Woodstock, il festival che ha cambiato la musica e la storia

Agosto 1969. 800.000 ragazzi si radunano in un prato, vicino a una fattoria a 80 chilometri da Woodstock, si mettono tutti nudi e praticano il libero amore ascoltando la più bella musica di tutti i tempi.


È Giorgio Faletti che parla, alias La Carogna del film “Notte prima degli esami”. Racconta del Festival di Woodstock.
In quell’agosto 1969 in America si verifica un fenomeno senza precedenti; tre giorni che hanno cambiato la storia e la concezione della musica.
Il contesto storico in cui si svolge la vicenda è estremamente importante. Gli Stati Uniti sono reduci del 1968, anno simbolo del periodo di rivolte giovanili e operaie che in America, ma anche in Francia e poi in Italia, vogliono rivoluzionare la società. Nelle università americane le proteste erano iniziate contro le discriminazioni degli afroamericani e contro la guerra in Vietnam; in Francia le lotte avranno come bersaglio la politica di De Gaulle, mentre in Italia il sistema scolastico inadeguato. In questo stesso periodo si fanno strada gli ideali di pace e amore professati dai figli dei fiori. Una società di giovani che vogliono combattere la guerra con la pace. Suona come un’utopia.
Il fatto, in sintesi, è questo: nella cittadina di Bethel, New York, vicino a Woodstock, da cui poi prenderà il nome il festival, molti tra gli artisti più famosi del tempo si riuniscono per fare musica davanti ad un pubblico di giovani che arrivano da tutto il mondo. Si alternano sul palco, in una esibizione infinita, artisti di calibro internazionale, con brani che segneranno per sempre questa generazione e quelle a venire: Janis Joplin, Joan Baez, Joe Cocker, Jimi Hendrix, Santana, Crosby Stills Nash & Young, i Canned Heat e tantissimi altri. Il pubblico ascolta estasiato, avvolto nei fumi dell’hasish. Il numero di presenti sfora di molto le previsioni, le condizioni in cui vivono i ragazzi nei tre giorni di festival lasciano rasentano lo stato brado, soprattutto quelle igieniche. Inoltre, tra coloro che parteciparono a Woodstock ci fu anche chi lo vide con occhi diversi, ad esempio Eddie Kramer, il più autorevole produttore musicale dell’epoca, che aveva lavorato con i Beatles, i Rolling Stones e i Led Zeppelin. Kramer ricevette il compito di filmare l’intera durata dell’esibizione e definì in un’intervista come un caso eccezionale di perdita collettiva di controllo.
In ogni caso, merito del successo ottenuto e dell’ingente quantità di persone presenti, il Festival di Woodstock, che sarebbe dovuto terminare il 17 agosto, venne prolungato fino al giorno successivo: si concluse effettivamente il 18 agosto.
Tra le canzoni che divennero simbolo di questo festival ci sono “We shall overcome” di Joan Baez e l’inno americano, “The star spangled banner” ricreato dalla Fender Stratocaster distorta di Jimi Hendrix, che suonò per ultimo, la mattina del 18, con diverse ore di ritardo e buona parte del pubblico che se ne era già andata.


Quello che è certo è che Woodstock è stato un fenomeno ineguagliabile, una pietra miliare nella storia della musica. Non è stato, però, il primo del suo genere: infatti sull’isola di Wight, in Inghilterra si svolgeva già dal 1968 un festival analogo. Bob Dylan fu tra i grandi assenti di Woodstock proprio perché partecipò all’evento inglese, che si sarebbe tenuto a distanza di pochi giorni. Ma il successo che ebbe Woodstock fu senza precedenti, tanto che anche l’evento anglosassone ne trasse dei vantaggi e l’anno successivo registrò un incremento del pubblico, che ricercava tra i bracieri della rivoluzione di Woodstock nuove scintille da accendere.
In definitiva, l’eredità più importante che ha lasciato questo festival è quella di aver fornito l’occasione di realizzare un ideale; anche se per pochi giorni Woodstock ha fatto assaggiare la possibilità di vivere un’utopia.

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