HIV: un retrovirus perfettamente sconosciuto

 

La popolazione continua a pensare all’HIV come qualcosa che è venuto negli anni ’80 e se ne andato, e che colpisce solo la popolazione gay o consumatori di droghe per via endovenosa.

Annie Lennox

Sul virus che provoca la sindrome da immunodeficienza si sa, a livello generale, troppo poco. Tutti sanno cosa comporta il virus dell’HIV, ma non come agisca.

L’1 dicembre è la giornata mondiale contro l’AIDS, la sindrome da immunodeficienza causata dal virus HIV. Si sente tanto parlare indistintamente di AIDS e HIV senza realmente sapere che una sigla indica la malattia e una il virus, e senza sapere come questo virus agisca e come si diffonda.

Il virus HIV è un retrovirus, ovvero un virus a RNA. A differenza dei virus a DNA, che infettano direttamente la cellula e la distruggono, a volte integrando il proprio DNA (ciclo lisogeno) e a volte senza integrarlo (ciclo litico), questi retrovirus, grazie all’enzima “trascrittasi inversa”, trascrivono il proprio RNA come DNA, che poi si integra nel genoma della cellula infettata. Le cellule infettate possono attivare subito la replicazione virale oppure rimanere inattive per molti mesi. Queste cellule, dette latentemente infette, garantiscono al virus la sopravvivenza all’interno dell’organismo.

L’AIDS viene ancora oggi erroneamente definita la malattia dei gay; in realtà il virus HIV infetta senza razzismi di sorta in vari modi. Il contagio può avvenire infatti tramite rapporto sessuale non protetto, sia vaginale che anale, in quanto le mucose anali e vaginali sono costituite da un epitelio meno resistente rispetto a quello che riveste il resto del corpo, quindi più facilmente traumatizzabile durante il rapporto. Può esserci poi contagio tramite la trasmissione di fluidi ematici, come il sangue: in questo senso i più a rischio sono i tossicodipendenti, la cui dipendenza comporta l’uso e lo scambio di siringhe (si ricordi il boom di sieropositivi degli anni ’80 e ’90 in Italia, causato dalla droga e dall’aumento del consumo di eroina). Infine altra modalità di trasmissione è quella madre-figlio. Il contagio può avvenire durante la gestazione ed in particolare nel momento del parto oppure durante l’allattamento al seno.

L’AIDS non è la malattia dei gay o dei tossici; può colpire chiunque abbia rapporti non protetti e chiunque abbia per caso a che fare con siringhe non bene disinfettate. Bisogna smettere di avere pregiudizi e cominciare a prevenire la diffusione del virus. Il virus non condanna alla morte: si può condurre una vita normale usando inibitori della trascrittasi inversa o dell’integrasi mentre la ricerca medica progredisce, studiando una terapia genica che prevede il prelievo dei linfociti del paziente per modificarli così da renderli immuni.

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