#NoiSiamoMelegatti: una ricetta per salvare l’azienda con i social

di Laura Gambardella

 

“L’importante non è quel che si fa di noi, ma quel che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi” 

Jean Paul Sartre

 

I dipendenti della Melegatti, con determinazione e creatività, stanno cercando di salvare l’azienda veronese dalla chiusura grazie ad una campagna social ben congegnata. La situazione però sembra meno rosea del previsto.

Un inaspettato lieto fine potrebbe chiudere la vicenda della storica azienda Melegattila prima ad aver brevettato il pandoro in Italia, sull’orlo del fallimento da più di un anno.

Almeno temporaneamente infatti, per l’azienda, che dal 22 novembre era riuscita a riavviare la produzione natalizia, sembra esserci una svolta in positivo. Il merito del possibile salvataggio, oltre che ai fornitori che hanno anticipato le materie prime, va soprattutto alla tenacia dei dipendenti, ideatori di una campagna social partita dal basso: con l’hastag #NoiSiamoMelegatti, divenuto virale, hanno cercato di far aumentare le vendite e le prenotazioni di panettoni e pandori. Cercando di far leva sulla sensibilità e sul sostegno dei consumatori, é stato diffuso attraverso ogni canale social l’accorato appello dei lavoratori: “Da oggi tornano al lavoro le operaie e gli operai di Melegatti, senza stipendio da mesi. Ritornano a produrre per Natale grazie a un fondo che ha pagato le materie prime e le bollette. Compriamo uno o più pandori Melegatti affinché anche queste operaie e questi operai possano avere un Sereno Natale. Se le vendite di Natale vanno bene, avranno la possibilità di continuare la produzione e avere gli stipendi regolarmente. Diffondi il messaggio su Melegatti a tutti i tuoi contatti”.

L’azienda veneta, che ha sede a San Giovanni Lupatoto e conta 70 dipendenti fissi e 200 stagionali nel periodo natalizio, sta vivendo da diversi anni una profonda crisi, accentuata da controversie tra le famiglie proprietarie. Negli ultimi mesi Melegatti ha però attraversato il suo momento peggiore: l’azienda ha chiuso il 2016 con un totale di 40 milioni di debiti su un fatturato complessivo di 70 milioni di euro.

Tra le cause del dissesto vanno indicati in particolare gli investimenti per un nuovo stabilimento a San Martino Buon Albergo in cui produrre dolci continuativi, come croissant e torte; si era cercato così di risanare in parte le finanze della ditta sfruttando una fetta di mercato inesplorata. Il tentativo di diversificare una produzione troppo ancorata ai pandori (responsabili del 70% del fatturato della Melegatti) ha causato un debito di circa 15 milioni di euro con gli istituti di credito. Nonostante la partenza a pieno regime nel nuovo impianto, con turni di 63 ore settimanali da parte dei dipendenti, l’operazione non ha riscosso il successo sperato. La concorrenza di marche come Bauli e Motta, molto più “navigate” nella produzione non stagionale e gli esorbitanti costi della nuova struttura hanno schiacciato l’azienda veronese, messa alle strette anche dalle banche, che hanno chiesto la restituzione del prestito.

Tra fornitori non pagati e dipendenti in protesta per gli stipendi in sospeso da agosto 2017, fino ad inizio novembre il destino di Melegatti sembrava segnato: se non si fossero trovati nuovi acquirenti e investitori, si prospettava il fallimento. Grandi marchi come la Ferrero di Alba sembravano intanto intenzionati ad assorbire l’azienda veneta.

Dopo consultazioni tra azionisti, dirigenti e sindacati, uno spiraglio di luce: Melegatti é ripartita il 9 novembre con l’avvio della procedura di concordato con riserva presso il tribunale di Verona. Poco dopo, una nuova speranza: dal fondo maltese Abalone sono arrivati 6 milioni di euro per avviare la produzione natalizia, insieme al pool di investitori guidati da Luca Quagini, nuovo amministratore delegato dell’azienda.

L’ambizioso obiettivo della campagna era quello di vendere circa 1.750.000 pandori e panettoni. Alla produzione dei tradizionali dolci natalizi, si sarebbe dovuta affiancare in primavera, secondo le previsioni, anche quella di colombe e altri dolci pasquali, con un nuovo finanziamento di 10 milioni.

