FantaBestiario: il riccio

Una passeggiata nel bosco di Vanzago per conoscere il riccio, tra etologia e tradizione.

Il mite mese di ottobre risulta ottimale per restituire la libertà agli animali ospitati nei Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS). Nel bosco WWF di Vanzago domenica 1 ottobre è stato possibile assistere alla liberazione degli animali assistiti presso il CRAS del centro, e alcuni bimbi fortunati hanno anche potuto liberare una trentina di ricci in prima persona.

Il CRAS è una struttura preposta ad accoglienza, cura e reinserimento in natura degli esemplari autoctoni, recuperati a seguito delle segnalazioni dei cittadini delle province di Milano, Varese, Como e Monza Brianza, e i ricci ricevono i ricoveri più frequenti.

Tutti conosciamo i ricci, ma forse vi stupiranno queste curiosità.

Il famoso metodo difensivo è inefficace solo contro le volpi, che urinando costringono il riccio a uscire dalla sua corazza, e contro le automobili. Sono così tanti gli esemplari che perdono la vita in questo modo che nel Regno Unito le popolazioni di ricci sono monitorate contando il numero di carcasse trovate lungo le strade più trafficate.

La famiglia degli Erinaceidi, di cui fa parte, è un gruppo relativamente primitivo di mammiferi, che ha cambiato di poco morfologia dalla sua origine nell’Eocene, circa 45 milioni di anni fa. Gli esemplari di questa famiglia sono originariamente diffusi solo nel Vecchio Mondo. Sono stati importati in Nuova Zelanda da coloni britannici alla fine dell’800, dove la specie è risultata infestante, e ha già sviluppato caratteristiche peculiari: i ricci neozelandesi sono più piccoli e leggeri, perché gli inverni sono più miti, e circa la metà ha denti mancanti o anormali, probabilmente un difetto genetico casuale ereditato dai primi antenati importati.

Un tempo il riccio veniva usato dall’uomo in svariati modi: nell’antica Roma veniva allevato per la sua carne, e anche in Spagna era un piatto prelibato, consumato soprattutto durante il tempo di Quaresima. I suoi aculei erano usati per cardare la lana e per costruire frustini per cavalli. Inoltre, data la fitta copertura di aculei, il riccio era associato ai capelli: le sue ceneri mischiate alla resina erano ritenute un rimedio contro la calvizie.

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