I millenials ripartono dalle terre più impervie

La civiltà “più pienamente umana” sarebbe quella che avesse al suo centro il lavoro manuale

Simone Weil

 

Le opportunità  di futuro per i Millenials sembrano restringersi sempre di più e costringerli a spostarsi. Ma dove? Sono le terre inesplorate ad aprire delle possibilità: in luoghi come le montagne o il Polo i giovani stanno riscoprendo le risorse che offre la natura

Non è certo una novità che i Millenials siano una generazione rosa dall’incertezza. Impiegano gran parte del loro tempo a chiedersi cosa ne sarà del loro futuro, su cosa costruire un avvenire solido. Lo fanno spesso stretti in città che diventano ogni giorno sempre più claustrofobiche, a cui non si sentono più legati. Per molti di loro è naturale fare le valigie e cercare, anche prima della fine degli studi, un altrove che apra orizzonti nuovi e chi non lo sceglie spontaneamente vi è spesso spinto dalla necessità.

Andare, ma verso dove? Tanti Millenials in questi anni hanno scelto le grandi città, sempre più vaste e brulicanti di persone, dove i giovani possono incontrare masse di coetanei che hanno preso la stessa decisione. Ma c’è anche chi, e sono sempre di più, ha bisogno di una prospettiva diversa, magari più insolita, dove ci sia lo spazio per spingere lo sguardo più lontano.
Per esempio è il caso dei tanti studenti stranieri che scelgono di completare i propri studi nell’Università dell’Isola di Svalband, nella propaggine più settentrionale della Norvegia, dove l’ateneo dota gli studenti di un fucile da caccia per difendersi dagli orsi polari andando a lezione. O all’Università di Tromso, all’estremità nord della Norvegia peninsulare, in cui è notte da novembre a febbraio. Ma sono tanti anche gli studenti stranieri a Torshvan, nelle isole Far Oer.

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L’università di Tromso

Che futuro si aspetta chi sceglie di studiare qui? Benché poco densamente abitate, è proprio l’economia di questi luoghi a offrire nuove possibilità. La prima è la più antica: una riscoperta del lavoro manuale, dalla pesca nei mari del nord alla bioeconomia. Secondo le autorità locali, la regione artica ha infatti grandi possibilità di diventare un Paese guida nello sviluppo economico rispettoso delle risorse naturali. Le istituzioni finanziano generosamente i passi avanti che Paesi come la Finlandia, la Groenlandia e le Far Oer stanno facendo nello sviluppo di biorisorse per produrre carburanti sostenibili, prodotti alimentari per diverse specie e biomateriali. In questo settore i Millenials potrebbero avere spazio per giovare a se stessi e al pianeta, specializzandosi in settori come la chimica ambientale, o a riscoprire il lavoro delle proprie braccia.

Una riscoperta che si può fare anche senza spingersi così lontano. Basta imbattersi in uno dei numerosissimi luoghi abbandonati che punteggiano il nostro paese. Lo sanno bene i giovani di ReStartAlp, tutti tra i 24 e i 33 anni, che si sono fatti finanziare una start up per sviluppare progetti in ambiente montano. Una scelta che indubbiamente giova al territorio italiano, ma anche ai giovani stessi, che in altura possono permettersi di acquistare terreni anche senza le notevoli finanze necessarie in pianura. Così non c’è più bisogno di scoprire terre nuove: i nostri monti possono essere un selvaggio west nostrano, tutto da colonizzare.

Un campus restartalp Millenials
Un campus restartalp

La fantasia e la voglia di fare dei Millenials possono così trovare sulle colline e montagne nostrane  i luoghi perfetti in cui dare vita a imprese soprattutto alimentari e agroalimentari dove far nascere nuovi prodotti di alta qualità che diano lustro al tanto decantato “made in Italy”

 

Fonti:                                                                   Immagini:

Artico                                                                    Tomso
Monti                                                                   Restartalp
Copertina

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