La ritualità dei Mapuche – La concezione del bene e del male primordiale

Da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di distinguere e definire i concetti di bene e male primordiale. Questo bisogno si è quasi sempre tradotto nell’enfatica lotta tra le forze benevole e le forze malevole, la quale è molto spesso un motivo cardine della fede religiosa. A tal proposito, i Mapuche dell’America meridionale hanno reinterpretato questo concetto rendendolo uno dei punti chiave della propria ritualità spirituale.

I Mapuche sono un popolo della famiglia linguistica auracana-chon che occupa dei territori sparsi tra il Cile e l’Argentina. In Cile sono stanziati in un’area compresa tra le sponde del fiume Bio-Bio a nord ed il canale di Chacao a sud, mentre in Argentina vivono nella Patagonia settentrionale, nelle Pampas e nelle province Neuqèn, Rio Negno e Chubut.

Le diverse caratteristiche ambientali dei territori storici di stanziamento hanno imposto un diverso sviluppo delle attività economiche e di sussistenza, di fatto i Mapuche cileni sono prevalentemente agricoltori mentre i Mapuche argentini sono principalmente allevatori di ovini e caprini. I Mapuche vivono in piccole comunità in villaggi isolati. La società Mapuche presenta caratteristiche particolarmente interessanti dal punto di vista dello studio antropologico, quali: la discendenza patrilineare, la residenza patrilocale ed il matrimonio matrilineare.

Sistema religioso

Nonostante le varie missioni cristiane cattoliche e protestanti che hanno influito nella storia dei Mapuche, la religione di questo popolo è rimasta pressochè intatta.

Il sistema religioso Mapuche è particolarmente complesso ed articolato, in quanto è permeato di un ricco simbolismo ed, inoltre, presuppone un dualismo costante ed una relazione numerica tra due elementi distinti.

Il pantheon delle divinità è suddiviso in figure divine benevole e malevole che, a loro volta, si manifestano in momenti diversi della giornata. Gli esseri divini che protendono per le forze del bene dimorano nella volta celeste e si manifestano all’ alba, ovvero nel momento dell’epewùn, ad al crepuscolo, detto invece kirinìf. Gli esseri che propendono per le forze del male sono chiamati wekufì e compaiono durante il rangìn pùn, ovvero la mezzanotte, oltre che nel rangìn antì, definito invece mezzogiorno.

Ritualità e spiritualità

Le figure di rilievo in ambito spirituale sono i màchi e le kalkù. I primi sono sciamani che operano per il bene della comunità e rappresentano la figura di riferimento per lo svolgimento di diversi riti relegiosi, tra cui il Màchiluwùn rito d’iniziazione dei màchi ed il Pewùtun rito celabrato con lo scopo di diagnosticare malattie. Gli oggetti rituali di cui i màchi si servono sono: un timpano che simboleggia il microcosmo, un sonaglio ed un cintura dotata di piccole campenelle, i quali sono definiti rispettivamente in lingua originale kultrùn, wàda e skawìlla. Con l’uso di questi strumenti i màchi si cimentano in due rituali di guarigione: il Datwùn per le malattie più gravi e l’Ulutùn per i malesseri meno importanti.

E’ credenza diffusa che le malattie vengano causate dalle kalkù, che sono invece streghe che collaborano con i wekùfi. Esse sono ritenute responsabili del kalkùtun ovvero del danno malevolo inflitto alle loro vittime con sortilegi generati da oggetti malefici o con l’utilizzo di unghie, vestiti, capelli, sudore o con le impronte dei piedi dei malcapitati.

Oltre ai riti legati a streghe e sciamani, la comunità dispone di un vasto repertorio di riti religiosi. Particolarmente degni di nota sono i riti funerari detti Awn, celebrati tutt’oggi presso i Mapuche cileni con lo scopo di accompagnare lo spirito del defunto fino al mondo degli antenati ed evitare che venga catturato da una kalkù, per poi essere impiegato al servizio delle forze del male.

Silvia Gambalonga

Bibliogragia:

 Religioni delle Americhe (16º volume di 17 dell’Enciclopedia delle religioni diretta da M. Eliade), Milano: Jaca Book, 2010

 

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