Interpretare l’Uragano

Ophelia, Katrina, Irma… sono decenni che gli uragani più devastanti portano nomi femminili. C’è chi dice che sia misoginia (specialmente per il periodo prima del 1978), c’è chi dice che sia un caso (successivamente all’integrazione dell’uso di nomi anche maschili per gli uragani) e chi dice che sia perché gli uragani donna sono percepiti come meno pericolosi. Chi avrà ragione?

Mugge il tuono fra’ lampi, e dappertutto

Dal sen de’ nembi la tempesta sbalza

E schianta i boschi il ruinoso flutto

(Vincenzo Monti)

Tecnicamente si definiscono uragani i cicloni tropicali del Centro e Nord America e dell’Australia, mentre sono tifoni quelli che si scatenano nel Mar Cinese e nell’Oceano Indiano. I meteorologi usano liste standard di nomi in ordine alfabetico che riutilizzano ciclicamente, a meno che un particolare uragano non abbia causato tali devastazioni da scartarne il nome per futuri riferimenti ad altri.

Diversi studi si sono concentrati sulla correlazione fra nome dei disastri naturali e conseguenze degli stessi: molti sono giunti alla conclusione che gli uragani con nomi femminili siano dai più ritenuti meno pericolosi a causa di un pregiudizio di genere, quindi ci si prepari meno al loro arrivo. Effettivamente, chi potrebbe mai avere paura di una “Cindy”?

Irma

Il problema però sta alla base della volontà politica: è evidente che, nonostante negli ultimi anni si abbiano prove concrete del cambiamento climatico in atto, nonostante questi disastri (accompagnati ad altri come terremoti e tsunami) stiano già cambiando l’aspetto del pianeta, non si stanno ancora attuando le precauzioni necessarie per ridurne l’impatto. Una delle ragioni per questa carenza è che, come sostiene il filosofo sloveno Slavoj Žižek, per essere concretamente in grado di proteggerci dovremmo rivedere il concetto di confine nazionale, di accoglienza dell’ “altro”, dello straniero.

Proseguendo con le considerazioni che riguardano l’uso dei nomi femminili in questo ambito, non è difficile notare come da una parte il nome di donna faccia sembrare l’uragano più inoffensivo, mentre dall’altra rafforzi l’idea della donna distruttrice, che da Eva a Yoko Ono è sempre stata un’immagine fortemente radicata nell’opinione pubblica.

È un fatto che la natura è Madre Natura, in grado di “disfare” ciò che ha partorito in passato, incurante di piccolezze come confini politici, colore della pelle, religione. È vero però che dove non ci sono fondi economici sufficienti o la forte volontà di un governo, non si riesce mai a ricostruire completamente.

Katrina

Si prospetta quindi un futuro piuttosto oscuro, nel quale Madre Natura sarà sempre più devastante e l’uomo, invece di creare una rete di aiuto per tutte le potenziali vittime, aumenterà il divario fra ricchi e poveri (che è già troppo ampio) costruendo infrastrutture che permetteranno ai ricchi di salvarsi, lasciando gli altri al loro destino. New Orleans ne è esempio lampante. Un sistema malthusiano portato alle estreme conseguenze.

Foto di copertina: Agence France Presse

Foto in Articolo: “Irma” (satellite Aqua NASA), “Katrina” (immagine di pubblico dominio estratta da Pixabay.com)

Fonti:

Slavoj Zizek a proposito di Irma (reperibile anche su Internazionale n°1222)

Perché agli uragani si danno nomi femminili?

Uragano Katrina, New Orleans 10 anni dopo

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