La battaglia sulla cura del diabete. Est contro ovest

I progressi della scienza coincidono spesso con storie di vita, attraverso le quali si mostrano situazioni più grandi, come il confronto tra l’est e l’ovest del mondo, e l’immagine che gli accademici se ne fanno. Spesso sbagliando.

È il 1916, e a Bucarest, la capitale romena, un uomo lavora alacremente, nella facoltà di Medicina dell’università. Si tratta del professor Nicolae Paulescu, l’ordinario di Fisiologia. Ha quasi cinquant’anni, ma è felice come un bambino: ha appena scoperto e ricavato dal pancreas un liquido che potrebbe curare una malattia per la quale fino ad allora, mancano gli strumenti: il “diabete magro”, come lo chiama il suo maestro Etienne Lancreaux, o “diabete mellito di tipo 1”, come si chiamerebbe oggi: quello che si sviluppa durante l’infanzia.
Il professore sa che c’è ancora molto da studiare, ma non demorde, sa che la sua scoperta potrebbe cambiare la storia della medicina, e la vita di milioni di persone. E naturalmente, anche la sua.
Gli sono necessari ancora anni di studi, prima di poter iniettare il suo liquido, una soluzione acquosa di estratto pancreatico, in un cane diabetico. Ma quando ci riesce, si rende conto davvero della portata della sua scoperta: il suo liquido può davvero normalizzare i livelli di zuccheri nel sangue.

Nicolae_Paulescu pancreatina diabete
Nicolae Paulescu

Adesso a Paulescu non resta che informare il mondo della sua scoperta. Così fa, esponendo in ben quattro particolareggiati studi sul tema. In particolare, in un saggio pubblicato il 22 giugno 1921, scrive: «Se nella vena giugulare di un animale reso diabetico dall’asportazione totale del pancreas si inietta un estratto pancreatico si osservano: anzitutto, una temporanea diminuzione o anche un temporaneo annullamento della iperglicemia che può giungere fino all’ipoglicemia; si ha anche una soppressione passeggera della glicosuria [la presenza di zuccheri, lattosio, fruttosio e altri composti nel sangue n.d.r.]; secondo: si constata una riduzione netta della concentrazione dell’urea, nel sangue come nelle urine». Gli stessi effetti della moderna insulina. Una scoperta rivoluzionaria, che nel 1922 gli permette di ottenere il brevetto di quella che chiama “pancreatina”.
Nello stesso anno, un gruppo di lavoro canadese sta studiando. Uno di loro,
Frederick Grant Banting,
si è immerso nei libri di fisiologia, dove ha scoperto che la molecola che regola gli zuccheri nel sangue si trova nel pancreas. Chiede aiuto al professore di Fisiologia dell’Università di Toronto John James Richard Macleod per isolarla.

Così, mentre Paulescu intasca il suo brevetto, i due studiosi canadesi, insieme allo studente Charles Best e al biochimico James Bertrand Collip, riescono a purificare i sali e i grassi, causa delle violente convulsioni che avevano costretto molti colleghi a interrompere i loro studi. È nata l’insulina. Il diabete ha un trattamento.
La scoperta del gruppo nordamericano, vale loro il Premio Nobel per la medicina.

All’accademia di Stoccolma, però, arriva nel giro di pochi giorni una lettera indignata, di un professore che si attribuisce la scoperta degli effetti dell’estratto pancreatico. É firmata Nicolae Costantin Paulescu.
Ne scaturisce una battaglia legale asprissima. Nessuno tiene conto del fatto che Banting e Macleod si fossero rifatti esplicitamente al professore rumeno, citando diversi passaggi delle sue ricerche e specificando di aver solo messo in pratica le sue conclusioni, in particolare quelle del 22 giugno. Non contano nulla nemmeno i numerosi studi che Paulescu continua a pubblicare
sugli “Archives Internationales de Physiologie”.

 Banting insulina diabete
Banting con l’allievo Best e uno dei cani su cui sperimentarono l’inuslina


Paulescu muore nel 1931, nel pieno di una battaglia di cui non vedrà la fine, osservando la gloria, la fama e i riconoscimenti, arridere soltanto all’altra sponda dell’oceano. Mcleod e Banting moriranno pochi anni più tardi, giustamente osannati dalla comunità scientifica, e dalla gratitudine dei malati di diabete.
Solo il giovane Best vedrà, nel 1969, il comitato del Nobel riconoscere al medico rumeno la primogenitura. Ma sarà una comunicazione che avrà ben poco effetto. Lo statuto dell’istituzione svedese, infatti, esclude la possibilità di una riparazione ufficiale.
Chi si occupa di diabete, però, oggi sa che la scoperta che sostiene innumerevoli vite, ha molti padri, da est a ovest.

Fonti: Cronologia, dichiarazioni, ritratto Paulescu, Glicosuria, Bantng e Best foto

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