Death Note il film su Netflix tratto dall’omonimo manga

“Death Note”, il film originale Netflix diretto da Adam Wingard, tratto dall’omonimo manga giapponese scritto da Tsgumi Oba e disegnato da Takeshi Obat, era “l’evento dell’estate” tanto atteso dai fan e dai curiosi su cui si sono riversate svariate polemiche.

Cosa c’è di così interessante in un mostro come Ryuk? Probabilmente gli affezionati saprebbero rispondere al quesito, ma chi si è limitato alla visione del film si trova davanti ad una sottospecie gigante di folletto dispettoso (che dovrebbe essere una figura portatrice di morte) somigliante ad un istrice sadica e parlante a cui ha donato la voce tenebrosa Willem Dafoe (unica nota favorevole alla caratterizzazione del personaggio).

Ryuk, senza che se ne conosca il motivo, sceglie Light; un adolescente nel pieno della pubertà che pare essere di indole buona, ma facilmente corruttibile e malleabile. Light porta dentro di sé un grande risentimento verso il padre poliziotto (Michael Shamus Wiles) che accusa consciamente di non aver fatto giustizia per la morte prematura della madre.

Light – a cui dà volto e voce, con tanto di acuti ridicoli, Nat Wolff – si trova a possedere un quaderno che ha il potere di sentenziare la morte: a lui basta essere a conoscenza del volto e del nome della persona. Sentendosi investito del potere divino di fare giustizia, fa razzia – insieme alla sua complice Mia (Margaret Qualley), personaggio assetato di sangue senza alcun spessore – di nomi e volti appartenenti a innumerevoli delinquenti presenti negli schedari della polizia mondiale.

Ambientato in una cupa e grigia Seattle gli unici colori sono quelli dei dolciumi di cui si nutre, in maniera assurda e ingorda, L (Lakeith Stanfield) che raffigura una brutta copia adolescente, dalle vesti e pose simili a quelle di un ninja, del noto investigatore Sherlock Holmes. Il giovane infatti non dorme, ha un assistente a cui è molto legato, cerca di non farsi riconoscere celando la sua identità ed evitando di mostrare il suo volto ed è chiamato ad investigare su un caso che il capo della polizia, nonostante gli indizi sotto il suo naso, non riesce a risolvere.

Prima dell’arrivo di L l’antieroe Light, attraverso la firma che lascia scritta vicino alle vittime, è convinto di essere un giustiziere dalla parte dei buoni, poiché per lui è nato nel mondo una sorta di culto religioso. Non si rende conto però che sta perdendo il controllo. Infatti Light è costretto, tra una smorfia e l’altra, ad accettare che il suo amore per Mia non è realmente corrisposto e solo a questo punto riesce a riscattarsi per il geniale piano che conclude il film, ma che lascia spazio ad un eventuale proseguo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Death Note il film su Netflix tratto dall’omonimo manga”