle sale espositive della Fondazione (fonte)

Il Museo intitolato a Pascali – artista tra i più grandi rappresentati dell’Arte Povera, originario di Bari e cresciuto a Polignano – è ad oggi una delle più affermate ed apprezzate fondazioni per l’arte contemporanea in Italia. La sede attuale è frutto del restauro e riconversione dell’ex-mattatoio del paese, in linea con la pratica ormai affermata di recupero di edifici preesistenti cui l’arte regala nuova vita ed inaspettate potenzialità, e grazie alla quale si ammirano numerosi altri esempi virtuosi e di successo in tutto il mondo (dalla Tate Gallery a Londra alla romana Centrale Montemartini, fino all’Hangar Bicocca di Milano, per citare due casi italiani).

A strapiombo sul mare, tre grandi vetrate mettono in comunicazione gli spazi espositivi del piano terra con l’elemento naturale dell’acqua e con l’ambiente costiero, così caro a Pascali, creando vivide suggestioni e caratterizzando così le esposizioni in maniera a dir poco unica.

Dalla sezione monografica: Pino Pascali, Balena (1966), riproduzione realizzata da Lino Sivilli dal progetto originale di Pascali (fonte)
La Fondazione offre una Collezione Permanente, costituita dalle opere degli artisti che hanno vinto il prestigioso Premio Pino Pascali (istituito dai genitori dell’artista dopo la sua prematura morte nel 1968, poi interrotto per vent’anni a causa della loro scomparsa, dal 1978, ed infine ripristinato dal 1997 grazie alla direttrice del Museo Rosalba Branà). Il Premio viene consegnato ad artisti contemporanei non già “mostri sacri” ma in via di affermazione, spesso giovani, e su cui si ritiene di poter scommettere per il futuro. L’assegnazione è stata spesso lungimirante se oggi, in collezione, troviamo opere realizzate da personalità del calibro di Jan Fabre, Nathalie Djurberg e Adrian Paci.

A fianco a questa, abbiamo la fondamentale, intensa sezione monografica dedicata a Pascali, in cui si raccolgono le opere dell’artista di proprietà del Museo, insieme a fotografie, filmati, libri e altri oggetti a lui appartenuti.

Naturalmente gli spazi della Fondazione ospitano sempre progetti e mostre temporanee di grande livello. In questo periodo è ancora possibile visitare il percorso dedicato a Gilbert & George, coppia nella vita come nell’arte,  duo che ha segnato la storia delle arti e della performance da fine anni ’60 in poi; i due artisti sono stati anche ospiti del Museo per una tavola rotonda lo scorso 24 giugno. In mostra, l’opera Cherry Blossom n.6, da una serie di 12 opere del 1974, una selezione di documentari, ed infine il film da loro scritto diretto ed interpretato nel 1981, e recentemente restaurato dalla Cineteca Nazionale di Roma, The World of Gilbert & George:

Frame del film “The World of Gilbert & George” (1981)

“Un canto d’amore per l’Inghilterra, per il mondo, per Londra, per il quartiere dell’East End in cui gli artisti abitano, ai tempi un luogo povero, malfamato, senza quel riverbero azzurro-acciaio degli edifici cresciuti uno accanto all’altro negli ultimi vent’anni. Un film in forma di opera d’arte…segnava l’inizio di una nuova epoca. La nascita di un’iconografia che in tempi quaresimali di concettuale e minimal voleva riportare l’attenzione sui colori, sulle architetture, e soprattutto sulla città come condizione umana. […]  E su tutto, film manifesto dedicato al quotidiano e all’assoluto di due uomini che si amano, vivono insieme, lavorano insieme e insieme costruiscono i confini della loro estetica”1.

Infine, la Project Room è teatro del progetto Showcase, in cui gallerie d’arte presentano i loro artisti tramite mostre personali o progetti curatoriali. Fino al 1 ottobre 2017 è la volta della personale dedicata a Sarah Jérôme e presentata dalla Galleria Doppelgaenger di Bari. La Jérôme, nata a Rennes nel 1979, giunge alle arti figurative solo nel 2001, dopo una formazione e una carriera da danzatrice presso il Conservatorio Nazionale di Danza a Parigi e poi all’Opera Ballet di Lione. La sua opera ruota attorno allo studio del corpo in fasi di continua metamorfosi – e conseguenti deformazioni – come il corpo di ogni danzatore è costretto a plasmarsi tramite esercizio continuo e impegno profondo unito anche a sofferenza.

Sarah Jérôme, una delle sculture in mostra, dalla serie Pensee (2015) (foto Mariangela Berardi)

Accurata la scelta delle opere esposte a Polignano, dove pannelli di carta lucida dipinti a tecnica mista (sui toni prevalenti di verde e azzurro) fanno da cornice alle opere scultoree in pietra arenaria e alla installazione Mue (2013) in corde di lino intrecciato. Tutti i colori e i materiali sembrano rievocare l’ambiente marino, le funi delle imbarcazioni al molo, le onde da cui emergono forme umane, paesaggi di scogliere che richiamano quelle della costa che circonda il museo stesso. L’arenaria modellata ricorda le linee di tentacoli e coralli che disvelano volti assopiti, quasi sospesi in questa metamorfosi che prelude la (ri)nascita dall’elemento naturale. Come nella più nobile tradizione scultorea, la forma umana emerge dalla materia, l’artista non fa altro che scoprirla, letteralmente.

 

1- Alessandra Mammì, nella sua introduzione alla mostra.

Foto in evidenza: Sarah Jérôme, Pensee (2015), pietra arenaria (fonte www.museopinopascali.it)

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