Neuralink: simbiosi tra uomo e macchina, il nuovo progetto di Elon Musk

Con il suo nuovo progetto “Neuralink”, Elon Musk apre le porte ad uno studio approfondito sull’intelligenza artificiale ed una sua pratica applicazione, lasciando intravedere derive al limite della fantascienza.

In molti hanno sentito parlare almeno una volta dell’eccentrico imprenditore sudafricano naturalizzato statunitense Elon Musk, e se il ricordo è vago e va scemando, è sufficiente un conto su Paypal ed ecco vederlo apparire tra i nomi dei fondatori del sito. Tra le sue più famose creazioni vi sono l’azienda SpaceX (Space Exploration Technologies Corporation) e la Tesla Motors: la prima ha conquistato il primato di unica compagnia privata ad avere inviato un veicolo spaziale alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nell’ambito del programma Commercial Orbital Transportation Services della Nasa, rifornendola ed accaparrando un contratto di ben dodici voli, la seconda è un’azienda automobilistica che ha come obiettivo la realizzazione di modelli elettrici ad alte prestazioni (di cui ricordiamo qui Tesla Roadster, Model S, e Model X, l’ultimo presentato il 31 Marzo 2016) e secondo una classifica di Forbes sarebbe la più innovativa al mondo.

Non tutti però sono forse al corrente del fatto che Musk ne abbia combinata di recente un’altra delle sue, non contento infatti di aver investito anche nel fotovoltaico con Solarcity, nelle biotecnologie con Halcyon Molecular, e nello studio di un nuovo innovativo sistema ad alta velocità con Hyperloop, il futurologo ha deciso di estendere il suo campo di ricerca anche alle neuroscienze: fondando Neuralink, i cui sforzi si dirigono verso la creazione di un’interfaccia cervello-computer impiantabile.

Aprendo il sito della neonata compagnia emerge un misto di emozioni, le rimembranze letterarie oscillano dal Doctor Faustus nella triade magica dei suoi autori (Marlowe, Goethe, Mann), alle sfumature gotiche di Frankenstein, sino agli autori di fantascienza e alle derive più recenti e innovative di questa nel movimento del cosiddetto cyberpunk, incarnato da Gibson, Dick, Ballard, Headroom e molti altri. Provando un momento a fuggire la fascinazione per vagliare razionalmente il progetto, ci imbattiamo nel campo medico che è paradigma di questo tipo di ricerca: impianti nel cervello e tecniche avanzate di stimolazione cerebrale profonda sono infatti già impiegate nella cura di malattie come il Parkinson o l’Alzheimer. Tuttavia il loro utilizzo è ridotto a causa dell’elevata invasività di questi interventi, rappresenta “l’ultima spiaggia”, nel caso in cui le condizioni dei pazienti siano particolarmente critiche e l’azzardo valga perciò la candela. Primo grande ostacolo da arginare è perciò quello dei rischi annessi all’operare sulla zona più sensibile del nostro corpo e al suo superamento mira il team di Musk, con l’obiettivo della realizzazione di impianti che siano del tutto compatibili ai nostri tessuti cerebrali, il secondo è certamente l’oscurità dell’argomento “cervello”, per quanto infatti in questi anni si stiano spendendo fiumi di inchiostro in merito, quest’organo rimane ancora un affascinante sconosciuto le cui funzioni sono lontane dall’essere state compiutamente mappate. Eppure questi coni d’ombra non sembrano scoraggiare Elon e il suo team, che ha già raccolto personalità del calibro di Vanessa Toslosa del Lawrence Livermore National Laboratory, di Philip Sades dell’Università della California e di Timothy Gardner dell’ateneo di Boston, tra gli altri esperti del settore. L’obiettivo dichiarato a breve termine è quello di migliorare le metodologie mediche (Neuralink è stata infatti registrata lo scorso luglio come società attiva in campo medico), ma le derive ultime sono imprevedibili e al limite della fantascienza: Elon parla infatti della creazione di “lacci neurali” in grado di aumentare vertiginosamente la capacità di comunicazione con i nostri mezzi digitali, sino al miglioramento delle nostre comuni facoltà cognitive quali la capacità di calcolo. Uno scenario soltanto accennato per ora ma dalle forti implicazioni anche etiche, come ricorda Elon stesso in un suo post su Twitter in cui già lasciava trapelare segnali:

 

Altre società dagli intenti simili intanto sorgono: lo stesso Facebook, per dirne una, sta lavorando ad una soluzione che permetta di semplicemente pensare parole o frasi trascrivendole sullo schermo automaticamente. E nuovi interrogativi, nuove frontiere affiorano, nella spinta al progresso – a volte benigna a volte pericolosa- che sempre anima l’umano.

 Valentina Nicole Savino

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