Anziani LGBT; un tentativo di etnografia

Uno studio del 2009 cerca di riallacciare i rapporti tra la sociologia e una categoria di persone i cui bisogni specifici sono spesso sconosciuti ai più: gli anziani LGBT.

Spesso si pensa alle persone di terza età come a entità essenzialmente asessuate, e forse il più delle volte sarebbe anche corretto focalizzarsi su bisogni che paiono più fondamentali. L’assistenza medica e il benessere generale di una persona anziana paiono certamente più importanti affinchè si possa guardare senza troppe pene il tramonto.
D’altro canto, tuttavia, esistono circostanze in cui la sessualità di un individuo può avere grosse conseguenze sulle circostanze del fine-vita; raramente si considera che essere una minoranza sessuale può comportare problematiche particolari anche all’interno di una casa di cura.

È difficile studiare un gruppo sociale così volatile come gli anziani LGBT: molti di loro sono nati durante anni che criminalizzavano e patologizzavano la loro natura ed hanno quindi vissuto di nascosto (o addirittura da eterosessuali) per tutta la vita. Potrebbe perfino esistere un’invisibile maggioranza di persone LGBT che, mantenendosi celate, rimarrebbero fuori da ogni tentativo di analisi.
Uno studio britannico, tuttavia, è riuscito a raccogliere le esperienze di un piccolo gruppo (circa 200) di persone da molti background diversi.

Ne emerge una realtà interessante; una realtà che sarebbe difficile immaginare senza avere testimoni in carne e ossa.

Eileen riporta di come, a causa di problemi di salute, si è trasferita a casa di Sue, sua ex-compagna nonchè fidata amica, e della nuova compagna di Sue. Può sembrare assurdo ricevere assistenza da parte di una propria ex-partner e la sua nuova compagna, ma grazie a questa “famiglia” Eileen sta bene, ed è molto grata a quelli che sono diventati i suoi più vicini cari.
Non è raro che il gruppo di supporto di molti anziani LGBT includa antichi amori; ciò che emerge è un uso ampio del termine “famiglia”, che arriva a comprendere amici e persino animali.
Emblematico è il caso di Andrew, che nella propria famiglia annovera il partner, il proprio gatto, gli “amici gay” e solo per ultimi alcuni fratelli, ma non quelli con cui non ha più un buon rapporto.
Pare infatti, che, siccome i legami di sangue sono particolarmente precari per le persone LGBT (un’ostilità che risulta tanto più frequente quanto più si va indietro nella storia), gli anziani LGBT ricorrono e devono ricorrere ad una “famiglia d’elezione”, scelta autonomamente, per il proprio benessere in età avanzata.

Altre problematiche emergono in caso di morte del partner di una vita, soprattutto quando la relazione è nascosta.
Jeremy e David erano da anni in una relazione, quando sopraggiunge la morte di David che viene cremato contro il suo credo religioso. Jeremy, malgrado i tentativi, non ha il potere di far rispettare le volontà del partner, perchè è considerato solo un amico del defunto. Sempre a causa di questa “clandestinità”, Jeremy trova molto difficile elaborare un lutto che non gli viene riconosciuto se non da pochi stretti amici.
Può persino accadere che la famiglia del defunto non desideri la presenza del partner al funerale, a causa della propria ostilità riguardo alle relazioni del familiare.

La presenza di figli e nipoti, più rari per le persone LGBT, può essere di grande aiuto alla psiche di un nonno.

Un’etnografia di queste vite nel mezzo dell’intersezione tra anzianità e minoranza sessuale può certamente essere utile ed aprire gli occhi sia riguardo le condizioni degli anziani occidentali, sia riguardo le minoranze sessuali.

 

Fonte: Exploring the Impact of Sexual Orientation on Experiences and Concerns about End of Life Care and on Bereavement for Lesbian, Gay and Bisexual Older People su Sociology 2010

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