Racconto di un aspirante scrittore

“I sogni son desideri di felicità”

Cenerentola

 

I sogni, i desideri e la voglia di non mollare di Gennaro, un aspirante scrittore dalle idee molto chiare.

Ciascuno cresce con un sogno nel cassetto: da grande voglio fare l’astronauta, la ballerina, il medico, lo scrittore. In pochi lo realizzano, molti cambiano strada, altri non si abbattono e continuano a inseguire i propri sogni, tenaci, imperterriti e motivati, anche se la vita, attraversata da impetuose correnti contrarie, sembra volerli trascinare verso altri lidi o inghiottirli e spingerli verso il fondo. Gennaro ha trentacinque anni, sin da bambino voleva diventare scrittore e, anche se fino ad oggi non è riuscito ad arrivare dove desiderava, non demorde, continua ad ampliare la sua vastissima cultura e il suo bagaglio di esperienze, ancora fiducioso in quello che ritiene essere il suo destino, un destino segnato dalla nascita.

“Sono nato lo stesso giorno di Clint Eastwood, Paolo Sorrentino e del poeta per eccellenza: Walt Withman. – esordisce Gennaro in tono fiero – Mi è sempre piaciuto considerarlo un segno. Non a caso la letteratura e il cinema sono state, sin da piccolissimo, le mie due grandi passioni. Vivo nella zona tra Napoli e Caserta, quella che i media definiscono “Terra dei fuochi”, ma che io, onestamente, preferisco immaginare come magico luogo in cui Virgilio declamò le sue Bucoliche davanti all’imperatore Augusto. Non ha tutto un altro fascino se la pensiamo così?”.

Gennaro, 35 anni

Chiedo a Gennaro di parlarmi dei suoi sogni di bambino, credo che sia proprio da qui che si deve partire per raccontarsi: dalle origini. “I miei sogni a dieci anni erano gli stessi che avrei avuto anche a venti: scrivere. Iniziò tutto con la lettura, una passione che iniziò, quasi come ripiego, durante un’estate in cui non potevo stare in spiaggia a giocare con gli altri bambini in acqua o sotto il sole. Iniziai con i fumetti – Topolino e Dylan Dog – poi passai ai libri. Più leggevo, più mi rendevo conto di come non mi interessasse solo leggere una bella storia, ma comprendere i meccanismi che stavano dietro ad essa: come si scriveva, cosa serviva per renderla interessante e accattivante, da dove gli autori traevano ispirazione. Mi accorsi che lo stesso principio valeva anche per il cinema: oltre all’immagine e all’estetica ero attratto dalla storia raccontata, da quella che poi imparai chiamarsi sceneggiatura”.

Gennaro si creò così dei miti, dei modelli da seguire, autori letterari e cinematografici che immaginava potessero influenzare con il loro stile il suo modo di scrivere e di vedere il mondo. Uno su tutti – ci tiene a precisarlo – Albert Camus – delle cui opere si innamorò perdutamente.

Passando a tempi più recenti, all’epoca in cui il ragazzino lettore si mette all’opera e diventa scrittore, il nostro aspirante autore si sofferma sulle varie esperienze vissute una volta concluso il liceo e passato all’Università: “A vent’anni riuscii a pubblicare alcuni racconti su una rivista online. Era l’epoca in cui in rete c’era ancora una certa selezione di ciò che poteva o non poteva essere pubblicato. Ricevere una risposta positiva mi motivò ancor più e mi portò a pensare di essere sulla buona strada. Iniziai così a fare progetti, a perfezionarmi con corsi specialistici in scrittura di ogni genere, dalla creativa a quella per fumetti e per il cinema. Scrivevo di tutto e lo inviavo a svariate case editrici, ma non ricevevo risposta. Ciò che mi faceva male, e ancora oggi mi fa male, era il non ricevere risposta. Essere ignorati è molto più doloroso che essere respinti”.

Albert Camus, il grande modello di Gennaro

Concentrandoci sul presente di Gennaro, nonostante i trentacinque anni e le numerose porte in faccia, il ragazzo non si arrende, ha in ballo un nuovo progetto e nuove idee di cui, per scaramanzia, non vuole parlare. Alla domanda se ritiene sia il caso di abbandonare i propri sogni risponde senza esitare: “I momenti di sconforto ci sono e ci saranno sempre, ma io credo sia ancora troppo presto per chiudere definitivamente con la scrittura. Non c’è nulla che mi dia più gioia di quanta me ne dà scrivere. Certo, credo di dover abbandonare il mio sogno di bambino di vincere il Pulitzer, ma non per questo devo smettere di sognare un futuro come autore e lasciare ogni speranza”.

Chi ha dunque detto che i trentenni odierni sono vinti, depressi e falliti? ”Finché c’è vita, c’è speranza” dice Stephen Hawking, perciò finché c’è vita, e voglia di viverla, c’è anche la possibilità di realizzare i propri sogni, qualunque essi siano.

 

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