L’alternanza scuola-lavoro forma la generazione Y? Risponde chi la fa

“La migliore preparazione per domani è fare il tuo meglio oggi”
H. Jackson Brown Jr.

La generazione Y si confronta con l’alternanza scuola-lavoro, che nelle intenzioni del Ministero prepara gli studenti delle superiori al mondo del lavoro. Alcune organizzazioni se ne lamentano, ma cosa pensa chi la ha sperimentata?

La formazione dei più giovani millenials ha subito, negli ultimi anni, numerosissimi cambiamenti di segno diverso. A caratterizzarla una costante, di cui poco si è parlato per diverso tempo ma che oggi imperversa nelle cronache: l’alternanza scuola-lavoro. Introdotta da un decreto datato 2003, nel 2015, con la cosiddetta “Buona Scuola”, i connotati dell’alternanza – resa obbligatoria, come specifica il sito del MIUR – sono stati chiariti e definiti. Sul piano della quantità il Ministero dell’Istruzione ha specificato la necessità di fare almeno 200 ore di alternanza nei licei e almeno 400 negli istituti tecnici e professionali, alternando secondo biennio e ultimo anno.
Programmaticamente, “l’esperienza didattica innovativa” dell’alternanza scuola-lavoro ha il compito, scrive ancora il MIUR, di “attraverso l’esperienza pratica aiuta[re] a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi”.
Nei fatti, lo studente è tenuto a fare un’esperienza professionale e professionalizzante presso enti – che, si specifica, devono essere competenti nella formazione di tirocinanti e valutati dai dirigenti – che lo preparino al mondo del lavoro, sotto la tutela di una apposita “Carta dei diritti e dei doveri”.

L’alternanza scuola lavoro è però stata oggetto di numerose polemiche, talora anche aspre. L’iniziativa è infatti stata a più riprese accusata, dalle organizzazioni sindacali e studentesche, di mascherare vere e proprie prestazioni di lavoro gratuito, tenuto conto tanto più che essa può essere svolta nel corso dei periodi di sospensione della didattica. Secondo alcuni studenti questa formulazione potrebbe essere poi di ostacolo ai propri studi, per la mole di impegno o la non sempre esatta coincidenza tra l’ambito di lavoro e quello di alternanza. Il Ministero stesso spiega infatti che questa deve essere svolta con la finalità “di dare risposta alle esigenze del mercato del lavoro”.
Il MIUR aggiunge però anche che deve essere tenuta da conto necessariamente, accanto ai desideri delle imprese, la vocazione degli studenti.
 scuola-lavoro alternanza

Elzevirus ha voluto sentire la voce di alcuni di loro, chiedendo a ciascuno: In cosa ha consistito la loro alternanza, se è stata coerente con i loro studi, o se li ha in qualche modo ostacolati, quale sia stato il rapporto con eventuali colleghi regolarmente assunti e se, nel complesso, l’abbiano ritenuta una esperienza utile.

Giuseppe, 17 anni, studia in un istituto alberghiero napoletano. La sua esperienza è del tutto positiva. Spiega di aver potuto “Accumulare esperienza circa il settore per cui sto studiando. Si va dall’aiuto cuoco al cameriere saggiando tutti i ruoli che possono essere utili al fine di imparare di più sul mestiere”. Specifica poi di non avere dubbi sulla coerenza con gli studi, perché secondo la sua esperienza “veniamo indirizzati in aziende che sono completamente aderenti ai nostri studi”. Anche il rapporto coi colleghi è stato ottimo, e si potuto creare “Un legame che va ben oltre questa esperienza”. Non solo quindi non ha creato nessun ostacolo ai suoi studi, ma è “un’esperienza utile in tutti i sensi,sia a livello personale che lavorativo”

Anche Elena ha 17 anni. Frequenta un liceo scientifico bilingue francese a Parma, ha iniziato l’alternanza con diversi compagni in una situazione “accademica”, svolgendo dei corsi di matematica. La sua alternanza è stata quindi coerente con gli studi, ma li ha in parte resi difficoltosi, perché “l’abbiamo fatto in un periodo scolastico abbastanza intenso, e mi toglieva delle ore al pomeriggio”. In sintesi: ” è stata un’esperienza utile non tanto per quello che abbiamo fatto ma perché mi sono addentrata nel mondo dell’università e ho cominciato a valutare un’università per il futuro”. Per raggiungere il monte ore necessario ha però lavorato “in un e-commerce che non c’entra coi miei studi”. La possibilità di farlo in periodi lontani dalla scuola l’ha portata a “lavorare d’estate, quindi non mi ha ostacolato”. Ne conclude che: “L’esperienza è stata utile perché mi ha mostrato un po’ cosa può aspettarmi dopo la scuola”.

La stessa età di Federico, anche lui diciassettenne studente di un liceo scientifico, che sta partecipando a un’alternanza variamente articolata: “due eventi principali: lavorare presso “la Fabbrica del Vapore” per organizzare l’archivio dati e lavorare presso il Consiglio Nazionale di Ricerca nella sezione di Laboratori Interdisciplinari di Tecnologie Avanzate dove ho potuto partecipare a 3 fantastiche settimane da ricercatore dove Gloria Bertoli a seguito me e altri due ragazzi mentre ci faceva condurre un esperimento. In più c’è un progetto che sto portando avanti con dei miei compagni di classe riguardo la Statistica, proposto dalla mia docente di Matematica”. Di questi “l’esperienza in Laboratorio e il progetto di matematica sono stati strettamente coerenti con i miei studi, gli altri principalmente no”. Tutti i progetti sono stati svolti durante l’estate, “in alcun modo di ostacolo agli studi”. Secondo Federico, quindi: “Il laboratorio potrebbe essere un’esperienza utile per il futuro così come il progetto di matematica che alla fine prevede un’esposizione davanti ad un pubblico, abilità spesso utile”.

Federico ha poi voluto mettere a disposizione di Elzevirus una statistica elaborata dal giornale della scuola che frequenta, l’istituto Alessandro Volta di Milano, che ha chiesto a tutte le classi convolte, il proprio parere sull’alternanza scuola-lavoro. Il 34% (265 studenti) hanno asserito che: “è una potenzialità ma è organizzata male”.
Secondo il 23,7% (184) “è una bella idea”. “Utile alla propria formazione” per 114 studenti, ovvero il 14,7%. 93 studenti riconoscono che debba essere coerente con gli interessi e gli studi.

statistiche Volta Alternanza scuola-lavoro
la statistica elaborata dagli studenti del liceo Alessandro Volta di Milano

Si esprimono anche pareri negativi: per 60 studenti (7,7%) non è formativa, mentre per 34 andrebbe riservata agli istituti professionali. 73 allievi la ritengono una cattiva idea, mentre altri 60 trovano difficile conciliarla con gli studi. Il 5% di loro, ovvero 39 ragazzi, infine, condivide l’idea che possa sfavorire o danneggiare i lavoratori dipendenti.

Fonti:                         Immagini:
MIUR                         Copertina
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