Lea Vergine al Festivaletteratura di Mantova

L’ambigua e stravagante figura dell’artista dal punto di vista di Lea vergine risulta un’analisi bizzarra è sicuramente fuori dal comune, che vanta però a suo sostegno l’esperienza e la dolcezza di una delle più grandi critiche d’arte internazionale, il tutto contornato da un luogo di grande bellezza come il teatro Bibiena di Mantova in uno degli incontri più attesti del Festivaletteratura 2017.

Nella prima metà di settembre, come ogni anno da qui a 20 anni, si è svolta l’iniziativa che ogni amante dei libri attende ormai con entusiasmo, il Festivaletteratura . La bellissima cornice della città di Mantova per cinque giorni si è popolata di trepidanti folle di intellettuali, turisti, scrittori, poeti, linguisti, filosofi e non solo.
Anche l’arte ha trovato il suo posto e ha contribuito a rendere il festival una vera e propria piattaforma di scambio tra diverse discipline e saperi in un vortice di incontri molto interessanti. Uno in particolare ha destato molta attenzione, sia per l’importanza dell’argomento trattato, per chi si interessa di arte, che per la simpatia dei grandi personaggi coinvolti. Si parla dell’unica e inimitabile Signora dell’arte italiana: Lea Vergine, che ha discusso del suo ultimo libro L’arte non è faccenda di persone per bene insieme a l’amica di lunga data e grande donna politica Luciana Castellina, il giornalista Antonio Gnoli e la giovane critica d’arte Chiara Gatti con la quale ha collaborato per la scrittura del libro stesso. Lea Vergine nasce a Napoli il 5 marzo del 1936, inizia giovanissima la sua attività di critica, infatti già a 19 anni, dopo aver abbandonato la facoltà di filosofia, inizia a scrivere sulle riviste di giornali napoletani e a soli 23 anni cura una mostra di Lucio Fontana. Vennero poi le importantissime pubblicazioni tra cui L’altra metà dell’avanguardia, catalogo dell’omonima mostra che fece nel 1980 a Palazzo Reale di Milano, poi riedito nel 2005, attraverso la quale disvelò più di 100 artiste europee rimaste nascoste e schiacciate dalla cosiddetta storia dell’arte al maschile. Altri gli altri libri rivoluzionari troviamo When Trash become Art, La vita, forse l’arte, Gli ultimi eccentrici e l’innovativo scritto sulla body art Il corpo come linguaggio.Body Art e storie simili. Lea Vergine, audace critica e curatrice, ha sempre cercato di sconvolgere o se non altro di scuotere il pubblico con le sue mostre provocatorie e i suoi giudizi taglienti e spesso senza pudore. Questo libro sulla body art ha significato molto per Lea Vergine che è stata una delle prime a osservare il fenomeno di questa arte e di scriverne. Si capisce molto bene quando durante l’incontro la critica spiega che dal momento in cui la rivoluzione che sta nel mondo dell’arte la si sente anche dentro e su noi stessi ne si può scrivere qualcosa di interessante al riguardo. Tornando al dialogo svoltosi in una location unica e più che suggestiva come il teatro Bibiena, questi quattro personaggi hanno discusso di questo libro e del problema che suscita attorno alla figura dell’artista.

Teatro Bibiena durante l’incontro

Perché l’artista non è una persona per bene? Le parole di Lea Vergine che invadono il grande teatro intanto che, ingenuamente o forse di proposito, la critica si accende una sigaretta in tutta tranquillità, ci ricordano alcuni esempi di grandi artisti che nella vita privata sono stati persone orribili. Prende ad esempio Picasso: innumerevoli mogli e fidanzate che lasciava solo per avere sempre ragazze più giovani, tradendo la maggior parte di loro e continuando a fare figli, per non parlare del fatto che alcune di queste sventurate ragazze si sono tolte la vita per lui. Oppure la grande irriverenza di Duchamp o i gravi problemi di alcolismo di Pollock e quant’altro, portano la critica ad affermare sorridendo che gli artisti mettono tutto ciò che hanno di buono nella loro arte, presentando gravi lacune dal punto di vista umano. Il libro in questione tocca molti altri argomenti sulla figura dell’artista e di quelle persone che stanno all’interno del mondo dell’arte attraverso una sorta di autobiografia della grande critica, tra aneddoti, incontri e importanti riflessioni.

Lea Vergine in una foto da giovane

Lo stile unico, il fascino di questa donna, ma soprattutto la sua forza, la simpatia e il suo intenso lavoro l’hanno portata ad essere una delle critiche più famose a livello internazionale e non è detto che nonostante la sua veneranda età di 79 la sua produzione di libri si interrompa.

 

 

Anna Crepaldi

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