Lo smart working arriva in Italia: dalla scrivania allo zainetto

“Il futuro è ciò che costruiamo.”

Tim Berners-Lee

 

Lo smart working é stato introdotto anche in Italia. Il mondo del lavoro sta cambiando sempre più in fretta: la figura del grigio impiegato, sempre inchiodato alla sua scrivania, sembra destinata a scomparire. 

In principio era l’ufficio: la burocrazia, alla lettera “potere della scrivania”, é stato finora il regime prevalente nel mondo del lavoro. La produzione é stata quasi sempre legata in modo indissolubile ai concetti di “postazione” e “luogo di lavoro”.

Tuttavia, come spiega il professor Leonardo Previ, docente del corso di Gestione delle risorse umane presso l’Università Cattolica di Milano e autore del saggio “Zainocrazia“, l’idea di lavoratore che domina il nostro immaginario non risponde più alle esigenze della società attuale. Il “burocrate”, pagato per il tempo passato in azienda, presto verrà soppiantato da una nuova figura, che scinde la propria produzione dal luogo fisico dell’ufficio. 

Chi sarebbe questo lavoratore del futuro? Ecco a voi lo “zainocrate”. 

«Lo zainocrate è qualcuno che si muove volentieri, che tiene il proprio zaino con tutti gli strumenti che usa per lavorare, o per procurarsi un lavoro. Apprezza l’ingegnosità collettiva, è in contatto con molte altre persone – spiega Previ – ed è capace di offrire un contributo alla costruzione di un mondo meno burocratico»

Gli zainocrati o lavoratori agili sono pronti a infilare tutta la loro creatività e produttività in uno zaino pieno di competenze, da portare sempre con sé, lavorando fuori dagli uffici, senza barriere fisiche e temporali.

“Gli zainocrati sono i nostri figli- afferma Previ -coloro che con l’aiuto di uno zaino sono in grado di affrontare al meglio la volatilità, l’incertezza, la complessità e l’ambiguità dell’odierno mercato del lavoro sfruttando al meglio le proprie capacità fisiche e mentali”.

Con la legge 22/5/2017 n. 81, entrata in vigore il 14 giugno 2017, quella dello smart working é diventata una realtà anche italiana . Questa modalità di lavoro, introdotta in via sperimentale già da diversi anni nelle sedi italiane di grandi e medie imprese, consente al dipendente di svolgere la propria prestazione lavorativa in parte in azienda e in parte all’esterno di essa, presso la propria abitazione o in altri luoghi da lui prescelti o concordati col datore di lavoro, senza una postazione fissa e senza precisi vincoli di orario.

Non si tratta di un nuovo tipo di contratto: lo smart working riguarda sempre prestazioni lavorative subordinate. É una vera e propria rivoluzione: si cerca una forma di mediazione tra le esigenze del datore di lavoro, che può risparmiare sull’affitto di spazi e incrementare la competitività della sua impresa e quelle del lavoratore, che può così gestire liberamente il tempo da dedicare al suo privato.

 

Come rileva Vilma Scarpino, amministratore delegato di Doxa, esponendo i risultati di una ricerca sul tema, i vantaggi dello smart working sono notevoli. «C’è un incremento di produttivitàspiega- una riduzione dei costi per l’azienda e le attività sono più efficienti». Non mancano poi i benefici per l’ambiente: meno tempo passato in auto o sui mezzi pubblici per raggiungere il luogo di lavoro significa anche meno anidride carbonica emessa.

L’indagine Doxa ha contribuito poi a stilare un ritratto degli smart worker attualmente esistenti in Italia. «Sono 250mila i lavoratori agili in Italia, il 7-8% del totaledichiara Scarpino- Concentrati soprattutto in grandi aziende del Nord, hanno un’età media di 41 anni e secondo i nostri studi sono più gli uomini (69%) che le donne (31%)».

Credits immagini: immagine di copertina, immagine, immagine

Fonti: Avvenire.it, Il sole 24 ore,  Doxa,

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