Mariangela Melato, l’eredità di un’artista

 Il 19 settembre sarebbe stato il 76esimo compleanno di una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano: Mariangela Melato. Cinema, teatro e serie televisive, questa grande artista del XX secolo ha rappresentato l’attore completo per antonomasia.

La sua carriera è iniziata negli anni ’60 al fianco di nomi importanti come Dario Fo e Luchino Visconti e da allora non si è più fermata. Dal teatro è passata al cinema: la consacrazione nel 1971 con Elio Petri in “La classe operaia va in paradiso”, vicenda ambientata nel Nord Italia delle lotte operaie degli anni Settanta, accanto a Gian Maria Volonté. Sempre nei primi anni ’70 il sodalizio artistico con Lina Wertmüller e Giancarlo Giannini negli indimenticabili “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia” e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”.

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Mariangela Melato e Giancarlo Giannini in “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, di Lina Wertmuller

Dalla proletaria alla snob benestante, nessuna parte sembra impossibile per l’attrice, che diventa un simbolo di quegli anni e raggiunge anche fama internazionale.  Intrecciato alla vita di questa grande donna è stato il legame sia artistico che sentimentale con Renzo Arbore, che dopo la sua morte l’ha ricordata sottolineando il lavoro teatrale e l’ultima fatica televisiva: Filomena Marturano (2010). Poco prima della sua morte ha dato ancora prova della sua abilità con il faticoso monologo tratto dall’opera di Marguerite Duras “La Douleur”, ambientato sullo sfondo della Seconda Guerra mondiale.

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Mariangela Melato in “Il dolore”

L’11 gennaio 2013 la ragazza che negli anni ’60 lavorava come vetrinista alla Rinascente per pagarsi i corsi di recitazione si è spenta a causa di un tumore al pancreas, lasciando un vuoto insostituibile nell’universo del cinema e del teatro italiano. In un’intervista, poco prima della messa in scena di Nora alla Prova, a proposito della chiave di lettura da applicare allo spettacolo ispirato da Casa di Bambola di Henrik Ibsen, disse:

“Non c’è una chiave, non c’è mai una chiave, ci sono diverse chiavi. Ognuno sceglie la sua […]. Se ci fosse sempre la chiave per capire uno spettacolo, un’interpretazione, sarebbe molto facile anche per noi trovarla. L’avremmo in tasca e io con tutto il bagaglio che ho avrei le tasche piene di piccole e grandi chiavette e le userei al momento giusto. Ma non è così”

Ancora una volta una lezione di vita e d’arte di un’attrice che resterà nella storia della cultura italiana.
Fonti! – Mariangela – Il Dolore –  Intervista per Nora alla Prova

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