Cinema porno oltre gli stereotipi: quando la pornografia è una scelta

Il cinema porno e la pornografia, così come il sex work e le altre professioni legate al sesso, non sono mai, secondo l’immaginario collettivo, scelte libere e consapevoli, ma questo é spesso solo uno stereotipo.

“Tutti hanno un’idea sbagliata delle pornostar. Pensano che siano stupide bambole che fanno questo lavoro perché sono disperate. Metà dei miei amici sono attori e attrici porno e sono tutte persone intelligenti, divertenti e gentili. Fanno questo lavoro perché amano il sesso”.

Così afferma Kirsten, la protagonista della prima puntata di Prossima stazione America, una serie di dieci video-ritratti creata da Duccio Chiarini per Internazionale. Si tratta di brevi interviste ad alcuni passeggeri con cui il regista fiorentino si trova a condividere dei viaggi negli Stati Uniti su treni a lunga percorrenza.

Incontrata durante il viaggio da Chicago a San Francisco, la pittrice e web designer Kirsten è l’orgogliosa moglie di Lily Cade, nota regista, sceneggiatrice e attrice di film porno statunitense. Tra le poche donne realmente lesbiche del porno, Lily Cade, dopo un esordio quasi casuale, é riuscita a coniugare nel business del porno l’alta libido e la passione per il cinema, che ha studiato presso la prestigiosa University of Southern California. Cade oggi lavora per diverse produzioni di cinema pornografico, dirige film con uno stile personale ed è stata candidata a numerosi Avn Awards, gli Oscar del porno su cui David Foster Wallace aveva scritto il reportage “Il figlio rosso e grosso” nella raccolta di saggi “Considera l’aragosta”.

Kirsten Cade

Come dichiarato da Kirsten, senza dubbio esistono giovani uomini e donne che vengono sfruttati dall’industria della pornografia o che si ritrovano a intraprendere questa carriera perché privi di alternative, ma sono assai meno numerosi di quello che si pensa. La maggior parte delle persone conosciute da Kirsten ha scelto per passione questo lavoro e in maniera consapevole. Si tratta infatti sempre di professionisti: il sesso dei film porno richiede concentrazione e professionalità, dato che ha una durata e un’intensità superiori rispetto al sesso quotidiano e ai professionisti del porno viene imposto di tenere costantemente sotto controllo la propria salute.

Un altro interessante spaccato sul mondo della pornografia viene offerto dal documentario Netflix “Hot Girls Wanted: Turned On”, girato da Jill Bauer e Ronna Gradus come seguito ideale del loro “Hot Girls Wanted”. Alcune delle sei puntate della serie di documentari, che esplora il rapporto tra sesso e tecnologia, ruotano infatti attorno alle vite di alcuni professionisti del cinema porno, mettendone a nudo le insicurezze e i sogni.

Di queste “Women on top” mostra la passione e la determinazione con cui Holly Randall e Erika Lust si sono create uno spazio nel cinema e nella fotografia a luci rosse, che arricchiscono attraverso una prospettiva femminista. “Owning It” narra invece la vita dell’ambiziosa e talentuosa Bailey Rayne, che da interprete e occasionale webcam girl é diventata anche imprenditrice nell’industria del porno. Rayne, con passione e professionalità ma anche distacco, sceglie e assume nuove e giovani attrici porno, cercando di sfruttare la sua esperienza per far sì che le tentazioni del rapido successo non rovinino loro la carriera.

Particolarmente interessante è la prospettiva maschile di “Move It”, in cui un attore e un agente raccontano le ragioni per cui hanno intrapreso una carriera nella pornografia, tra aspirazioni e difficoltà. Entrambi inizialmente guidati dal caso e dai “soldi facili”, trovano nel cinema a luci rosse qualcosa che li completa e rende orgogliosi.

L’attore, ex sportivo che ha iniziato a lavorare nel porno soprattutto per gli stereotipi legati al colore della sua pelle, riflette sul fatto che il cinema porno sia l’unico ambito dove parlare di razze sia tollerato. Paradossalmente però, proprio per questo risulta molto più inclusivo della realtà esterna, dove la discriminazione verso i neri preclude molti lavori. Nonostante la pressione su di lui e sulle sue performance sia molto forte, l’attore è soddisfatto di quello che il suo lavoro involontariamente lo porta a fare. Secondo lui infatti, il sesso apparentemente violento da lui praticato nei film, sfogherebbe il bisogno degli spettatori di metterlo in atto anche nella realtà.

L’agente di cinema porno invece, dopo aver svolto ogni tipo di lavoro umile, si ritrova improvvisamente e con entusiasmo in un mercato che incoraggia e premia i suoi sforzi, la sua creatività e le sue ambizioni, permettendogli di crearsi una solida professionalità. Si scontra però di fronte al rifiuto cieco del padre, che gli chiede fermamente di trovare un qualsiasi altro lavoro “rispettabile”.

Credits immagini: Darlin Magazine, Internazionale, Netflix

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