Nel Canavese, una gita storico-enologica

Una passeggiata nel Canavese, stretto fra il resto del Piemonte e la Valle d’Aosta, potrebbe essere l’occasione per imparare qualcosa sul cambiamento climatico, sulla storia dell’Italia settentrionale nel medioevo e sulla produzione di vini tradizionali dall’ascendenza antica.

“Signorina Felicita, a quest’ora

scende la sera nel giardino antico

della tua casa. Nel mio cuore amico

scende il ricordo. E ti rivedo ancora,

e Ivrea rivedo e la cerulea Dora

e quel dolce paese che non dico.”

[Guido Gozzano]

Nel Piemonte nordoccidentale, al confine con la Valle d’Aosta, si estende il Canavese. Come in molte zone rurali d’Italia anche qui si parla di frequente in dialetto, contribuendo così alla sensazione del forestiero di trovarsi in un piccolo cosmo a cavallo fra Italia, Francia e un’altra epoca. Questo perché sul dolce territorio del Canavese sono rimaste le tracce di ogni passaggio umano a partire dall’alba della storia.

Sono numerosi i ritrovamenti archeologici e geologici risalenti al neolitico e alle diverse fasi climatiche del pianeta, testimoniate dal cambio di vegetazione, dai pollini e dai fossili. I reperti e le ricerche sono osservabili a Cuorgnè, nel Museo Archeologico del Canavese.

Successivamente, la continua lotta per l’egemonia sul territorio da parte di francesi, spagnoli e dei Savoia, ha contribuito all’edificazione di numerosi castelli, chiese e abbazie, alcuni dei quali visitabili. Le invasioni non sembrano tuttavia aver piegato lo spirito verace e indipendente dei piemontesi del Canavese: prima ancora di essere stati artefici di grandi industrie, due nomi per tutti Olivetti e Pininfarina, la vita di queste popolazioni è sempre stata ritmata dalla coltivazione di vitigni autoctoni antichi.

Castello di Agliè

Parlando di vini, dopo aver visitato i musei, contemplato il paesaggio costellato di laghi e riserve naturali e pranzato in una trattoria a Ivrea, vale la pena spendere un pomeriggio di fine agosto passeggiando in un vigneto di Erbaluce a Caluso, cuore del Canavese.

Nel 1975 è nata la Cantina Produttori Erbaluce di Caluso, nella quale sono associati l’ottanta per cento dei produttori di un vino che può vedere la nascita solo in quell’area, i quali hanno fatto del rispetto e della cura del territorio la regola inviolabile. Sarà chiara la ragione del nome di quest’uva quando osserverete il colore degli acini diventare come oro alla soffice luce del tramonto: assaggiare qualche acino da queste viti farà sembrare qualunque altra uva abbiate mai assaggiato senza sapore e, se sarete fortunati, potrete dare un’occhiata alle passitaie dove viene prodotto il vino passito di Erbaluce.

Alla fine della gita nel Canavese, questa zona apparirà come un piccolo angolo di paradiso, dove, dai parchi naturali ai vigneti, il rispetto verso la natura ha permesso all’uomo di godere dei frutti della terra.

Illustrazione di copertina di Walter Mattana

Immagini di pubblico dominio estratte da Wikipedia e da Pixabay.com

Foto 1

Foto 2

Fonti:

Il Canavese

Erbaluce

Riconoscimento della denominazione di origine controllata e garantita dei vini «Erbaluce di Caluso» o «Caluso» e approvazione del relativo disciplinare di produzione – Decreto della Gazzetta Ufficiale

Signorina Felicita (Gozzano)

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