Musica e letteratura contemporanee: un rapporto fraterno e dialettico

La musica non mi abbandonerà completamente. (Vladimir Davidovic Askenazi)

Dai canti virgiliani all’Ulisse joyciano, il legame intimo tra letteratura e musica si dà come viscerale ed inestinguibile, tanto da trasfigurarsi in relazione a generi ed epoche e lo stesso ritrovare sempre intero e rinnovato il suo carattere perturbante: carattere perturbante che è l’irrequietezza del jazzista che – con un pizzico di arroganza – si rifà al parere goethiano secondo cui la musica comincia dove le parole finiscono.

Innumerevoli sono gli esempi che si possono rinvenire nella letteratura contemporanea, da Don DeLillo che con il romanzo Great Jones Street inscena la crisi d’identità di una rockstar, a Kundera che ne l’insostenibile leggerezza dell’essere mette in bocca a Franz l’affermazione secondo cui la musica sarebbe l’arte che più si avvicina all’ebbrezza dionisiaca, a Bernhard che con il soccombente racconta la vita di tre pianisti, a Bolano, a Murakami che per intitolare uno dei suoi romanzi più famosi si è servito di un brano dei Beatles (Norwegian Wood), sino al più recente premio Nobel Kazuo Ishiguro e molti altri. Musica che è nel contenuto: nel fitto rimando di citazioni e di riflessioni, ma che è anche nella forma, nell’architettura del romanzo, di cui un esempio magistrale ci offre l’opera di William Faulkner L’ urlo e il furore definito a ragione da Attilio Bertolucci «un poema sinfonico in quattro tempi». La musica che si auto-annuncia e quella che si acquatta senza mai scomparire, la narrazione che si adatta al mondo del personaggio, tratteggiandone l’umano con la sua vena di irrazionalità insita nell’economia della vita e mette a tacere la solidità del narratore onnisciente, le innumerevoli dita che posandosi su pianoforti e scegliendo questa o quell’altra sonata sunteggiano l’essenza del personaggio o della scena (esempio particolarmente felice al riguardo si trova ne l’Uomo senza Qualità di Robert Musil), la sete di tutto e di niente, la sete del nulla eburneo che si cela nelle pagine lasciate in bianco dagli autori post-moderni come nel silenzio musicale, il vizio di infrangere la regolarità della prosa come della sonata, la confusione apparente della scrittura che tradisce la tensione ritmata.

 

Ma il rapporto è biunivoco e come la letteratura ancora e sempre dialoga con la musica così la musica contemporanea guarda alla prosa e alla poesia dei grandi autori: Profumo, capolavoro di Patrick Süskind, lo ritroviamo nel brano dei Nirvana Scentless Apprentice, esempio emblematico tra i tutti che potremmo avanzare per Bob Dylan è il brano Ballad of a Thin Man in cui cita Francis Scott Fitzgerarld (citato anche in Tender dei Blur). Ad opere di teatro come Look Back in Anger di John Osborne si sono ispirati David Bowie come gli Oasis, a Shakespeare si sono rifatti i Beatles come i Dire Straits, per John Steinbeck vi sono i Woody Guthrie e Bruce Springsteen, per Camus, i Queen e i The Cure. E George Orwell si annuncia nei Radiohead, gli autori della Beat Generation nei Maniacs, Samuel Taylor Coleridge negli Iron Maiden, Edgar Lee Master in De Andrè e Gabriel Garcia Marquez nei Modena City Ramblers, e così potremmo continuare ancora a lungo. Rapporto gemellare quello tra musica e letteratura, fraterno o dialettico a seconda dei casi, come incarnato nello scontro-incontro atavico tra apollineo e dionisiaco, tra plasticità e vibrazione, tra familiarità e straniamento. E sono le parole di un musicista ad esprimere bene questa sospensione, questo limbo che caratterizza il dire musicale e in cui le parole a volte sono chiamate a rifugiarsi:

«Per sua natura la musica non può spiegare niente: né delle emozioni, né dei punti di vista, né dei sentimenti, né dei fenomeni della natura. Essa non spiega che se stessa.»
(Ígor Fiodorovich Sravinskij). »

Oblio che esattamente come tutte le radici nutre dalla profondità, attinge acqua e nutrimento dalle tenebre ma dà cibo a ciò che si erge nella luce del giorno, e a volte le parole avvertono questo abisso, sperimentano una nostalgia dell’oblio e iniziano a tendere verso questo per riabitarlo e riscoprirsi, e da qui le luminose sinestesie di cui tutti questi autori sono maestri ed emissari.

Valentina Nicole Savino

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