Shirin Neshat e il coraggio delle donne

Cosa può scaturire dal coraggio di una donna? Da una persona che nonostante le difficoltà della vita sia riuscita a realizzare ogni suo sogno? Si parla qui di Shirin Neshat, un’artista che anche quando aveva tutto il mondo contro ha deciso di combatterlo nel modo più innocente, essendo semplicemente se stessa e raccontando la sua storia.

Shirin Neshat nasce a Qazvin, nell’Iran nord-occidentale, ha dimostrato fin dagli inizi della sua carriera artistica di essere una donna forte e soprattutto molto coraggiosa, un’artista poliedrica, fotografa, videoartista, regista. Nel 2017 ha debuttato anche nella regia lirica mettendo in scena L’Aida. Nel 2009 ha vinto il Leone d’Argento per il suo film “Donne senza uomini” e Leone d’oro della 48° Biennale Arte di Venezia nel 1999 per le videoinstallazioni Turbulent e Rapture. Anche quest’anno, per uno degli eventi collaterali della 57° Biennale, è esposta la sua serie di fotografie “The Home of My Eyes” al Museo Correr di Venezia.

Nel 1974 si è trasferita in America per motivi di studio frequentando l’Università di Berkley. Nel 1978 in Iran in oltre è scoppiata la rivoluzione islamica che ha sconvolto il paese dando vita a una serie di cambiamenti politici e sociali, costringendo l’artista all’esilio in America e separandola dal suo paese e dalla sua famiglia. Solo nel 1990 Shirin ha avuto la possibilità di ritornare a casa, accorgendosi di quanto l’allontanamento dalla sue terra e dalle sue usanze l’avessero cambiata radicalmente. Da queste riflessioni su se stessa, sulle sue origini e sulla sua vita nasce il suo lavoro artistico. Prendendo come tema primo del suo lavoro, Shirin, si sofferma sulle condizioni delle donne nel suo paese riflettendo su se stessa, su come sarebbe potuta essere la sua vita se rimasta a casa e a quanto una donna deve essere forte per vivere in una società come quella islamica.

Altro tema che l’artista cerca di analizzare e comprendere è la forte differenza tra lo stile di vita occidentale e quello islamico, entrambi vissuti sulla sua pelle. Afferma lei stessa, in un’intervista del 1997, che il cambiamento avvenuto nel paese natale dopo la rivoluzione è stato una delle esperienze più sconvolgenti della sua vita.
Da tutto questo nasce il suo primo lavoro, grazie al quale si farà riconoscere ed apprezzare a livello internazionale, Women of Allah. L’artista viene ritratta in prima persona, a volte sola e a volte con altre donne, spesso con la presenza di armi, tutte vestite con il chodar islamico che lascia scoperte solo mani faccia e piedi. Queste esigue parti del corpo vengono ricoperte di scritte tracciate a mano con inchiostro di china e riportano le poesie di grandi poetesse iraniane. Le parole di queste poesie sono forti, ribelli e hanno il compito di rompere il silenzio della donna ritratta.

Women of Allah

Segue nella carriera dell’artista la produzione di film e il suo debutto come regista che le farà conquistare innumerevoli successi. Film come “Donne senza uomini” del 2009, “Illusions & Mirrors” del 2013 e molti altri ancora, fino al più recente “Looking for Oum Kulthum” uscito nel 2017.
Sempre nello stesso anno Shhirin Neshat regala un altro capolavoro, questa volta di lirica, mettendo in scena l’Aida al festival di Salisburgo.

Ma perché il direttore del festival Markus Hinterhauser ha voluto l’artista iraniana per la regia di questo spettacolo? Shirin lo sa bene, perché lei stessa è stata un’Aida, una donna che è scappata dalla sua terra nella quale non venne accettata allontanandosi da tutte le cose a lei più care. È lo stesso triste destino della schiava etiope, in una storia che parla di tirannia, tiranni e ingiustizie.
Tuttavia non si tratta solo di questo, ma di un paradigma di tutte le donne che soffrono, vittime di ingiustizie che le costringono a soffocare. Quest’opera, afferma la stessa Shirin, è dedicata a tutte loro, a tutte le Aide del mondo. Tutti i lavori dell’artista sono un grido di speranza per le donne nel mondo, per ricordare che nonostante le peggiori condizioni e le peggiori sofferenze il coraggio di una donna non ha limiti.

Anna Crepaldi

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