Diabete mellito e falsi miti: guida a una malattia discriminata

Il diabete mellito è una malattia universalmente nota, ma circondata da falsi miti e pregiudizi.

A differenza di quello che si crede, il termine “diabete” in ambito medico copre una vasta e diversificata serie di disturbi, il cui sintomo più appariscente è la poliuria, ovvero l’abbondante produzione di urine di chi ne é affetto. Comunemente però si indica con “diabete” soltanto quello che in medicina viene definito diabete mellito o “diabete dolce”, un disturbo del metabolismo caratterizzato da instabilità nella concentrazione di glucosio nel sangue, ovvero da un frequente passaggio da condizioni di ipoglicemia a condizioni di iperglicemia.

Come scoperto nel 1921 dai ricercatori canadesi Frederick Banting e Charles Best, l’organismo delle persone affette da diabete mellito è carente di un ormone detto insulina, la cui funzione più nota è quella di regolare il livello di glucosio nel sangue. La sostanza prende nome dall’area del pancreas da cui viene prodotta, nota come Isole di Langerhans. Nel 1923, Banting e lo scienziato John Macleod scoprirono che una persona affetta da DM può supplire alla carenza tramite somministrazioni di insulina esterna.

Senza addentrarsi nell’ambito medico, si può affermare che oggi vengono riconosciute due forme principali di diabete mellito dette DM di tipo 1 e DM di tipo 2, spesso confuse tra loro, nonostante siano molto diverse.

Tra i due è sicuramente più noto il DM di tipo 2 o “diabete degli adulti”, forma che compone il 90% dei casi registrati di diabete. Si tratta di un difetto nella produzione di insulina che insorge tendenzialmente durante la seconda e terza età oppure di una forma di insulino-resistenza sviluppata con l’età. Può comparire in individui predisposti geneticamente che abbiano uno stile di vita sedentario, problemi di peso o un’alimentazione scorretta e l’obesità viene annoverata tra i maggiori fattori di rischio, dato che la crescita di tessuto adiposo ostacola la produzione di insulina. Non incompatibile con l’obesità è anche il DM di tipo 1 o “diabete giovanile”, così detto perché compare durante l’infanzia e adolescenza. Questa forma più rara si presenta generalmente come un disturbo autoimmune che causa la distruzione delle cellule Beta nel pancreas, comportando l’assenza della produzione di insulina. È causato da fattori genetici e ambientali e a differenza del DM di tipo 2, non può essere prevenuto; la sua comparsa infatti non ha in genere legami con lo stile di vita.

Tuttavia, per quanto riguarda entrambe le forme, è molto radicato il falso mito che il diabete sia qualcosa di “meritato” a causa di uno stile di vita scorretto. In particolare si crede che sia un eccessivo consumo di dolci e zucchero a causare la patologia o che soltanto le persone obese o sovrappeso possano svilupparla. In realtà, anche se il peso è un importante fattore di rischio, non è l’unico: espone al diabete anche una determinata  storia familiare di malattie, essere sopra i 40 anni appartenere ad alcune etnie.

A differenza di quello che si crede, inoltre, le persone diabetiche non hanno bisogno di una dieta speciale e possono mangiare dolci, zuccheri e carboidrati, tenendo conto dell’indice glicemico e della quantità di insulina da iniettarsi.

Molto pericolosa inoltre la credenza che il diabete di tipo 2 manifesti sempre dei sintomi e che quindi sia facilmente individuabile. In realtà molte persone diabetiche non sanno di esserlo proprio perché i sintomi sono miti e facilmente equivocabili, come frequente bisogno di urinare e aumento di sete e fame. Il diabete di tipo 2 può svilupparsi lentamente e si può infatti entrare in una cosiddetta fase di pre-diabete, che rende molto esposti al diabete ed è assolutamente non da sottovalutare anche se guaribile. Esistono inoltre alcuni casi di regressione del diabete di tipo 2, ma il diabete mellito é un disturbo cronico. Dato che il DM di tipo 2 é una malattia progressiva spesso si pensa erroneamente che l’insulina non sia indispensabile.

È infatti molto diffusa l’idea errata che il tipo 2 non sia grave quanto il tipo 1: si tratta invece in entrambi i casi di malattie molto importanti. Se non trattate possono portare a morte e disabilità, con collasso dei reni, cecità, neuropatia, necrosi degli arti, attacchi di cuore e infarti.

Paradossalmente però la sanità pubblica, affidata alle Regioni, non sempre percepisce la pericolosità del diabete: é il caso della Regione Lombardia dove non tutti gli strumenti di misurazione, indispensabili al malato più volte al giorno, sono forniti gratuitamente in quantità sufficiente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *