Dono e controdono: la gratitudine ha una sua etica?

“Dal dono gratuito dipende l’esistenza stessa di ciò che fa la società, cioè a dire la relazione sociale, sia particolare sia generalizzata.” , Pierpaolo Donati

Da sempre l’idea di mutuo riconoscimento costella gli scritti di filosofia politica: da Hegel, Mead, Sartre, Sorel, Marx a molti altri, a volte vagliato nella sua dimensione privata come può essere quella del rapporto d’amore o d’amicizia tra singoli (ad esempio in campo psicanalitico), altre nella dimensione più ampia del riconoscimento giuridico (e qui l’ascendenza si spinge fino al mito e alla tragedia greca) ed infine per gli autori che si sono spinti a tentare un’analisi esaustiva, l’idea è stata messa alla prova nella sua valenza assiologica di riconoscimento intersoggettivo.

 

Importante a questo proposito è l’idea di dono introdotta da Paul Ricoeur nel suo libro Percorsi del riconoscimento, egli lo descrive infatti come mediazione simbolica capace di sostituirsi ad una lotta senza risoluzione (concetto imparentato con la tesi sostenuta da Marcel Henaff).

Per sciogliere il problema il filosofo si richiama al lavoro di altri studiosi: nel Saggio sul dono, Marcel Mauss colloca il dono sotto la categoria degli scambi commerciali, di cui questo rappresenterebbe la forma arcaica, e sostiene che popolazioni come i Maori della Nuova Zelanda individuerebbero nella cosa donata una forza (designata dalla parola “hau”) che la sospinge a circolare: «nelle cose scambiate nel potlàc, c’è una virtù che costringe i doni a circolare, a essere dati e a essere ricambiati». Levi Strauss nella sua Introduzione all’opera di Marcel Mauss si preoccupa di razionalizzare la tesi dell’antropologo collega: « lo “hau” non costituisce la ragione ultima dello scambio: esso è la forma cosciente sotto la quale gli uomini di una società determinata hanno colto una necessità inconscia», mentre Claude Lefort accusa Levi Strauss di eliminare il significato stesso del dono. Appoggiandosi a questi autori Ricoeur riconosce la legittimità sia dello statuto di trascendenza che Mauss conferisce al dono come terzo elemento che si erge tra donatore e persona ricevente il dono (a cui razionalizzando potremmo dare il nome di “relazione” tra i due attori sociali), sia della spiegazione logica della reciprocità dello scambio di Levi Strauss.

                                                                                                                         Il filosofo Paul Ricoeur.

Ciò che tuttavia urge al filosofo aggiungere è una problematizzazione del donare stesso, egli si pone infatti la domanda: “perché ricambiare?”; “perché donare?” e introduce la differenza tra dono e mercato, dove mercato é reciprocità senza mutualità. Riprende “l’enigma dello scambio di doni” da dove l’aveva lasciato Marcel Henaff nel Saggio sul dono: per il filosofo lo scambio che si innesca nel donare è atto cerimoniale che si pone sul piano del “senza prezzo” segnando una rottura nella categoria dei beni commerciali e che dà simbolicamente il via all’esperienza effettiva di mutuo riconoscimento tra due invidividui. Per proteggere il successo di questa esperienza  occorre tuttavia secondo il filosofo assumente il compito critico di “introdurre la distinzione tra la reciprocità buona e quella cattiva”, ed è da qui che Ricoeur completa la sua analisi.

La reciprocità buona é parente del concetto greco di agape, traducibile con “amore”, in questo contesto il secondo dono diviene qualcosa di diverso da un dono contraccambiato, diviene secondo primo dono, risposta ad un appello che proviene dalla generosità del dono iniziale. Nella triade donare-ricevere-ricambiare è la seconda categoria, il ricevere, a fungere da cardine, Ricoeur si allaccia al riguardo all’etimo della parola “gratitudine”: la lingua francese è una di quelle lingue in cui “gratitudine” si dice anche “riconoscimento“,” riconoscenza“. La gratitudine allevia il peso dell’obbligo di contraccambiare e lo orienta in direzione di una generosità uguale a quella che ha suscitato il primo dono. E’ sulla gratitudine che si basa il buon ricevere, è il marchio dell’agape, indifferente alla sostituzione, sullo scambio dei doni. Questa vera natura del controdono, o per meglio dire, del secondo primo dono, non è istituzionalizzabile, non si può assicurare che il circolo del donare sia virtuoso e non vizioso, allora perché costituisce un’irrinunciabile finestra sul mondo?

 

Perché appartiene alla stessa famiglia spirituale dei gesti di domanda di perdono, è ciò che è l’Inno sul piano verbale, la modalità ottativa che è ben differente da quella descrittiva o normativa, perché: “gesti come questo, dicevo, non possono costituire una istituzione, ma, portando in luce i limiti della giustizia di equivalenza e aprendo uno spazio di speranza nell’ordine della politica e del diritto sul piano postnazionale e internazionale, questi gesti producono un’ondata di irradiazione e di irrigazione che, in maniera segreta e obliqua, contribuisce all’avanzare della storia verso gli stati di pace”.

Ed ecco che Ricoeur svela i suoi intenti: non si tratta di dare risoluzione definitiva “all’enigma del dono”, in quanto è il carattere stesso della gratitudine, il suo coniugarsi con la lotta per il riconoscimento, che è portatrice di aporie, l’esperienza del dono è inseparabile dal fardello di conflitti potenziali che si porta dietro. E allora in questa nostra epoca segnata da consumismo e convenzioni sociali dovremmo forse rinunciare a quell’unico prezioso beneficio del dubbio? Per rispondere con le parole di Ricoeur: «La lotta resta forse interminabile; le esperienze di riconoscimento reale nello scambio dei doni, principalmente nella loro fase festiva, conferiscono per lo meno alla lotta per il riconoscimento l’assicurazione che la motivazione per cui essa si distingue dalla sete di potere, e che la pone al riparo dal fascino della violenza, non era né illusoria né vana», e in un mondo come il nostro, intriso di sofferenza e misconoscimento, non mi sembra una ragione né ultima né accessoria.

Valentina Nicole Savino

Fonti:

Testo: “Percorsi del Riconoscimento”; Paul Ricoeur

Immagini: Immagini di dominio pubblico prese da Pinterest.com

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