Edward Mordake, tra leggenda e realtà

In the land of Gods and monsters
I was an angel
living in the garden of evil
screwed up, scared, doing anything that I needed

Lana Del Rey

Tra Freaks, leggende, e nobili vittoriani ha origine uno dei più interessanti personaggi della mitologia orrorifica.

Tra i più interessanti e più ambigui mondi che l’immaginario collettivo del XX secolo abbia coniato e poi dimenticato, non appena il genere era passato di moda, c’è quello dei freaks, ovvero quella sottocategoria di esseri umanoidi venuti al mondo con gravi malformazioni che hanno compromesso il loro regolare stile di vita. I freaks, o fenomeni da baraccone venivano abbandonati al loro destino o venduti a buon mercato ai circhi, dove potevano condurre una vita relativamente normale a contatto con un pubblico pagante, meschino e gretto, che non si aspettava altro che essere intrattenuto da paradossali e disgustosi scherzi della natura. I grandi iniziatori di questa categoria risalgono alla fine del IXX secolo, quando fu la letteratura e la leggenda metropolitana, tramandata oralmente, a voler creare una mitologia freaks che affonda le sue origini nella messa in mostra e nella descrizione di creature demoniache, non solo vittime di malformazioni ma anche di gravi disturbi psichici e della personalità.

Se si deve partire dalle basi, ovvero dall’ABC dei fenomeni da baraccone, ci si deve soffermare sullo studio di una oscura e misteriosa figura britannica, un gentiluomo di nobili origini chiamato Edward Mordake.
Mordake nacque in epoca vittoriana in una ricca famiglia aristocratica: colto, ben educato e di bella presenza il giovane Edward celava un ingombrante e deleterio segreto: sulla sua nuca sorgeva un secondo volto, incapace di parlare, di nutrirsi o di esprimersi ma dedito allo stuzzicare e al far impazzire il suo ospite. Edward tentò a lungo ed invano di non farsi distrarre e soggiogare dall’irruente e maligna personalità che abitava il lato posteriore del suo corpo. Quando, poco più che ventenne, abbandonò la famiglia per non farla precipitare in disgrazia si propose come attrazione in numerosi circhi dai quali venne rifiutato, sempre con la medesima motivazione: il volto posto sulla sua nuca era l’evidente prova di una presenza demoniaca che avrebbe finito portare discordia e sfortuna all’attività. A soli ventitré anni, senza più speranze e prospettive di un qualsiasi futuro dignitoso, Mordake si tolse la vita. Alcune fonti parlano di suicidio avvenuto per avvelenamento, altre riportano, invece, notizie di una morte decisamente più truculenta: Mordake, pare infatti, si sia ucciso pugnalandosi mortalmente alla nuca.

Il nome di Mordake compare per la prima volta sulle pagine del Boston Post nel 1886, la storia pubblicata dal giornale corrisponde a quella qui riportata. Causa curiosità, scompiglio, ma anche incredulità, ben presto diventa una leggenda metropolitana. Il povero Edward ottiene, così, un posto tra i terrificanti mostri che popolano le storie dell’orrore, mantenendo pur sempre un alone di ambiguità: il suo duplice volto e duplice comportamento vien considerato in ambito psichiatrico come un caso di comune bipolarismo sul quale viene incoscientemente costruita una macabra storia destinata a diventare mitologia e fonte di intrattenimento.

Edward Mordake entra di conseguenza, senza alcuna difficoltà nella cultura di massa: musica e cinema scrivono e parlano di lui. Tom Waits gli dedica una canzone dal titolo “Poor Edward”(2002), mentre ad introdurlo tra i protagonisti dei loro film tanto ci pensano Tim Burton quanto Ryan Murphy.
Burton lo elegge primo cittadino in “Nightmare Before Christmas” (1993). Il personaggio, semplicemente chiamato “Sindaco”, è dotato di un doppio volto, chiara rappresentazione di una duplice personalità. Il viso sorridente, quello che mostra abitualmente è stabilmente posizionato sul davanti del tozzo corpo, quello arrabbiato sul lato posteriore e si manifesta esclusivamente in situazioni di ira o di perdita del controllo.
Ryan Murphy, invece, lo introduce come special guest in un paio dei episodi della quarta stagione dell’anthology series “American Horror Story”: Freak Show (2014). Il nobile britannico viene descritto come la peggiore minaccia che può presentarsi al cospetto dei circensi che decidono di esibirsi la notte di Halloween. Edward Mordake, attratto dalla musica e dagli schiamazzi delle performance studierà attentamente tutti gli artisti e chiamerà a sé quello con l’animo più corrotto per portarlo all’inferno. Anche in questo caso la malvagità del personaggio non è totalizzante, Edward è in costante lotta, dentro di lui si dichiarano guerra il lato umano e caritatevole e quello crudele e demoniaco.

Ed è così che, se si va oltre la leggenda, e si analizza l’epoca in cui essa ha iniziato a circolare, si scopre come il personaggio di Edward Mordake incarni alla perfezione un prototipo allegorico di uomo della sua epoca: vittoriano, bello e raffinato, con un distruttivo e logorante disagio interiore, un torbido alter ego che non difficilmente riporta alla mente il Dorian Gray di Wilde, esteta decadente, e ancora un uomo disturbato, perfetto soggetto e caso di studio per quella psicanalisi che va affermandosi in Europa facendo luce su innumerevoli casi di pazzia e nevrosi.

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