La nonna non googla le lasagne: Digital Divide.

“Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro.” William Gibson 

Nelle società moderne, “digital divide” indica una forma relativamente nuova di diseguaglianza sociale. Grazie alla rete le informazioni dell’umanità sono infatti a portata di click, ma esistono persone e società che ne rimangono escluse.

Spesso si pensa all’accesso ad internet come un lusso, un surplus, qualcosa di accessorio e opzionale. La verità è che la società postmoderna fa invece sempre più conto sulla comunicazione via etere e sulla possibilità dei cittadini di aprirsi a questa formidabile banca dati. Piano piano i mezzi tradizionali di fare compere, leggere notizie, fare ricerca, studiare, sono sempre più soppiantati dal digitale. Non si può certo negare la convenienza di questa forma di socialità lampo che mette a disposizione di ogni utente ogni informazione di cui possa mai avere bisogno. Ormai, però, si può pensare che dal punto di vista sociologico chi è escluso da questo tipo di interazione è anche, e sempre di più, ostracizzato dall’agorà comune.

Avere accesso alla rete significa potersi rendere conto della propria posizione all’interno della società e poter quindi agire di conseguenza. In questo senso Internet ha potere emancipatorio anche nei confronti di eventuali minoranze sociali che desiderino mostrare e rivendicare la propria esistenza di fronte al mondo. C’è il pericolo che questo potere, però, venga precluso non solo alla nonna, inetta nell’uso del pc, che non può seguire le ricette di Tasty o Giallozafferano per fare i pizzoccheri, ma anche e soprattutto ad ampie comunità che per ragioni economiche, politiche o di istruzione vengono tagliate fuori dalla sfera pubblica nel momento in cui la produzione culturale della società si sposta su un mezzo per loro irraggiungibile.

Si pensi alla condizione della libertà della rete in regimi autoritari come la Cina, la Russia o l’Arabia Saudita, nei quali il potere egemonico ha interesse a mantenere forti censure e regolamenti intorno alla fruibilità delle informazioni via etere. Si pensi, inoltre, a luoghi dove le infrastrutture non sono affatto pronte per poter gestire una ADSL in ogni casa; in questi luoghi il cittadino è privato dei mezzi che lo renderebbero conscio della propria posizione.

Il “Digital Divide” rappresenta una delle sfide della modernità: perché se tutto si sposta sul web, allora tutti dobbiamo spostarci sul web, al fine di poter continuare a far parte del mondo. Al giorno d’oggi non essere sul web comporta una condizione non indifferente d’invisibilità che è inedita nella storia. Persino all’interno della stessa nazione esistono forti disparità di rappresentazione e accesso di svariati gruppi all’interno di Internet. Le generazioni più anziane, per esempio, raramente sono in possesso dei mezzi per surfare la rete e con il fatto che “la piazza del Paese” si stia eclissando in favore del “blog del Paese”, queste persone perdono sempre di più il contatto con la vita pubblica. Allo stesso modo vengono escluse minoranze in condizioni subalterne; oggigiorno persino cercare un lavoro necessita di possedere un modem e chi è in uno stato di povertà potrebbe venir tagliato fuori completamente dalle opportunità d’impiego.

Si potrebbe osservare, in un ragionamento più speculativo, che se l’Occidente ha a cuore l’uguaglianza, allora deve considerare il fatto che i diritti che la rendono possibile non sono affatto connaturati all’essere umano in quanto tale, ma sono costruiti e creati in base alle circostanze. L’accesso ad Internet, sempre considerato come semplice aggettivo, potrebbe in futuro divenire così fondamentale da essere garantito ad ogni cittadino per legge.

Fonti:                                                                              Immagini:
“The global digital divide” by Deborah Carr                  Copertina
The Internet of Civil Rights: the new Digital Divide       Mappa

 

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