Subito la mobilitazione dei dipendenti ha permesso alle vendite di decollare: la campagna social ha dato vita ad una vera e propria gara di solidarietà, sostenuta anche da personalità note, dalla Rete degli Studenti Medi del Veneto e dal sindacato universitario UDU. Un impegno commovente che sembrava però non bastare: la produzione, partita così tardi, avrebbe portato panettoni e pandori sugli scaffali dei supermercati in una data troppo vicina alle feste. In quel momento si prevedeva che gli italiani avrebbero già avuto una scorta pronta di dolci natalizi di altre ditte; pertanto il tribunale di Verona aveva deciso di avviare le procedure per la cassa integrazione.

Il 10 dicembre 2017 arriva però la notizia di un miracolo insperato: la campagna ha avuto un tale successo che la produzione, che si sarebbe dovuta chiudere quella mattina, viene posticipata di alcuni giorni. L’obiettivo di 1.750.000 dolci é stato pienamente raggiunto: un risultato strabiliante, che potrebbe permettere all’impresa di sopravvivere almeno fino ad aprile 2018. Il 17 dicembre si é infine chiusa la produzione, con circa 5000 pandori aggiuntivi per la distribuzione locale. Una svolta coraggiosa, frutto di un accordo tra sindacati e impresa, che permette di allontanare almeno per i 70 dipendenti fissi lo spettro della cassa integrazione. Continuare a sfornare dolci natalizi in questo momento sembrava significare produrre in perdita: pandori e panettoni Melegatti, distribuiti e venduti appena dopo il boom delle feste, sarebbero stati pagati meno del pane. I 5.000 dolci aggiuntivi, venduti nella zona di San Giovanni Lupatoto, dove la solidarietà dei consumatori si é manifestata più intensamente, hanno permesso invece di avviare anche la produzione di Pasqua.

Come per il pastificio Rummo di Benevento, messo in ginocchio dall’alluvione del 2015 e riportato in quota dall’incredibile campagna #SaveRummo, anche in questo caso il ruolo dei social si é rivelato fondamentale nello scatenare l’empatia e la generosità dei consumatori. Gli eroi di questa storia sono senza dubbio i dipendenti della Melegatti, che, con intelligenza e sensibilità, hanno saputo mostrare come dietro un’azienda vi siano sempre un gran numero di posti di lavoro e di famiglie, dando un volto umano ad un consumo non sempre fatto con consapevolezza.

Per loro però tutto é ancora incerto.

Paola Salvi, segretaria della Flai Cgil di Verona, spiega: “La Direzione ha già pronto il piano di Pasqua, che partirà però dopo l’Epifania. Da mercoledì alcuni lavoratori non saranno più impegnati e non hanno più ferie, che hanno usato nei due mesi in cui l’azienda è stata chiusa, quindi, si aprirà una cassa integrazione per qualche settimana per poi partire con la produzione di Pasqua. I soldi verranno anche anticipati senza dover attendere i tempi tecnici dell’Inps. Non è stata una sorpresa. Natale è andato bene, l’affetto è stato straordinario, ora non ci abbandonate”. 

I dipendenti conosceranno la loro sorte solo dopo Pasqua. “Gli stipendi pregressi, maturati fino al mese scorso, sono bloccati per la procedura del Tribunale come tutti i crediti – precisa la Flai-Cgil -. Con la partenza della produzione, il 7 di dicembre è stato pagato lo stipendio di novembre e il rateo della tredicesima, e il 25% di quello di dicembre. Attendiamo questa settimana l’altro quarto dell’assegno. Stiamo andando a step perché si può pagare rispetto alla produzione e al lavoro che si fa, siamo infatti sotto il controllo del tribunale”.

L’azienda, va ricordato, é al momento in concordato preventivo e deve definire una proposta di ristrutturazione del debito che dovrà ottenere l’approvazione dei creditori, cui fa capo almeno il 60% del debito. Senza il loro nullaosta Melegatti andrà in fallimento. L’azienda ha al massimo 180 giorni di tempo per portare a compimento l’operazione delicatissima: entro il 6 giugno il destino dell’impresa e dei suoi dipendenti sarà noto.

 

Fonti: L’ArenaCorriere.it AdkronosCorriere della sera, Today ,TodayRepubblicaDissaporeInvestireoggi, Il sole 24ore

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