Il Museo della Musica di Venezia: la liuteria settecentesca “in vitro” e Antonio Vivaldi

«Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica”, potrei pensare soltanto a “Venezia”». Così scrisse Friedrich Nietzsche in Ecce homo (1888). Venezia, infatti, è tutt’ora considerata tra le città più musicali in Europa, tanto che fu proprio qui che si aprì il capitolo più rilevante della storia della musica, tra Sei e Settecento. Il Museo della Musica di Venezia, oggi, è la testimonianza dell’importanza che la musica ebbe – e ancora ha – nella città lagunare, attraverso un viaggio nel mondo della liuteria.

Chiesa di San Maurizio dove è ubicato il Museo della Musica di Venezia (Campo San Maurizio)

La Chiesa di San Maurizio di Venezia, non molto distante dalla famosa Piazza San Marco, ospita una piccola, ma interessante mostra di strumenti musicali, frutto dell’attività artistica che rese grande la cultura italiana: la liuteria. Tra Sei e Settecento, Venezia ebbe la fama di essere l’officina di «grandi liutai o costruttori di istromenti», tradizione mutuata dalle famose botteghe liutaie di Cremona, in particolar modo dalle famiglie Amati, Guarnieri e Stradivari. La Scuola di Venezia, invece, poteva vantare tra le sue file liutai di grande valore, tra cui Matteo Goffriller, Domenico Montagnana, Santo Serafico e Francesco Gobetti. Data l’importanza della liuteria veneziana nel XVIII secolo, il Museo della Musica accoglie al suo interno grandi teche, dentro le quali sono posizionati violini, viole d’amore, violoncelli, trombe marine, viole da gamba, chitarre, ma anche clarinetti, clavicembali, fagotti ed arpe, firmati dai più grandi bottegai italiani del Settecento, non solo di Venezia. Agli strumenti sono affiancati trattati di musica, antichi spartiti musicali, raccolte di incisioni d’argomento musicale, manuali per la costruzione degli strumenti ed intavolature. La mostra è aperta al pubblico e permette di apprezzare il cuore della collezione del Maestro Artemisio Versari, intitolata “Antonio Vivaldi ed il suo tempo”, messa insieme in alcuni decenni di appassionata e instancabile ricerca, al fine di preservare un pezzo di cultura musicale inestimabile.

Esempio di violino e viola d’amore del Settecento

Per comprendere meglio la Mostra “Antonio Vivaldi ed il suo tempo” è necessario ripercorrere brevemente gli accadimenti storici grazie ai quali Venezia acquisì un ruolo senza pari in Italia in ambito musicale, tra il XVII ed il XIX secolo. Nel periodo della nascita e dell’infanzia di Vivaldi, il declino economico e politico che vessò la Serenissima era già avanzato: la scoperta del Nuovo Mondo, di nuove vie verso l’Oriente, l’imporsi delle potenze mercantili inglesi e tedesche e delle abilità manifatturiere del nord Europa fecero sì che la Dominante perse il suo ruolo di “ponte commerciale” tra Europa ed Asia a partire dal Seicento. Fu così che a Venezia, i patrizi iniziarono a volgere il proprio interesse verso l’arte, la cultura e la musica. È proprio nella città lagunare che, nel 1637, venne costruito il primo teatro ligneo, pubblico e destinato alle opere in musica: il Teatro San Cassiano. Venezia divenne presto la città più ricca di teatri che contribuirono alla realizzazione della “Scuola veneziana” e del suo sistema operistico-impresariale. Per questo motivo, la Serenissima divenne una delle città fondamentali del famoso “Gran tour” e per molti artisti e musicisti rappresentava una tappa obbligata per la propria formazione (basti pensare ai soggiorni di Hasse, Lotti, Galuppi, Caldara, Marcello, Jommelli, Propora, Albinoni, Tartini, Cimarosa, Händel, i due Scarlatti, Quantz, Mozart). Oggi, Venezia è nota non solo per musicisti di talento o complessi musicali conosciuti in tutto il mondo, ma anche per le istituzioni private che si dedicano all’interpretazione di spartiti del passato, anche utilizzando degli strumenti antichi, simili a quelli esposti nella Chiesa di San Maurizio. Quest’ultimo è il caso degli “Interpreti veneziani” – in particolare Paolo Cognolato, Robert De Pieri e la famiglia Amadio – ovvero gli ideatori del Museo della Musica, fondato nel 2002.

Ritratto di Antonio Vivaldi (Venezia 1678 – Vienna 1741). Artista anonimo.

