Medioevo e “sonno della ragione”: un falso mito?

“Il sonno della ragione genera mostri”: così intitolava un famoso dipinto Francisco Goya, celeberrimo pittore spagnolo settecentesco. Mostri come l’Inquisizione, mostri come le Crociate, mostri come la caccia alle streghe e la condanna di Galileo. Tutti mostri generati dal Medioevo, diremmo. Da questo quadro pare che l’Europa dal 476 al 1492 abbia conosciuto più che altro credenze oscure e oscurantiste, fondate unicamente sulla Bibbia e su ferree interpretazioni della dottrina cattolica, il cui naturale sbocco era la repressione, la condanna e la censura. Proviamo a vedere un famoso caso.

Teologia al limite dell’eresia

Uno dei momenti cruciali nella filosofia del Medioevo è rappresentato dalle condanne del 1277 operate contro un sillabo di 219 proposizioni filosofiche ritenute pericolose per la fede cristiana,  dal vescovo di Parigi, Stefano Tempier. Paradossalmente, non poche di queste proposizioni si avvicinavano alle idee del famoso teologo Tommaso d’Aquinoa quelle del suo maestro Alberto Magno e ad altri noti filosofi dell’epoca, Boezio di Dacia e Sigieri di Brabante, esponenti del cosiddetto ‘averroismo latino’.

Averroismo e doppia verità

L’averroismo latino era caratterizzato dall’affermazione della separazione dei metodi scientifici propri di ciascuna scienza e dalla mortalità del’anima personale, sulla scia del pensiero di Averroè. L’affermazione che – in base alla ragione pura – le prove aristoteliche in favore dell’eternità del mondo fossero valide era pericolosa per il credente medio, che vedeva sbriciolarsi la certezza dell’inizio dell’universo con la creazione dal nulla da parte di Dio. Per Sigieri ma anche per Tommaso, la validità di queste prove era confinata alla sfera razionale, che non sminuiva la verità teologica della creazione divina. Si creava così un doppio piano di conoscenze scientifiche autonome e valide – teologia e filosofia – pericoloso per la stabilità della comunità dei credenti: la cosiddetta dottrina della doppia verità. 

Antenati delle occupazioni universitarie?

Ma non era solo il risvolto filosofico a preoccupare le gerarchie ecclesiastiche: era in corso una disputa fra la facoltà di arti e quella di teologia sulla liceità di discutere soggetti teologici nelle facoltà umanistiche. Questo aveva provocato forti tensioni interne all’università di Parigi, vero centro pulsante del sapere europeo. Quando nel 1272 fu deciso di sostituire Sigieri di Brabante alla reggenza della facoltà delle arti con Alberico di Reims, si scatenò una violenta protesta interna alla facoltà parigina, paragonabile alle nostre occupazioni universitarie.

La preoccupazione delle autorità religiose era quella di evitare disordini continui e pretestuosi su questioni di metodo più che di merito. Anche gli averroisti come Sigieri e Boezio – come Alberto e Tommaso – ammettevano la creazione divina del mondo, ma semplicemente ritenevano razionalmente fondate le prove aristoteliche. Di tutt’altro avviso erano i maestri dell’ordine francescano, tra cui Bonaventura, che ritenevano razionalmente non fondate le prove aristoteliche. Le condanne del 1277 furono motivate non tanto da un rifiuto a priori dell’uso della ragione, quanto dalla necessità di un’azione pragmatica contro i continui e dilanianti conflitti interni al mondo cattolico.

 

Incontro fra culture

La storia della filosofia medievale sembra offrirci una provocazione interessante in chiave moderna sulle radici dell’identità culturale europea. Per certi versi essa è indubbiamente cristiana, con la Bibbia e la sua esegesi, S.Agostino, i padri della Chiesa e il Sacro Romano Impero di Carlo Magno…ma poi? Pare così scandaloso considerare Avicenna, Averroè (sopra) al pari di pagani come Aristotele e Platone ed ebrei come Maimonide e Avicebron, citati, stimati e studiati negli ambienti culturali delle università europee? Allo stesso modo non si può negare la capitale importanza del pensiero aristotelico, platonico e neoplatonico per la formazione della cultura araba medievale.

Se non si può dire che l’approccio medievale sia un approccio di dialogo ecumenico tra pensieri religiosi diversi, può offrire di certo spunti interessanti. Alberto o Tommaso non conoscevano né tanto meno leggevano l’arabo o l’ebraico o ebbero modo di discutere di filosofia con Avicenna o Averroè. Tuttavia non si preoccuparono di ispirarsi ad autori di fede diversa o di cultura pagana, purché le loro idee fossero conciliabili con la fede cristiana e con il metodo razionale proprio della filosofia.

Medioevo, un modello per il presente?

Paradossalmente, il Medioevo sembra contenere in sé – per alcuni tratti – una provocazione valida ancora al giorno d’oggi: siamo capaci di definire la nostra identità? Siamo capaci di confrontarci con spirito critico – purché nel reciproco rispetto – con credenti e non credenti? Siamo disposti a correre il rischio di confrontarci e magari alla fine arricchirci l’un l’altro ma nella coscienza della diversità? Sappiamo davvero chi siamo?

Fonti

La filosofia nelle università: secoli XIII-XIV, a cura di Luca Bianchi, 1997.

Amos Bertolacci, Il pensiero filosofico di Avicenna in Storia della filosofia nell’Islam medievale, a cura di Cristina d’Ancona, 2005.

Credits immagini:

Francisco Goya, El sueño de la razón produce monstruos in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_sonno_della_ragione_genera_mostri#/media/File:Francisco_Jos%C3%A9_de_Goya_y_Lucientes_-_The_sleep_of_reason_produces_monsters_(No._43),_from_Los_Caprichos_-_Google_Art_Project.jpg

Averroé in:

https://it.wikipedia.org/wiki/Averro%C3%A8#/media/File:Andrea_di_bonaiuto,_apotesosi_di_san_tommaso_d%27aquino,_11_averro%C3%A8.jpg

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