La storia dell’amore, il sentimento che va oltre il tempo e lo spazio

Radu Mihaileanu torna con un nuovo, intenso e coinvolgente film. Dopo “Train de vie” e “Il concerto” arriva “La storia dell’amore”.

Non è possibile raccontare di cosa parla “La storia dell’amore”, la trama è troppo complessa e stratificata: ci sono un ragazzo e una ragazza, Leo e Alma, che si amano perdutamente negli anni Trenta in un paesino della Polonia che presto verrà invaso dai tedeschi, ci sono un uomo ed una donna più maturi, sempre Leo e Alma, che a New York non possono più amarsi come si erano promessi prima di abbandonare la Polonia, c’è un manoscritto andato perduto che racconta l’amore tra i due ragazzi, c’è un vecchio solitario e svitato che vive solo nella China Town di New York e che ogni settimana si reca in libreria per sapere se è stato pubblicato un libro che ha come titolo “La storia dell’amore”, ed infine ci sono due ragazzini ebrei, Alma e Bird, figli di una traduttrice a cui è stato affidato il compito di tradurre un misterioso romanzo di cui quasi nessuno conosce l’esistenza.

Caotico, il tutto può sembrare un groviglio di insensate e poco chiare connessioni, questo vuole Nicole Krauss – autrice dell’omonimo romanzo da cui è stato tratto il film – e lo stesso vuole, anzi esige, Radu Mihaileanu, che di racconti complicati da trasporre sullo schermo se n’è occupato fin dai tempi di “Train de vie”. Un plot complesso, frammentato e sovrapposto, è questo il punto di forza di un film che come unico obiettivo ha quello di narrare esaustivamente le varie tappe di una vita e dell’amore che la percorre, la segna e la contraddistingue. Alma (quella polacca), per il regista, non è solo un personaggio, è un filo rosso, che lega, materialmente o spiritualmente, tutti i personaggi, li invita a riprendere in mano le proprie esistenze a partire dal momento esatto in cui esse si sono interrotte. L’impronta lasciata da Alma, tanto incisiva da poter essere considerata quella di un deus ex machina, sembra essere immortale: la sua eterea bidimensionalità, la sua intrinseca compostezza – inviolabile nonostante i suoi gesti dimostrino l’esatto contrario – spingono chiunque la “incontri” a provare una sorta di magico e malefico innamoramento che lo spinge a dipendere completamente – e spesso inconsapevolmente – dalle sue prese di posizione.

“La storia dell’amore”, nonostante sembri essere un compendio della trattatistica amorosa, riesce ad affrontare con attenzione e cura varie tematiche ulteriori: il confronto generazionale, l’emigrazione, l’amore per l’arte nuda e cruda, quella che arriva dritta al cuore senza la necessità di troppi orpelli ornamentali. C’è sentimento, c’è passione, c’è voglia di raccontare la vita, in un’epoca in cui il cinema è fatto di effetti speciali, si torna alla narrazione spogliata di ogni posticcio e artefatto edonismo. La bellezza per Mihaileanu risiede nei sorrisi, nei prati verdi, nelle mani di due innamorati che si incontrano e si intrecciano nell’emulazione e nella riproposizione di puerili giochi infantili. La grandezza, invece, si ritrova nelle sublimi interpretazioni di un cast in stato di grazia: Gemma Arterton, Derek Jacobi e la giovanissima Sophie Nélisse, si superano e conferiscono intensità, umanità e charme ai loro personaggi, rendendoli memorabili.


Di pregio, come se ciò che è stato detto fino ad ora non bastasse, la capacità di spostarsi abilmente da uno spazio all’altro: nel passaggio da una realtà polacca quasi arcadica a una New York frenetica e cosmopolita si conserva una continuità narrativa coerente e per nulla anacronistica (cosa che non raramente accade nei film che giocano sulla narrazione alternata). Nessun buco, nessuna lacuna, nessuna incongruenza o sbavatura. Il calibrato e soppesato equilibrio di questa pellicola, se non fosse tanto coinvolgente e confortevole, risulterebbe quasi spocchiosamente irritante. Purtroppo o per fortuna, ciò non accade e dunque “La storia dell’amore” può, definitivamente, essere considerato un ottimo inizio di stagione cinematografica. Il film arriva in sala il 31 agosto.

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