Tra i compositori più prolifici nel periodo che si estende dal Barocco all’età dei Lumi giganteggia senza dubbio la figura di Antonio Vivaldi (1678-1741), dedicatario della Mostra a Venezia. Messo al mondo da Camilla Calicchio ed il bresciano Giovanni Battista Vivaldi il 4 marzo 1678 a San Martino di Castello, Antonio aveva un destino già designato: l’origine del padre influì notevolmente sulle scelte future del figlio, infatti l’attività liutaria ebbe i suoi esordi a Brescia alla fine del Quattrocento (allora territorio veneziano, ora in Lombardia). Considerato l’esponente di spicco della musica italiana barocca, Antonio divenne sacerdote nel 1703, incarico per il quale ottenne l’appellativo di “Prete rosso”, a causa dei capelli del medesimo colore. Presto, però, fu dispensato dal dire messa per motivi di salute: Vivaldi, infatti, fu afflitto durante la sua vita di una “strettezza di petto” (probabilmente si trattava di asma). Malattia a parte, fu immediatamente la musica ad esigere la sua attenzione: con l’aiuto del padre, anche lui eccellente musicista, divenne un violinista apprezzato e fu presto assunto dal Conservatorio della Pietà come “Maestro di Violino e di Choro” e, in seguito, come “Maestro di Cappella da Camera” dal 1718 al 1720 presso il Ducato di Mantova.

Fondamentale fu il periodo dell’insegnamento alla Pietà, durante il quale Vivaldi indirizzò alla musica le sue “putte”, per le quali compose, per oltre trent’anni, canti e musica per violino ed altri strumenti poco usuali (zampogna, salterio, viola all’inglese, corno, timpani). Attivi dalla seconda metà del Seicento, i quattro Conservatori veneziani (Ospedale della Pietà, Ospedaletto, Incurabili e Mendicanti) sono definiti da de Brosses delle istituzioni benefiche

«Formate da fanciulle bastarde ed orfanelle, e da quelle che i loro genitori non sono in grado di educare. Sono educate dallo Stato e le istruiscono per farne delle eccellenti musiciste. Quindi, cantano come angeli e non c’è strumento, per grosso che sia, che possa far loro paura: musica eccezionale, qui, è quella degli ospizi»

Spartito di Benedetto Marcello

Oltre all’insegnamento, Vivaldi componeva musica strumentale per privati ed occasioni pubbliche. Si cimentò sia in opere liriche, in provincia e presso il Teatro Sant’Angelo (Ottone in villa, Bajazet, Catone in Utica ecc.), ma, soprattutto, in concerti, molti dei quali furono pubblicati in raccolte recanti dei titoli curiosi, tra cui L’estro armonico, La stravaganza, Il cimento dell’armonia e dell’invenzione. Quest’ultimo contiene i quattro concerti più famosi di Vivaldi: Le quattro stagioni per violino solista concertante e orchestra da camera d’archi. Ogni stagione è suddivisa in tre movimenti (Allegro-Adagio-Allegro), secondo uno schema che l’artista adottò per la maggior parte dei suoi concerti e, insieme, sono un importante esempio di musica a programma in Italia: la musica, considerata da Vivaldi come arte dotata di un carattere descrittivo ed evocativo, è in relazione ad un contenuto extramusicale (in questo caso, ai sonetti che trattano di ogni singola stagione, scritti da un poeta anonimo o dallo stesso Prete rosso). Vivaldi morì nel 1741 a Vienna, città in cui si era trasferito per continuare con la sua carriera musicale perché, secondo de Brosses,

«[Vivaldi] non era stimato come meritava in questo Paese, dove tutto deve essere alla moda, dove le sue musiche sono ascoltate da troppi anni, mentre normalmente già la musica di un anno prima non è più presa in considerazione»

Esempio di clarinetti di fine Settecento

All’interno del Museo della musica, è possibile acquistare gadget musicali, CD o libri che consentono al visitatore di conoscere il meglio delle produzioni veneziani del passato e del presente. La Mostra alla Chiesa di San Maurizio racconta la storia della musica veneziana nella sua epoca aurea, attraverso l’esposizione di oltre centocinquanta capolavori musicali, utilizzati dai maggiori musicisti, primo tra tutti Antonio Vivaldi. Per quest’ultimo, indifferentemente adagiato in una fossa comune a Vienna, esiste solo un modo per essere adeguatamente ricordato e apprezzato: essere riascoltato.

 

Fonti: visita da parte dell’autrice

Foto: dell’autrice; panoramio.com; wikipedia.org

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