Come i clown diventarono spaventosi

Da tempo immemorabile il clown, il mimo ed il buffone di corte allietano con una risata, un palloncino e una barzelletta la quotidianità dei più svariati spettatori; almeno fino a quando queste personificazioni della leggerezza e della risata non diventarono gli IT, i Gigsaw, i Joker della letteratura. Cos’è successo?

Labbroni rossi, volto latteo e nasone non sono più gli innocenti strumenti del mestiere dell’intrattenitore; da tempo ormai la cultura pop è prodiga di pagliacci malvagi, assassini o addirittura mostruosi che cominciano a superare in numero gli arlecchini positivi e divertenti della tradizione precedente.
Il mestiere del buffone è certamente molto antico e capillare all’interno della storia umana. Quasi ogni cultura ha una figura assimilabile alla categoria del clown; del resto tutti hanno bisogno di farsi un paio di risate, ogni tanto.
I classici buffoni delle corti medievali erano professionisti esperti in varie arti, dalla musica alla poesia, ed erano gli unici sudditi a potersi permettere di prendere in giro, talvolta, il potere. In effetti la costante del mestiere dell’intrattenitore pare essere questa “liminarità”, questo essere fuori dagli schemi quanto basta per non essere preso veramente sul serio e per potersi prendere gioco delle norme sociali. Questa imprevedibilità, questa auto-esclusione sociale del pagliaccio può effettivamente essere alla base del clown tragico, abnorme e mostruoso che ci mostra Stephen King.
Ciò, però, avvenne per gradi.

Miniatura con sovrano e buffone di corte.

L’Inghilterra del 1700 è il luogo in cui si elabora il teatro moderno, da cui ha origine il circo. Il lavoro dell’intrattenitore passa così dalle corti al teatro e alla compagnia itinerante; destinandosi quindi ad una vita ancora più fuori dal mondo.
Esportato in America, il circo assume il suo classico immaginario fatto di tendoni e bestie esotiche, e diviene intrattenimento destinato anche e soprattutto a famiglie e bambini. E’ questo passaggio che conferirà al pagliaccio, ora professione in piena fioritura, la sua aura di innocente infantilità che col tempo lo destinerà sempre più alle feste di compleanno dei giovanissimi, con tanto di animali, palloncini, pernacchie e linguacce. Non è un caso che la mascotte di McDonald’s, ora opportunamente messa in sordina, aveva scarpe lunghissime e un enorme sorriso.
Da non sottovalutare è anche il trucco del clown: la maschera di fondotinta funziona sì come buffo espediente, ma agisce anche come decontestualizzante: il clown non è una persona, è un concetto, una fantasia, un oggetto. Come una bambola. Non ci si fida di chi indossa una maschera, e proprio come è successo alla bambola, questa non-umanità, anzi questa falsa umanità dal nasone rosso, è il sostrato perfetto per costruire il personaggio del violento, psicopatico, disumano mostro che è Pennywise.

La mascotte, ormai decaduta, che McDonald’s usava per avere appeal con i giovanissimi.

Ad aiutare il processo si adoperò anche il fato, perchè l’opinione pubblica americana in fatto di clown fu per sempre segnata da Pogo: il clown assassino. Negli anni ’70, un periodo che già stava ripensando criticamente il metodo didattico ed educativo destinato ai minori, il volto truccato di John Wayne Gacy era l’inoffensivo e lieto Pogo; un volto che gli permise di abusare sessualmente e assassinare circa 35 giovani uomini nell’area di Chicago. Questo evento inaspettato, in un ambiente che già accarezzava il mantra “stranger danger”, rese i genitori d’America particolarmente attenti riguardo a chi aveva accesso ai propri figli dietro ad un personaggio, e minò moltissimo la reputazione dell’intrattenitore di minori, che ora veniva sempre più visto come un possibile molestatore.

Il cinema non se ne stette in disparte, e presto iniziarono ad uscire pellicole horror in cui la presunta purezza e gaiezza del clown venivano sublimate in malignità e mostruosità: si parla di IT, Saw, Killer Klowns from Outer Space, Poltergeist…tutti film in cui la figura del clown ne esce piuttosto…malmessa.

Locandina del B-movie cult: Killer Klowns form Outer Space.

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