“Ero straniero”, inclusione e integrazione per i lavoratori stranieri

Sempre più cittadini stranieri trovano la via dell’integrazione in Italia attraverso il lavoro, ma il fenomeno dell’immigrazione é ancora guardato con ostilità e sospetto.

Si é conclusa pochi giorni fa con successo la raccolta firme della campagna “Ero straniero- L’umanità che fa bene”, nata per iniziativa della leader dei Radicali italiani Emma Bonino e lanciata lo scorso 12 aprile in una conferenza stampa al Senato. Attraverso una legge di iniziativa popolare, che ha raccolto più di 85.000 firme e che é stata presentata in Parlamento il 27 ottobre, la campagna prende una netta posizione sulla situazione dell’immigrazione in Italia. La campagna infatti punta a superare le difficoltà e le contraddizioni della legge Bossi-Fini e a modificare l’immagine pubblica del fenomeno.

Troppo spesso finora la politica italiana ha infatti incoraggiato una narrazione della migrazione intessuta di pregiudizi, luoghi comuni e informazioni false per guadagnare consensi. Con la legge di iniziativa popolare “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, “Ero straniero” desidera invece scardinare questi preconcetti attraverso inclusione e lavoro.

La legge, che è stata promossa dai Radicali Italiani insieme a numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione e tante associazioni locali, andrebbe a sostituirsi all’attuale Bossi-Fini, in vigore dal 10 settembre 2002. Questa ha sostanzialmente introdotto il rilascio di un permesso di soggiorno agli immigrati solo in presenza di un lavoro effettivo, con una sanatoria per la regolarizzazione di colf e badanti, l’espulsione degli immigrati non regolari con accompagnamento alla frontiera, l’inasprimento delle pene per i trafficanti di esseri umani e la possibilità di ricorrere alla Marina militare per contrastare il traffico di clandestini.

La legge Bossi-Fini risulta oggi sempre meno adeguata: la chiusura delle frontiere di molti Paesi europei ha trasformato l’Italia da paese di transito a residenza finale di molti stranieri, con un notevole aumento delle richieste d’asilo. Nei primi sei mesi del 2016 sono state respinte il 60% di queste, mettendo a rischio di irregolarità almeno 100.000 persone. La politica e la burocrazia, frammentarie e contraddittorie, hanno creato infatti una situazione di stallo: migliaia di persone straniere rischiano di non poter lasciare l’Italia perché impossibilitate ad entrare in altri Paesi europei, ma, pur costrette a rimanere, non possono qui svolgere una regolare attività lavorativa perché prive dei documenti e delle abilitazioni necessarie. Prive di permesso di asilo non posso essere assunte, rendendo impossibile una regolarizzazione successiva: si entra in un circolo vizioso di clandestinità permanente.

Il fenomeno migratorio non é più trascurabile ed é inoltre destinato a crescere: si calcola che gli stranieri in Italia siano circa l’8,2% della popolazione e che il loro contributo alla crescita della ricchezza nazionale sia di quasi 100 miliardi l’anno (quasi 8 punti di PIL). Per mantenere il fabbisogno produttivo del Paese e rendere sostenibile il sistema previdenziale si prevede inoltre la necessità di un aumento degli stranieri di circa 1,6 milioni tra il 2015 e il 2025, a sostituire gli 1,8 milioni di italiani in età lavorativa che verranno a mancare in questo arco di tempo.

La nuova legge propone quindi l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo di 12 mesi e incontri mediati tra datori di lavoro e stranieri non comunitari per facilitarne l’ingresso nel mondo del lavoro.
La proposta di legge intende inoltre ripristinare il sistema degli sponsor, originariamente descritto nella legge Turco-Napolitano, anche da parte di singoli privati per garantire al cittadino straniero la disponibilità di un alloggio e di risorse finanziarie adeguate per il periodo di permanenza sul territorio nazionale.

Sul modello di Spagna e Germania, è prevista anche la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”, ovvero cittadini in situazione di soggiorno irregolare, quando dimostrabile un’attività lavorativa o dei legami familiari in Italia o un’assenza comprovata di legami concreti con il Paese di origine. Tale possibilità è estesa anche agli stranieri a cui sia stato negato l’asilo qualora abbiano maturato un percorso formativo o integrativo fruttuoso, misura di inclusione che si intende migliorare e incentivare su scala nazionale e locale.

Emma Bonino

Si punta infatti a un’accoglienza diffusa in maniera capillare sul territorio, attraverso l’insegnamento della lingua, la formazione professionale e il miglioramento dell’inserimento lavorativo delle persone straniere.
L’operazione sarà inoltre facilitata aumentando  l’efficienza dei centri per l’impiego tramite finanziamenti dei fondi europei FAMI per accoglienza e integrazione, anche con la creazione di sportelli specializzati nei servizi per richiedenti asilo e rifugiati.
Il vero e proprio “salto” rispetto alla situazione originaria sta però nell’equiparazione dei diritti dei lavoratori stranieri con quelli italiani, come la possibilità di godere dei diritti previdenziali e sociali maturati in Italia anche in caso di rimpatrio definitivo. Si chiede poi l’estensione di quelle prestazioni di sicurezza sociale che richiedono il permesso di soggiorno di lungo periodo, come assegno di natalità e indennità di maternità di base, anche agli stranieri dotati di un permesso di un solo anno.

Si prevedono inoltre interventi legislativi nazionali perché tutte le Regioni attivino in maniera uniforme le norme che regolano l’accesso alle cure per gli stranieri non iscrivibili al Sistema Sanitario Nazionale. In questo modo verrebbero equiparati i diritti assistenziali di immigrati comunitari ed extracomunitari, garantendo ai minori stranieri gli stessi diritti di cura di quelli italiani, indipendentemente dalla loro situazione giuridica.
Fondamentali per una perfetta integrazione, secondo la nuova proposta di legge, anche la concessione della possibilità di votare e candidarsi come rappresentanti politici alle elezioni amministrative a stranieri in possesso di permesso di soggiorno. La legge infine chiede l’abolizione del reato di clandestinità.

Una delle critiche spesso rivolte ai lavoratori stranieri é quella di sottrarre il lavoro agli italiani; é stato tuttavia notato che gli stranieri si dedicano prevalentemente ad attività poco qualificate e a mansioni umili, definite come “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. In realtà, si tratta di “lavori che gli italiani non voglio più fare a determinate condizioni”: i lavoratori stranieri vengono assunti perché a differenza dei colleghi italiani accettano per la stessa mansione salari molto più bassi e condizioni di lavoro assai peggiori, essendo perlopiù privi di tutele. Si sono dunque sostituiti agli autoctoni nella produzione delle ricchezze del Paese: si calcola che nel 2015 circa il 9% del PIL italiano sia stato originato da immigrati. Iniziative come “Ero straniero”, con un allargamento delle tutele, non solo migliorano le condizioni dei lavoratori immigrati, interrompendo un ciclo di sfruttamento, ma portano progressivamente a una rivalutazione del lavoro: se non si può più impiegare nessuno al minor costo possibile, le aziende si trovano a dover scegliere tra cittadini tutti egualmente tutelati e a rispettare di conseguenza i diritti del lavoratore. Da progetti come “Ero straniero”, in breve, si troverebbero a beneficiare anche i lavoratori italiani.

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