L’armonia delle Dolomiti: storie di musica e montagne

La musica si può riscoprire anche nei luoghi più inaspettati. È il caso delle dolomiti, dove, immersa in uno sfondo magico, la tradizione musicale ha radici profonde.

I boschi del Trentino sono tra i più affascinanti presenti in Italia. Distese di verde sterminate, cieli tersi, il rosa delle montagne quando il sole tramonta. Ma limitare la bellezza di questi luoghi alla sola vista sarebbe davvero riduttivo; anche l’udito è molto corteggiato. La musica è senza dubbio una tradizione che, qui, è portata avanti da secoli e la si può scoprire in ogni dove se solo la si cerca con attenzione.
Si prendano ad esempio i boschi, il classico scenario montano.
I boschi trentini sono un luogo privilegiato per la crescita dell’abete rosso. Fin qui niente di particolarmente stupefacente dato che in montagna ci sono i pini. Ma l’abete rosso non è un albero qualsiasi. La sua storia si intreccia da ormai diversi secoli con quella musicale. Si racconta che nel Seicento Stradivari in persona si aggirasse tra i boschi della località trentina di Paneveggio, ad un passo dalle Pale di San Martino; si recava di persona a scegliere gli abeti rossi che fornivano la migliore capacità di risonanza per la costruzione dei suoi pregiati violini. La cassa di risonanza permette allo strumento di vibrare, amplificandone il suono e rendendolo caldo e penetrante. È una caratteristica fondamentale per gli strumenti classici, che non vengono amplificati come le chitarre elettriche. Il violino in primis è lo strumento che beneficia maggiormente di una buona cassa di risonanza.
La spiegazione che si nasconde dietro questa scelta è la seguente: all’interno degli abeti rossi i canali linfatici sono particolarmente dritti e privi di nodi, fatto che permette loro di trasformarsi in minuscole canne d’organo che fanno risuonare questo legno meglio di altri tipi.

Si racconta infine che gli alberi dovessero essere tagliati verso l’inizio dell’inverno, quando vi era minor quantità di linfa nei canali, che quindi potevano risuonare più liberamente.

La richiesta di questi pregiati legni rimane molto alta, anche se non è più Stradivari in persona a domandarli, ma i grandi liutai giapponesi.

Se questa storia non è sufficiente per convincere il lettore che la musica è parte integrante della tradizione di queste montagne si pensi allora ad un altro esempio: i cori.
I cori di montagna costituiscono una delle forme più tradizionali ed antiche di “fare musica”. Fortunatamente sembra che questa tradizione non voglia farsi dimenticare. Il canto e la montagna sono legati da tempo: alpini, montanari, pastori cantavano della loro montagna, delle stagioni, dei luoghi della loro vita e talvolta anche delle catastrofi che la natura causava.
In Trentino questa è una tradizione sentita e tutelata. Quasi ogni paese ha il suo coro: circa 200 cori in tutto il trentino, una ricchezza artistica senza eguali in Italia.
Oggi come allora si canta a cappella, senza alcuno strumento che accompagna le voci degli uomini (spesso le formazioni sono costituite da un organico unicamente maschile) che cantano i valori genuini di un tempo. Nelle armonie calde e melodiose, nelle voci e negli accenti tipici, nelle parole delle canzoni, nella musicalità dei canti si erge in tutta la sua maestosità una tradizione che è ancora forte: di semplicità, di fraternità e condivisione.

Ogni anno si svolge una rassegna intitolata, giustamente “I suoni delle dolomiti”, che si impegna ad invitare artisti di fama internazionale che si esibiscono, suonano, cantano, raccontano, tra i boschi e sulle vette del Trentino, in un ambiente spettacolare come quello delle Dolomiti.

Nei cori trentini, nei boschi di abeti, così come in altrettanti luoghi racchiusi tra le Dolomiti si può udire chiaramente qual è lo spirito che lega le persone a queste montagne, amate, a volte anche temute, ma sempre rispettate.

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